FESTIVAL DI CANNES (9)
Fuori concorso, Settimana della Critica
In attesa di scoprire a chi sarà assegnata la Palma d'oro di Cannes 79, soffermiamoci sui più rilevanti tra i film presentati fuori concorso, incluse proiezioni speciali e di mezzanotte.
Un tema ancora molto avvertito in Francia, soprattutto nell'ambito della cultura, è il #MeToo e L’objet du délit di Agnès Jaoui, anche interprete con Daniel Auteuil ed Eye Haïdara (che ha animato la cerimonia inaugurale del festival), affronta il tema attraverso un'elegante e raffinata commedia, sarcastica e cattiva, sull’aggressione sessuale durante un allestimento delle mozartiane Nozze di Figaro, mettendo a fuoco ricatti, compromessi e vendette. Con la leggerezza e l’intelligenza del tocco femminile, Jaoui ironizza sul pragmatismo femminista, la vocazione vittimista, la cultura del sospetto, l’impossibilità del silenzio.
Ancora Daniel Auteuil regista e protagonista de La troisième nuit, dramma etico che ricostruisce il salvataggio nel 1942 di un gruppo di bambini per sottrarli alla deportazione del governo fantoccio di Vichy, raccontato con stile partecipato ed efficace che privilegia la determinazione e il coraggio delle scelte di campo dei funzionari, il ruolo della Chiesa in un cinema civile, didattico e inattaccabile. Per la sua sesta regia, Auteuil ha scelto nel cast Antoine Reinartz, Grégory Gadebois e Luana Bajrami.
Ammantato di mistero fino alla proiezione sulla Croisette, il ritorno del danese Nicolas Winding Refn, Her private hell, è un noir psichedelico sull’ossessiva relazione padre-figlia, disegnato sulla perfezione delle forme e dei corpi nell’estetica della violenza e l’esegesi morale dei rapporti. Narcotizzante melodramma notturno tutto in interni sulla gelosia e la ricostruzione della personalità, il film con Sophie Thatcher e Charles Melton diventa un ambiguo ricalco post-lynchiano sulla percezione dell’equilibrio. L'autore nel 2011 vinse la Palma per la regia di Drive. Her private hell è il primo film da lui diretto dopo The neon demon del 2016, e in Italia uscirà con Mubi.
Altro thriller psicologico sul controllo della coscienza, altro attore-regista francese, Karma di Guillaume Canet segue la vita di una donna (Marion Cotillard) che, dopo aver perduto il figliastro in riva al fiume, si rifugia in una comunità religiosa con rigide regole di comportamento, mentre il compagno si mette sulle sue tracce prima che la polizia possa rintracciarla. Costruito sulla tensione e sul potere della violenza punitiva, il film, arricchito dalla presenza di Denis Ménochet e Leonardo Sbaraglia, analizza e scompone una personalità complessa e disturbata seguendo tempi e ritmi del genere.
Cambio di registro con Gun-che (Colony) del sudcoreano Yeon Sang-ho, profetico e inquietante film di zombi sulla diffusione di un virus nel centro commerciale di un grattacielo di Seul, in cui l’autore di Train to Busan e Peninsula incrocia western e fumetto in spazi chiusi alla Trappola di cristallo: gran divertimento e ritmo per un passatempo ironico e delirante ricco di ovvie citazioni, percorso da una vena morale sull’istinto predatorio e sanguinario della specie.
Il prolifico e imprevedibile Quentin Dupieux ha consegnato al festival (oltre a Le vertige) Full Phil, commedia surreale ma sincera sul rapporto vendicativo e terribile tra padre e figlia, con la resa dei conti in un albergo di lusso parigino. Un gioco paradossale e calligrafico sul cinema e sulle forme, che rende omaggio all'artigianale fantascienza degli anni '50 di Jack Arnold e ironizza sull'aggressività paterna. Girato in inglese, vanta tra gli interpreti Kristen Stewart, Woody Harrelson, Emma Mackey.
Il giapponese Kiyoshi Kurosawa con Kokurojo sviluppa l’arte filosofica dell’inganno, la solitudine e la follia del trono, l’incubo del sospetto nella rilettura del romanzo omonimo di Honobu Yonezawa su un episodio del Cinquecento giapponese che indaga il rapporto complesso tra un samurai e un prigioniero. Contaminazione d’autore tra giallo e romanzo storico, filmato con stile geometrico, è una riflessione sull’oscurità del potere e la manipolazione. Per Kurosawa è il primo film in costume.
Grande attesa in Francia per il primo capitolo del dittico su Charles De Gaulle, La bataille De Gaulle: L'age de fer di Antonin Baudry, probabile campione d'incassi estivo. L’arte strategica della guerra, la convinzione ideologica dell’azione, i dubbi e le ossessioni della coscienza, i tesi colloqui con Churchill e Roosevelt nel biopic ambientato durante l'ultima guerra mondiale che riesce a combinare la forza drammatica del cinema popolare con l’affresco storico ed etico di un’area in trasformazione. Grande spettacolo, montaggio strepitoso e una visione che rimanda alle pellicole di David Lean analizzando la forza istintiva del coraggio, la paura dell’inganno, il riscatto nazionalista. Simon Abkarian è il Generale al fianco di Benoît Magimel, Mathieu Kassovitz, Anamaria Vartolomei, Simon Russell Beale e Campbell Scott.
Autore in odore di cult neo-surrealista, Bertrand Mandico con Roma elastica, coproduzione franco-italiana, rende omaggio alle glorie del nostro cinema, con Marion Cotillard nel ruolo di un'attrice alle prese con un film di fantascienza nella Roma anni '80. Il ricco cast include Noémie Merlant e Isabella Ferrari, glorie nostrane come Franco Nero e Ornella Muti, ma l'arte della citazione, dal Toby Dammit felliniano a Zulawski, non lascia il segno.
Tra i veterani presenti a Cannes fuori concorso, Christophe Honoré (reduce dal non esaltante Marcello mio) ha presentato Mariage au goût d'orange, dramma familiare autobiografico ambientato negli anni '70, in occasione di un matrimonio che riapre antiche ferite e dissapori irrisolti. Nel cast corale Adèle Exarchopoulos, Vincent Lacoste, Nadia Tereszkiewicz, Paul Kircher e Malou Khebizi. In un connubio tra storie private e collettive (la guerra d'Algeria, le battaglie femministe, le rivendicazioni della classe operaia, l'immigrazione, l'ascesa del razzismo), nonostate i veleni e i rimossi è un'ode alla numerosa famiglia disfunzionale dell'autore.
Volker Schlöndorff (classe 1939) in Visitation dirige l'ottimo Lars Eidinger nel ruolo di uno degli abitanti di una casa berlinese in riva al lago, vera protagonista nonché testimone di un secolo di storia tra nazismo, guerra, URSS e riunificazione. Nell'alternarsi di speranze e delusioni, generazioni e rivolgimenti politici, l'autore propone una lettura acuta ed empatica della storia del suo paese e della vita all'ombra del regime sovietico: una sorta di Heimat per il regista già Palma d'oro con Il tamburo di latta.
Infine qualche segnalazione dalla Settimana della Critica, che è stata vinta da La Gradiva di Marine Atlan, riuscito diario di viaggio tra la baia di Napoli e Pompei di un gruppo di studenti in gita scolastica, vittime di piccoli segreti, desideri e pulsioni ormonali, dolori trattenuti osservati con uno sguardo diretto e tenero. Viaggio in Italia rosselliniano in bilico tra la bellezza delle forme e della luce e l’inquietudine di un'età difficile, è un racconto di enigmatica consapevolezza che ha meritato il premio della sezione. Coproduce per l'Italia BiBi Film di Angelo Barbagallo.
Film d'apertura è stato In waves di Phuong Mai Nguyen, emozionante storia d’amore e malattia tra un timido disegnatore di fumetti e una esuberante surfista californiana. Un racconto di animazione di produzione francese, che contamina il melodramma con l’osservazione della crescita psicologica dei personaggi, tra intuizioni visive nella leggerezza rasserenante della speranza e la difesa delle origini e della libertà. Tratto dalla graphic novel di AJ Dungo.
Dua della kossovara Blerta Basholli fa seguito al fortunato Hive, che vinse al Sundance nella sezione World Cinema facendosi strada agli Oscar. Ambientato nella capitale Pristina a fine anni '90 tra echi di guerra, vede la tredicenne del titolo lottare alla ricerca di un posto nel mondo. Alive di Aina Clotet è una commedia drammatica su una 40enne che avvia una relazione con due uomini mentre scopre una malattia grave. La regista-attrice catalana è anche protagonista. La cinese Jing Zou debutta alla regia con A girl unknown, con Li Gengxi (Resurrection) protagonista di una vita tumultuosa con tre diverse famiglie, ogni volta con una nuova identità. Film di chiusura affidato all'esordiente Félix de Givry che ha presentato Goodbye cruel world con il giovane Milo Machado-Graner di Anatomia di una caduta: un 14enne scompare dopo aver lasciato una lettera d'addio ai suoi compagni di classe, creduto morto fino a una rivelazione inattesa.
Domenico Barone
Ha collaborato Mario Mazzetti

