NINO

di Pauline Loquès

Il bellissimo esordio di Pauline Loquès porta inevitabilmente alla mente Cléo dalle 5 alle 7, che Agnès Varda girò 63 anni fa: lì una giovane cantante percorreva le strade parigine nell’ora e mezza di attesa dei risultati di un esame radiologico che poteva evidenziare un tumore; qui, l’altrettanto giovane protagonista apprende come uno schiaffo, un venerdì pomeriggio e del tutto inattesa, la notizia di un tumore alla gola e la terapia radiologica da iniziare il lunedì mattina - proprio il giorno del suo 29° compleanno, mentre realizza di aver dimenticato le chiavi di casa. Per Nino sarà un weekend di peregrinazioni a confronto con la propria infanzia, la memoria del padre scomparso troppo presto, il rapporto con una madre un po’ assente (alla notizia che deve darle una notizia, gli chiede se stia per affrontare la transizione di genere…)

Smarrito, tenero, disponibile ma elusivo, il giovane deve elaborare la traumatica notizia prima di accettarla e comunicarla a chi gli sta vicino. Le sue preoccupazioni/distrazioni, in questa fase concitata, sono il recupero delle chiavi e l’ingresso a casa (con il portiere che non c’è mai) e l’utilizzo della provetta che riceve dall’ospedale, dopo la doccia fredda, per congelare il seme in vista di future paternità, che la terapia rischia di compromettere. La madre che lo ospita la prima notte fuori casa, poi una ex, una vecchia compagna di classe già madre, l’amico più caro per una serata in compagnia, una notte sul pianerottolo e poi l’ultima, prima del giorno cruciale, che riserva una piacevole sorpresa: Loquès e la coautrice Maud Ameline raccontano magistralmente l’esteriorità delle azioni e degli incontri di Nino, lasciando agli occhi da cerbiatto e al sorriso innocente di un inappuntabile, magnetico Théodore Pellerin il compito di comunicare lo stato d’animo, la lenta presa di coscienza, la capacità di lanciare segnali e creare una connessione, nella definizione di una nuova prospettiva di vita.

La negazione della malattia, la volontà di non esservi associato, la rielaborazione delle passate esperienze (il letto d’infanzia, le foto di classe) sono passaggi che si svolgono davanti ai nostri occhi senza alcuna enfasi né retorica, con un linguaggio dello sguardo, una delicatezza e un saldo controllo narrativo che riportano al miglior giovane cinema francese degli anni ’80. Loquès privilegia i primi piani e il non detto, le casualità di un weekend non come gli altri, forte della partecipazione di Jeanne Balibar e di Mathieu Amalric in brevi ruoli, con brani piazzati non a caso come la conclusiva In the modern world dei Fountains DC: con leggerezza ed empatia, evidenzia la necessità di aprirsi agli altri, ascoltarli e condividere le proprie emozioni. Un piccolo gioiello, giustamente premiato con due César (miglior esordio e miglior attore emergente) dopo il Gran premio della giuria alla Festa di Roma.
Mario Mazzetti

Sceneggiatura: Pauline Loquès, Maud Ameline
Fotografia: Lucie Baudinaud
Montaggio: Clémence Diard
Musiche: Thibault Deboaisne
Interpreti: Théoore Pellerin, William Lebghil, Salomé Dewaels, Jeanne Balibar
Produzione: Blue Monday Productions, Belleville Production, France 2 Cinéma
Distribuzione: FilmClub
Francia 2025 – colore 96'