FESTIVAL DI CANNES (8)

Gli ultimi film del concorso

Con quattro opere di produzione europea si conclude il concorso principale di Cannes, in attesa del Palmarès.

Opera di respiro epico realizzata dalla coppia Javier Ambrossi e Javier Calvo (da poco separatisi nella vita), La bola negra si ambienta nella Spagna di tre diverse epoche: 1932, 1937 e 2017. L’alternanza è dovuta alla cornice quasi contemporanea in cui un giovane drammaturgo eredita dal nonno appena scomparso un misterioso manoscritto, che si scoprirà essere il romanzo incompiuto di Federico Garcia Lorca, omonimo al titolo del film. Quasi un manifesto melodrammatico sulle ferite aperte della memoria e sull’omosessualità repressa dai regimi, La bola negra si impreziosisce di un ottimo inizio cui purtroppo non segue la medesima qualità: nutrito di elementi investigativi, intermezzi musicali, scene corali alternate ad altre decisamente intime, si appesantisce nella sua lunghezza di caos narrativo, evidenziando ambizioni mal riposte e un alquanto fastidioso esibizionismo. 

Ambientato nella cornice storica della I Guerra Mondiale, Coward, il terzo lungometraggio del belga Lukas Dhont, mette al centro del racconto un battaglione di giovani militari che provano a distrarsi dagli orrori della guerra grazie a degli spettacolini organizzati dal vivace Francis. Il ragazzo cattura l’attenzione del protagonista Pierre, commilitone silenzioso e apparentemente inerme: i due gradualmente scoprono l’amore fra le trincee, un sentimento per loro inedito, tanto potente quanto trattenuto. Film magistralmente girato e interpretato dai due ammirevoli Valentin Campagne ed Emmanuel Macchia, Coward è un coming of age immerso nella fragilità e nella scoperta della propria identità, laddove morte e amore si mescolano e si compensano. Un’opera calda e struggente tra fango, corsetti e cori militari, un gioiello di grazia sulle attrazioni, le tensioni e le esitazioni del corpo.

Un’archeologa di mezz’età è impegnata a degli scavi nei dintorni della cittadina natale, Svilengrad, sul confine bulgaro con la Turchia. Apparentemente tranquillo, il paese in realtà è attraversato dall’organizzazione criminale sotterranea, guidata da un boss locale. Spinta dal desiderio di cambiare le cose, Veska prova ad affrontare chi abusa il potere, arrivando anche a confrontarsi con i fantasmi del proprio passato. Al suo quarto lungometraggio, The dreamed adventure, la tedesca di formazione viennese Valeska Grisebach assume il punto di vista della protagonista per raccontare uno spazio critico che si fa personaggio. Quell’anfratto di mondo dell’est Europa, poco conosciuto come può essere la provincia bulgara, diventa sintomo di un modus vivendi e operandi presente in ogni dove a regnare sia la criminalità di stampo mafioso. Pur dalle buone premesse, il film ha una durata eccessivamente prolungata (167’) per giustificarne lo svolgimento, peraltro privo di ritmo e nutrito di dialoghi prolissi.

Al suo terzo lungometraggio da regista, la sceneggiatrice Léa Mysius firma con Histoires de la nuit un thriller drammatico ad alta tensione, ambientato in unità di luogo e articolato nell’arco di 24 ore. Il cuore del racconto è abitato da una famiglia e una pittrice in buen retiro che vivono in appartamenti ricavati presso un casale di campagna. Il giorno del compleanno di Nora, mentre la giovane è a lavoro, irrompono nel casale alcuni sconosciuti seguiti dal loro capo, Franck, determinato a una resa dei conti. Solida nella scrittura del genere noir e nei filoni affini, Mysius controlla con millimetrica precisione il mistero che pervade la narrazione prima che la violenza deflagri, utilizzando con buona capacità registica gli spazi, i tempi e gli interpreti, fra i quali, accanto ai solidi Hafsia Herzi e Benoit Magimel, spicca una convincente Monica Bellucci.

Dopo il successo di Sanctuary (2022) si aspettava una conferma di qualità sul genere thriller/horror dallo sceneggiatore e regista statunitense Zachary Wigon. Invece Victorian Psycho, al Certain Regard, si è rivelato  purtroppo deludente. Il motivo sta nell’aver virato sul tono di commedia grottesca/splatter il materiale gotico all’origine del plot. Di ambientazione nell’Inghilterra vittoriana, il film racconta dell’arrivo di una nuova, giovane governante presso una nobile dimora di campagna. Questa, però, è una donna con dei palesi disturbi psicologici, al punto da mettere sottosopra la famiglia che la ospita, facendo anche “sparire” alcuni servitori. L’io narrante proviene dalla stessa governante, di conseguenza lo spettatore “abita” nella sua testa, esperendo le stesse allucinazioni deliranti. Se è vero che il sottotesto contiene un messaggio femminista, il film diviene ben presto respingente e pressoché deprivato di ogni elemento autenticamente gotico. 

Anna Maria Pasetti