NESSUN DOLORE

di GIANNI AMELIO - Venezia 83

Venezia 83, fuori concorso

Uno dei pochi maestri del cinema italiano ancora in attività, Gianni Amelio (classe 1945) sta attraversando gli anni '20 con una frenesia creativa che per costanza riporta all'inizio della sua filmografia, quando diresse gioielli come I ragazzi di via Panisperna, Porte aperte, Il ladro di bambini, Lamerica. Dopo Hammamet, Il signore delle formiche e Campo di battaglia, ritrova in questa “favola gentile” Alessandro Borghi, il cui Davide vende libri di seconda mano da una bancarella romana a Piazza Risorgimento, a pochi passi dal Vaticano.

In una giornata cruciale, durante la pausa pranzo, si imbatte in una coppia di immigrati senza fissa dimora, un adulto e un ragazzino, con il primo che cerca di affidargli il minore: l'incomprensione linguistica induce al sospetto, soprattutto al rifiuto e, dopo un vano pedinamento, nuovamente respinto, il minore soccombe in un incidente stradale. Per Davide è uno shock, il senso di colpa lo induce ad aprire la propria casa a un'altra migrante, una giovane donna incinta, con relativi parenti.

Solitario, trasandato, immerso nella sua attività libraria, Davide avverte solo un senso di fastidio quando, nei giorni successivi, la sua casa diventa un riparo per decine e decine di migranti maghrebini, nella tacita avversione dei vicini, mentre le sue giornate (dai grami guadagni) sono accompagnate dalla presenza di un'empatica prof universitaria (Valeria Golino) e dell'addetto all'obitorio (Valerio Mastandrea), con cui sviluppa un legame di solidarietà, alla ricerca di una degna sepoltura del ragazzo. Gli sviluppi saranno per lui infausti, le leggi sull'immigrazione clandestina colpiscono tutti, ma il trauma subito porterà i tre personaggi, le cui vite si intrecciano forse solo temporaneamente, ciascuno con le proprie traversie familiari, a una maggiore consapevolezza, ad un senso di compiutezza.

Quello di Amelio è un film impressionista, una parabola lieve nonostante i temi trattati, con un assunto di partenza che necessita di una buona dose di sospensione dell'incredulità (la stessa capacità di sussistenza del personaggio principale assume i toni metaforici di una figura francescana), girato per le strade di una capitale noncurante, attraversando la terra di nessuno dove trova rifugio la cospicua comunità di migranti senza alcuna prospettiva. Quello di Amelio è uno sguardo caritatevole, impregnato di umanesimo, programmaticamente teso a costringere lo sguardo dello spettatore a fissare la sofferenza, il dolore del nostro prossimo, un po' come gli ultimi capitoli della filmografia di Ermanno Olmi. Fuori concorso a Venezia 83, non è destinato a figurare tra le opere migliori dell'autore ma si lascia guardare per riflettere sui nostri tempi oscuri.
Mario Mazzetti

 

Sceneggiatura: Gianni Amelio, Ludovica Rampoldi
Fotografia: Diego Garcia
Montaggio: Stefano Mariotti
Musiche: Luan Amelio
Interpreti: Alessandro Borghi, Valeria Golino, Valerio Mastandrea
Produzione: Kavac Film, Be Water, Rai Cinema
Distribuzione: 01
Italia 2026 – colore 96'