THE ECHO CHAMBER

di Andrea Pallaoro - Venezia 83

Concorso


Eccola, l'annunciata sceneggiatura firmata da Bernardo Bertolucci con Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi e rimasta nel cassetto. Se ne appropria, facendola sua anziché scrivere, come d'abitudine, con Orlando Tirado, l'autore degli apprezzati Hannah e Monica, trentino che ha studiato cinema, vive e lavora negli Stati Uniti: Pallaoro assicura continuità espressiva e tematica grazie all'interazione tra i personaggi e l'ambiente circostante, in questo caso la grande casa, unico set del film, dove il protagonista Leo (Luca Marinelli) abita, in una non menzionata città inglese che intuiamo sia Londra (anche se le riprese sono avvenute a Roma, con un unico squarcio urbano dalla finestra); ma anche nel motore narrativo affidato agli stati emotivi, alle percezioni, al senso di disagio e isolamento che pervade, a vari gradi e stati anagrafici, il trio di personaggi: oltre al produttore musicale italiano, anche l'infermiera Anne (Alicia Vikander) che sviluppa una relazione sentimentale mai sufficientemente approfondita con Leo, sofferente di un mal di schiena invalidante; e l'ex-rock star Ava May (Susan Sarandon, alla vigilia degli 80 anni non arretra di una virgola), che Leo ha convinto ad uscire dal buen retiro per un nuovo disco che segna una svolta intimista.

Il film si apre su un momento chiave per Leo, la cui portata e le cui cause scopriremo nel corso di una narrazione che va avanti e indietro nel tempo: in stato di eccitazione si fa di coca, accompagna freneticamente un brano musicale pulsante, accoglie Anne prima di perdere i sensi per overdose. La schiena è l'origine di tutto, così come gli oppiacei che, per lenire il dolore, la stessa Anne gli aveva fornito, scatenando nel tempo una dipendenza che ha compromesso anche la qualità del suo lavoro con la pur paziente Ava. Senza proseguire oltre nel descrivere l'evoluzione del loro rapporto e le scelte di vita del protagonista, va segnalata la bella trovata dell'escamotage utilizzato dalla giovane donna una volta che, dopo la crisi, la relazione si interrompe: utilizzando le chiavi di casa di cui è in possesso, approfitta dei momenti in cui l'uomo è fuori, impegnato nelle sedute di riabilitazione, per introdursi nell'appartamento, vivendolo come se la storia proseguisse.

A convincere è il racconto della percezione graduale dell'uomo della presenza fantasmatica, degli odori, dei segni tangibili del passaggio in una relazione che permane anche nell'assenza. Inoltre, più programmaticamente, la narrazione è preceduta dall'enunciazione del “paradosso del porcospino”, ovvero l'impossibilità di stare insieme tra cura e dipendenza, affetto e controllo che finiscono per causare più disagio che serenità. E poi, più sottilmente, la teoria che vedrebbe ciascuno artefice delle proprie disgrazie, in qualche modo inseguite tra ansia e incertezza, fino al finale spiazzante.

Non è soltanto l'eleganza della confezione (la fotografia di Diego Garcia, il montaggio di Paola Freddi, le musiche di Clément Ducol, con l'aggiunta di canzoni di grande qualità) a rendere gradevole la narrazione fluida, ma anche l'ideale sovrapposizione tra due autori dalla forte personalità (l'unità di luogo, peraltro, era già nei bertolucciani L'assedio e Io e te), senza dimenticare il felice assortimento del cast e, perché no, il background musicale di due terzi dei personaggi. Uno dei quali, Ava May, ci piace vedere come ispirato alla grande Marianne Faithfull, sia nel percorso di vita suggerito in alcune scene, sia nella vocalità (sebbene meno potente) dispiegata dalla Sarandon in una fase analoga a quella che portò l'artista da poco scomparsa all'album Strange weather inciso con Hal Willner; sia infine per la presenza su schermo di Crazy love, scritta con Nick Cave.
Mario Mazzetti

 

Sceneggiatura: Bernardo Bertolucci, Ilaria Bernardini, Ludovica Rampoldi
Fotografia: Diego Garcia
Montaggio: Paola Freddi
Musiche: Clément Ducol
Interpreti: Luca Marinelli, Alicia Vikander, Susan Sarandon
Produzione: Indigo Film, Rai Cinema, Versus Production
Distribuzione: 01
Italia/Belgio 2026 – colore 123'