LE GIORNATE DEL CINEMA MUTO A PORDENONE
24/09/2026 12:39
Con 250 titoli provenienti da 19 Paesi e centinaia di ospiti, Pordenone si appresta, con la 45a edizione delle Giornate del Cinema Muto, diretta da Jay Weissberg, a diventare la capitale internazionale del cinema muto. L’appuntamento è dal 3 al 10 ottobre al Teatro Verdi.
La retrospettiva principale, che avrà un seguito nel 2027, è “Weimar senza censure: Tabù e trasgressioni nel cinema tedesco, 1919-1920” a cura degli studiosi Anton Kaes e Michael Cowan. I pochi titoli sopravvissuti rappresentano un’importante testimonianza di una fase storica della Germania particolarmente tumultuosa dal punto di vista culturale e sociale, quando la devastazione seguita alla prima guerra mondiale portò a uno scontro tra permissività sfrenata e crescenti forze repressive. Fra i sei lungometraggi presentati quest’anno: Heddas Rache (La vendetta di Hedda. La figlia della prostituta) di Jaap Speyer; Genuine. Die Tragödie eines seltsamen Hauses (Genuine. La tragedia di una casa insolita) di Robert Wiene, per decenni ritenuto perduto e recentemente ricostruito; e Pest in Florenz (La peste a Firenze nel secolo XV), diretto da Otto Rippert e scritto da Fritz Lang, allora ventinovenne e reduce dalla traumatica esperienza della guerra.
La rassegna “L’arte del benshi” celebrerà l’arte unica di questi attori-narratori, il cui stile si rifà ai codici della tradizione teatrale giapponese. I benshi Ichiro Kataoka, Kumiko Omori e Nanako Yamauchi accompagneranno, commentando e dando la voce ai personaggi principali, i primi di una serie pluriennale di nuovi restauri, fra cui il bellissimo Taki no shiraito (Il filo bianco della cascata; 1933) di Kenji Mizoguchi e Kurutta Ippeji (Una pagina di follia), film sperimentale di grande potenza visiva diretto nel 1926 da Teinosuke Kinugasa.
I grandi eventi orchestrali che aprono e chiudono la 45a edizione delle Giornate del Cinema Muto sono Don Q, Son of Zorro (Don X, il figlio di Zorro), energico film di cappa e spada con Douglas Fairbanks diretto nel 1925 da Donald Crisp, nel restauro del Danske Filminstitut di Copenaghen, e il capolavoro western The Iron Horse (Il cavallo d’acciaio; 1924) di John Ford, presentato nella copia 35mm della londinese Photoplay.
Tra i titoli di richiamo di questa edizione, Sadie Thompson (Tristana e la maschera, 1928), tratto da un racconto di W. Somerset Maugham. Diretto da Raoul Walsh, è uno dei più importanti film nella carriera di Gloria Swanson e fu seguito da due remake. Per gli ammiratori del grande Lon Chaney, “l’uomo dai mille volti”, è imperdibile Tell It to the Marines (I fanti del mare, 1926) di George W. Hill, con l’attore senza trucco e in un ruolo insolitamente spassoso. Si vedrà anche Peace on the Western Front (1930), il primo film britannico esplicitamente pacifista, nella nuova ricostruzione dell’Imperial War Museum di Londra.
Fra le retrospettive merita attenzione l’omaggio al regista americano Marshall Neilan. Il suo nome ricorre spesso nelle autobiografie di tante star del cinema muto – da Mary Pickford (era il suo regista preferito) a Colleen Moore a Gloria Swanson – ma la storia del cinema lo ha ingiustamente trascurato. L’omaggio include la prima mondiale del nuovo restauro di M’liss (Giglio selvatico), del 1918, con Mary Pickford, che il Premio Oscar Kevin Brownlow ha definito “un film di incomparabile bellezza”, e lo spassoso Her Wild Oat, del 1927, con Colleen Moore.

