UN DETOUR PAR DIANE
di Ann Sirot e Raphaël Balboni - Venezia 83
Venezia Orizzonti - Miglior film
Gradito ritorno per la coppia franco-belga Sirot-Balboni, dopo il felicissimo La folle vita e il più programmatico, meno compiuto La sindrome degli amori passati, che pure sta generando un remake italiano per la regia di Chiara Malta. Con questo film, che ha vinto il massimo premio a Venezia Orizzonti, torniamo a una rielaborazione coreografica di aspetti quotidiani (qui il sesso, nella sequenza d'apertura), a sapide ellissi narrative, a soluzioni visive e trovate molto efficaci (i personaggi vestiti da cowboy, la frequente apparizione di cavalli in scena) e soprattutto a guizzi di sceneggiatura di grande fascino e originalità.
Al centro della storia l'influenza inconsapevole che l'atteggiamento dei genitori verso i rapporti umani (e con l'altro sesso) produce nei figli. Diane, 28enne non ancora laureata, ha problemi a relazionarsi con gli uomini: detesta lusinghe e cavalleria, è respingente fino alla violenza e, dopo noie con la polizia per la lite in un ristorante, suscita la reazione risentita della madre, che, sentendola definirsi umiliata per le attenzioni ricevute, tira fuori una violenza subita durante gli anni universitari e rimasta segreta per tutto questo tempo. Ne scaturisce la messa in discussione dei rapporti familiari e non solo, tra un padre più anziano e remissivo, una migliore amica della madre sparita nel nulla e tutto il rimosso che tanto ha influito nella condotta relazionale della giovane protagonista.
Quando la verità viene fuori, Diane prende l'iniziativa di rubare il pick up del padre e viaggiare da Bruxelles a Coq-sur-Mère per oltraggiare la tomba dello stupratore, nel frattempo defunto. Di più non diremo per non rovinare le numerose sorprese, salvo evidenziare come la rivelazione dia la stura al superamento del perdurante blocco esistenziale della madre e crei le premesse per venire a patti con traumi e blocchi emotivi da parte non solo del nucleo familiare ma anche delle persone coinvolte, incluso l'uomo incontrato in viaggio, che, dopo aver subito il consueto sfogo di Diane per una prima frase etichettata di stampo patriarcale, si rivela partner più che compatibile... Spumeggiante, stimolante riflessione sul disagio amoroso e il blocco emotivo, con un andamento narrativo che riflette strappi ed evoluzione dei personaggi, è arricchito dall'elegante immersione nei paesaggi urbani e marini, così come da una galleria umana che attribuisce il giusto peso a ciascun personaggio, inclusi il guardiano del cimitero e la nipotina. Stavolta, a produrre, sono anche i Fratelli Dardenne.
Mario Mazzetti
Sceneggiatura: Ann Sirot, Raphaël Balboni
Fotografia: Fiona Braillon
Montaggio: Sophie Vercruiysse, Raphaël Balboni
Musiche: Julie Roué
Interpreti: Ninon Borsei, Lucas Meister, Sandrine Blancke, Peter Van Den Begin, Naidra Ayadi
Produzione: Le Films du Fleuve, Marianne Productions
Francia-Belgio 2026 – colore 92'

