I FIGLI DELLA SCIMMIA
di Tommaso Landucci - Venezia 83
Venezia Orizzonti, in concorso
Tratto dalla sceneggiatura vincitrice del Premio Solinas 2021, firmata a quattro mani con Damiano Femfert, l'esordio nel lungo di Tommaso Landucci, già autore del documentario Caveman, è una sapida immersione nei meccanismi psicologici e nei rancori repressi di un nucleo familiare. L'anziano padre (Luigi Diberti) vive in campagna e progetta la costruzione di una piscina; i figli, caratterialmente molto diversi, vivono situazioni dissimili ma entrambe problematiche con la prole: Dario e Ginevra (Riccardo Scamarcio e la Lidiya Liberman già protagonista di Maternal) hanno un figlio tetraplegico, che richiede cure e attenzioni costanti; Roberto e Linda (Fausto Russo Alesi e Cristina Odasso) hanno un figlio adolescente che fatica ad ambientarsi nella nuova scuola. Laddove Dario è premuroso, dinamico e spensierato, Roberto ha ereditato dal padre, col quale si intuisce che ha avuto vita difficile, un carattere rigoroso e poco accomodante. Nel nipote 14enne, riottoso a conformarsi agli obblighi, confuso ma desideroso di esprimersi, Dario proietta il desiderio di una paternità “canonica”, trasmettendogli la passione per il trial, incoraggiando idiosincrasie e una disinvoltura che, alla lunga, produrranno attriti con i modelli educativi genitoriali. Allo stesso tempo, l'uomo vive una fase di distacco, soprattutto mentale, nella gestione quotidiana del figlio disabile, provocando una reazione anche a casa propria.
Landucci affronta il progressivo peggioramento dei rapporti familiari con uno stile fluido e pacato, senza scene madri, a tal fine utilizzando il formato quadrato dell'immagine (che, curiosamente, a volte inquadra a metà alcuni personaggi) e una fotografia tenue. Soprattutto, ci immerge gradualmente nella vita quotidiana con un figlio disabile, facendone uno dei personaggi anziché il personaggio principale, e collocandolo molto intelligentemente nelle dinamiche del nucleo allargato: da un lato comunicando un senso di ordinarietà, dall'altro respingendo ogni tentazione di calcare la mano. Per tutti questi elementi, aggiunti alla capacità degli interpreti, l'esordio di Landucci, che nel titolo si ispira a una fiaba di Esopo, può senz'altro dirsi riuscito.
Mario Mazzetti
Sceneggiatura: Tommaso Landucci, Damiano Femfert
Fotografia: Guido Michelotti
Montaggio: Andrea Maguolo
Interpreti: Riccardo Scamarcio, Fausto Russo Alesi, Lidiya Liberman, Andrea Aggio, Tancredi Naldini, Luigi Diberti, Cristina Odasso
Produzione: Lungta Film, Lebowski, Mosaicon Film, Rai Cinema
Distribuzione: Medusa
Italia 2026 – colore 110'

