RITORNO A BUENOS AIRES
di Marco Bechis - Venezia 83
In concorso
Era dal 2008 (La terra degli uomini rossi) che Marco Bechis non girava un lungometraggio. Dopo alcuni documentari, ha portato in concorso a Venezia il film che idealmente chiude la trilogia del dramma dei desaparecidos, dopo Garage Olimpo e Figli/Hijos realizzati a cavallo del nuovo secolo. Girato a Porto Alegre e a Torino, Ritorno a Buenos Aires vede Adriano Giannini nel ruolo di Mariano Guerra, un medico che lavora nelle ambulanze e che, negli anni '10, viene convocato per testimoniare al processo ai responsabili dei sequestri, delle torture e sparizioni nel famigerato Garage Olimpo, durante la dittatura argentina: un ritorno alle atmosfere dei film di un quarto di secolo fa, qui rievocate attraverso uno dei processi penali che la società argentina ha saputo intentare per chiudere i conti col passato, senza glissare o tentare di dimenticare.
Le preziose testimonianze da un lato, il ritrovamento di fosse comuni dall'altro (quando i corpi non venivano gettati nell'oceano da un aereo) hanno consentito di fare chiarezza su molti casi di desaparecidos e Bechis, che è stato tra i tanti detenuti durante il regime militare, allarga il campo mettendo in scena un personaggio che nel centro di detenzione e tortura ha trascorso due anni, sfruttato per le sue competenze mediche fino a diventare uno strumento nelle mani dei carnefici. Una testimonianza che rischia pertanto di sfociare nell'imputazione, soprattutto una porta sul passato che Mariano non avrebbe voluto riaprire, sebbene i fantasmi e l'oppressione degli anni bui non l'abbiano mai abbandonato - “sono libero in senso tecnico, ma lo sarò veramente?”, si chiedeva il giovane Mariano dopo due anni di prigionia, sentendo il bisogno di incidere su nastro i nomi dei tanti prigionieri, rievocando l'esperienza ancora fresca nella memoria prima di ritornare in Italia.
La difficile scelta di ritornare a Buenos Aires affiancato da altri testimoni, alcuni dei quali lo disprezzano per la collaborazione con il sistema repressivo che pure gli garantì la salvezza, è dunque un percorso di sofferenza, di colpa e redenzione, circondato da persone che vorrebbero notizie, dopo oltre 30 anni, dei loro congiunti, dai compagni di lotta di Mariano, e anche dal suo superiore che di fatto lo schiavizzò, e che è ancora a piede libero e insospettabile.
Bechis anche stavolta raffredda la rievocazione e, nei flashback, lascia la violenza e gli abusi fuori dallo schermo, mettendo in evidenza le tracce dolorose e indelebili provocate e alcune brevi testimonianze, in tal modo acquisendo maggiore efficacia sia narrativa che di trasmissione del clima politico e sociale sotto la dittatura. Giannini passa dal distacco emotivo misto a paura all'emotività che esplode a contatto con gli ex compagni, con la figlia della giovane alla quale fu più vicino, sia fisicamente che emotivamente; soprattutto, col famigerato Mister K. al cui cospetto rivive lo stesso senso di sottomissione e terrore. Con molto equilibrio e una regia attenta, Bechis centra nuovamente il bersaglio.
Mario Mazzetti
Sceneggiatura: Marco Bechis, Vijaya Bechis Boll
Fotografia: Fabrizio La Palombara
Montaggio: Jacopo Quadri
Musiche: Guglielmo Diana
Interpreti: Adriano Giannini, Paula Cohen, Ana Celentano, Vero Gerez
Produzione: Fandango, 39Films, Karta Film, 34 Filmes, Rai Cinema
Distribuzione: Fandango
Italia/Brasile 2026 – colore 104'

