UNA STORIA
di Anna Foglietta - Venezia 83
Venezia Orizzonti, in concorso
Erika e Mauro vivono in provincia una quotidianità fatta di abitudini. Quando la figlia Irene parte per studiare, l’equilibrio della coppia si incrina. Erika, da sempre dedita alla cura degli altri, si ritrova senza un ruolo; Mauro cerca di colmare il vuoto confrontandosi con una fragilità mai espressa. Nel tempo sospeso che segue, riaffiorano ferite e desideri rimossi.
Per il suo esordio dietro la macchina da presa, Anna Foglietta sceglie di misurarsi con la crisi di una relazione e realizza un film che, seppur segnato da qualche incertezza, rivela una sensibilità per la messinscena che ne rappresenta probabilmente l’aspetto più interessante.
Foglietta mostra infatti una particolare attenzione al rapporto fra spazio e personaggi, facendo della disposizione dei corpi una sorta di termometro della relazione. È significativo, in tal senso, il ricorrere dell’inquadratura che mostra i due protagonisti seduti l’uno di fronte all’altra a tavola: una soluzione apparentemente semplice che scandisce le progressive trasformazioni del loro rapporto. Lo spazio condiviso diventa così uno spazio di distanza, e la composizione dell’immagine rende visibile ciò che le parole non esprimono pienamente. La stessa ricerca linguistica emerge anche in altre soluzioni, come il bel piano-sequenza ambientato al ristorante, dove è soprattutto la durata a costruire la tensione, lasciando che siano i gesti, i silenzi e le reazioni a definire il conflitto prima della sua deflagrazione. È nel momento in cui la regia si affida agli strumenti propri del cinema, insomma, che Una storia trova i suoi passaggi più convincenti. Lo conferma anche il finale, dove l’ardita scelta dello split screen traduce in forma visiva la separazione dei protagonisti. Se fino a quel momento la distanza era stata progressivamente inscritta nella composizione dello spazio, qui diventa una frattura dell’immagine stessa, riflessa nella traiettoria dei loro sguardi. Una scelta che potrà sembrare respingente, ma coerente con il percorso linguistico del film, e indicativa di una regia interessata a ricercare equivalenti visivi agli stati emotivi.
A sostenere il dispositivo vi sono poi le interpretazioni dei protagonisti, Alba Rohrwacher e soprattutto Guido Caprino, molto efficace nel lavorare sulle esitazioni, sui silenzi e sulle contraddizioni del proprio personaggio. La recitazione contribuisce così a dare concretezza a una crisi che il film cerca di raccontare attraverso i corpi e gli spazi, piuttosto che le parole.
Seppur non da ascrivere come lavoro pienamente compiuto, l’esordio di Foglietta si fa insomma apprezzare per la consapevolezza del linguaggio cinematografico e per lo sguardo non allineato.
Francesco Crispino
Sceneggiatura: Anna Foglietta, Tania Pedroni, Matteo Ferri
Fotografia: Andrea Benjamin Manenti
Montaggio: Riccardo Giannetti
Musiche: Rodrigo D'Erasmo
Interpreti: Alba Rohrwacher, Guido Caprino, Caterina Casini, Elio De Capitani
Produzione: HT Film, Indigo Film, Tenderstories, Blu One Lab, Rai Cinema
Distribuzione: Bim
Italia 2026 – colore 107'

