PRIMETIME
di Lance Oppenheim - Venezia 83
in concorso
Nel 2006 Chris Hansen, giornalista tv e conduttore senza scrupoli, scrive una pagina della storia della televisione con l’inquietante reality NBC To catch a predator, che porta alla luce il mondo sommerso dei predatori sessuali che prendono di mira i minori.
Con Primetime, Lance Oppenheim porta sullo schermo la storia del programma d’inchiesta, che fece della caccia ai pedofili online uno degli spettacoli più discussi della televisione americana. Più che ricostruire la parabola di una trasmissione destinata a entrare nell’immaginario televisivo statunitense, però, Oppenheim sembra interessato a osservare il sistema di cui essa è espressione: un universo nel quale lo spietato showbiz e la ricerca dell’audience finiscono per alimentarsi reciprocamente.
È significativo che il regista, dopo circa quindici anni di attività documentaristica, scelga proprio questa storia per il suo esordio nella finzione. Il dispositivo del docu-reality – giovani attori utilizzati come esche, telecamere nascoste, predatori sessuali smascherati davanti alle telecamere – contiene già, in forma quasi programmatica, la contraddizione che Primetime cerca di mettere a fuoco: la trasformazione di una realtà aberrante in materia spettacolare e, insieme, la progressiva sovrapposizione tra chi osserva, chi viene osservato e chi mette in scena l’osservazione.
Al centro non c’è dunque soltanto Chris Hansen, il conduttore che trasformò quella pratica televisiva in modalità espressiva e culturale, interpretato da Robert Pattinson che è anche tra i produttori del film. A interessare Oppenheim è soprattutto la costellazione di figure che gli ruota attorno: produttori, aspiranti attori e professionisti disposti a tutto pur di conquistare un frammento di visibilità. Se i predatori rappresentano la forma più evidente dell’aberrazione, Primetime suggerisce infatti come il sistema che li espone al pubblico non sia meno inquietante. La loro colpa viene infatti inglobata in un meccanismo che sembra avere come unico criterio di valore la capacità di produrre attenzione.
È qui che il film trova il suo aspetto più interessante: nel rovesciamento di prospettiva per cui l’orrore non risiede soltanto nell’oggetto della trasmissione, ma anche nel desiderio di trasformarlo in spettacolo. Il narcisismo individuale dei protagonisti diventa così il riflesso di uno più ampio, quello di una società che sembra aver sostituito l’esperienza con la sua esposizione e il riconoscimento con la visibilità.
Francesco Crispino
Sceneggiatura: Ajon Singh
Fotografia: David Bolen
Montaggio: Daniel Garber
Musiche: Ari Balouzian
Interpreti: Robert Pattinson, Merrit Wever, Skyler Gisondo, Phoebe Bridgers
Produzione: A24, Range Media Partners, Icki Aneo Arlo, Square Peg Films
Distribuzione: I Wonder
USA 2026 – colore 110'

