HAMNET - NEL NOME DEL FIGLIO

di Chloe Zhao

Mirabile traduzione per lo schermo da un’autrice formatasi nel cinema indipendente tra le praterie nordamericane (Songs my brothers taught me e The rider), emersa negli anni del covid grazie a Nomadland (Oscar al miglior film e alla carismatica protagonista Frances McDormand), calatasi nell’universo Marvel col controverso Eternals, tornata alla ribalta con un film insidioso per come ricama sugli “anni perduti”, privi di documentazione certa, di William Shakespeare.

Un film di cui sarebbe bene non sapere troppo, per arrivare “puri” come la protagonista alle fasi finali. Il nome è una variante di Hamlet, all’epoca molto popolare, ed è il nome del figlio maschio di William ed Anne, qui descritta come una “fanciulla dei boschi” in stretta connessione con la natura, esperta di erbe medicinali, in simbiosi con un falco, avvezza alle profezie, insomma per alcuni una “strega” che ha imparato tutto dall’adorata madre, scomparsa prematuramente. Le dà corpo e voce una Jessie Buckley perfetta in tutte le declinazioni: ragazza selvatica, amante e poi moglie devota (maggiore d’età del compagno), madre affettuosa e disperata quando la peste si abbatterà sulla famiglia, donna rancorosa e afflitta fino alla catarsi finale, a una delle sequenze più appaganti, lenitive, empatiche che il cinema recente ci abbia regalato, capace di dare un senso e una visione globale a un’opera che nella prima parte può spiazzare per come abbraccia generi e dinamiche da un lato già viste, tra cinema e serialità, dall’altro distanti da quella che (non) è una biografia letteraria.

Al marito di Anne viene attribuito in scena nome e cognome soltanto verso la fine: di lui conosciamo la famiglia di provenienza (il padre guantaio, benestante ma sommerso dai debiti; la madre giudiziosa e severa, dapprima riluttante poi aperta a una nuora di cui diffidava, stante la strana reputazione in quel di Stratford), la prole (la maggiore Susanna, i gemelli Hamnet e Judith) tanto amata ma di fatto trascurata per inseguire sogni di realizzazione e poi una carriera non troppo messa a fuoco a Londra, dove la moglie non intende trasferirsi ma dove, con molta fatica, Will infine realizza le proprie aspirazioni. E qui si conclude l’eccellente narrazione, quando, sentendosi ferita e trascurata, la livorosa Anne va a “toccare con mano”, lei analfabeta che non ha mai conosciuto il teatro, quale tragedia sta per essere messa in scena. Per scoprire come il marito abbia elaborato il lutto familiare, quale stratagemma scenico abbia escogitato non soltanto per fare idealmente rivivere il familiare perduto, ma anche per relazionarsi a lui come non ha potuto fare a causa della lontananza; soprattutto, la partecipazione della folta platea alle disgrazie e ingiustizie del protagonista consentirà a una donna spezzata di elaborare, condividere, liberarsi – sorretta dalle musiche di Max Richter: un miracolo di grazia, tutta da vivere.

Mario Mazzetti


HAMNET
di Chloe Zhao
Sceneggiatura: Choe Zhao, Maggie O’Farrell dal suo romanzo
Fotografia: Lukasz Zal
Montaggio: Chloe Zhao, Affonso Gonçalves
Musiche: Max Richter
Interpreti: Jessie Buckley, Paul Mescal, Joe Alwyn, Emily Watson, Jacobi Jupe, David Wilmot
Produzione: Hera Pictures, Neal Street Productions, Amblin Entertainment, Book of Shadows
Distribuzione: Universal
Regno Unito/USA 2025 – colore 125’