GOOD BOY
di Jan Komasa
Stephen Graham torna a farsi paladino della sensibilizzazione su disagi e pericoli di un’adolescenza (britannica) allo sbando, dopo la serie Adolescence di cui è stato sceneggiatore oltre che protagonista. Il “bravo ragazzo” del titolo è Tommy, che nei primi minuti di montaggio serrato vediamo alle prese con una notte brava in discoteca tra alcol, droghe, perdita di controllo e sprezzo della decenza: quasi privo di conoscenza, capiremo presto da chi è stato “preso in cura”. Nel contempo, una ragazza originaria dell’Est viene assunta come domestica in una casa di campagna nello Yorkshire, abitata da un marito, una moglie in evidente stato di depressione e il figlio preadolescente. E da un ospite in cantina: il succitato Tommy, ragazzo sottoposto a rieducazione coatta e se serve violenta, a una detenzione riabilitativa che passa per la visione dei video delle sue bravate e di atti di bullismo, dapprima con orgoglio poi con un crescente senso di vergogna, con reazioni dapprima violente, poi gradualmente più composte, tra riflessione esistenziale e valutazione delle possibilità di fuga.
Pesa, sull’insolito ménage familiare, il fantasma di Charlie, la cui scomparsa è all’origine della crisi che ha dato vita al rapimento “a fin di bene”, per spirito non tanto di vendetta quanto di compensazione. Poco a poco emergono alcuni dettagli, in verità pochi per scelta autoriale, sulla vita della famiglia, in un’opera a metà tra il grottesco e il drammatico, tra una riflessione sui limiti della riabilitazione imposta (Arancia meccanica lo ha fatto oltre mezzo secolo fa) e il poco canonico ritratto del vuoto esistenziale di ragazzi senza prospettive, senza senso critico e capacità di confronto con modelli inesistenti.
Il polacco Jan Komasa, di cui in Italia abbiamo molto apprezzato Corpus Christi che è arrivato alla candidatura all’Oscar, non ha intenti sociologici ma confeziona un film che intrattiene grazie ad interpreti in palla (oltre all’ambiguo Graham, Andrea Riseborough è la madre, Anson Boon il ragazzo perduto e ritrovato) e a un intento provocatorio che trova un felice sbocco nel finale, quasi messianico.
Mario Mazzetti
Sceneggiatura: Bartek Bartosik, Naqqash Khalid
Fotografia: Michal Dymek
Montaggio: Agnieszka Glinska
Musiche: Abel Korzeniowski
Interpreti: Stephen Graham, Andrea Riseborough, Anson Boon, Kit Rakusen, Monika Frajczyk
Produzione: Recorded Picture, Skopia Film
Distribuzione: FilmClub
Polonia/Regno Unito 2025 – colore 110’

