AMARGA NAVIDAD

di Pedro Almodovar

È tornato, Almodóvar, con la forza delle ultime cose, l’arte e la vita, anzi, l’arte è la vita - e nel fuoricampo, mai così presago, la morte. Chissà se dolce morte, intanto è natale amaro, Amarga navidad. In concorso a Cannes 79 e dal 21 maggio nelle nostre sale, riconsegna l’autore spagnolo al combinato disposto di Dolor y gloria (2019), da cui proviene l’attore che Pedro s’è scelto qui per alter ego nei panni del regista e sceneggiatore Raúl, l’argentino Leonardo Sbaraglia. Tra realtà e finzione, e dunque autofiction esplicitamente debitrice di Carrère, Almodóvar professa che “l'autore non è padrone di se stesso, e forse neanche della sua opera: interviene in modo decisivo, ovviamente, fondendosi con essa, ma non ne è il padrone assoluto”; rivela che “senza dubbio noi scrittori siamo persone pericolose per chi ci circonda”, e assevera che la sua avventura creativa, lunga mezzo secolo, “quando ti possiede interamente è tossica e irrinunciabile: la droga più pesante”.
Desideri e passioni, litigi e lacerazioni, il campionario è il solito, ma per una certa desistenza esistenziale, per una certa ineluttabile amarezza si dà maggior risalto alla forma, ai colori, alla sapienza stilistica: il rigore geometrico, il quadro calibratissimo di un Maestro di cinema troppo spesso ridotto e ricondotto al cantore di sentimenti.
No, l’arte è appunto vita, ma anche art pour l’art, per il piacere di vedere e mostrare, di perfezionare l’immagine unica e indefettibile. Sicché l’atto è formale, la dichiarazione poetica, il lascito, si direbbe, testamentario, le storie due, e intrecciate: la prima ha per protagonista Elsa, regista di spot pubblicitari, colta a Lanzarote nel lungo ponte festivo del dicembre 2004; la seconda si concentra su Raúl, cineasta di successo alle prese con un copione che, scopriremo, contempla proprio Elsa, il compagno Bonifacio e le amiche.
Le simmetrie, da Tutto su mia madre al citato Dolor y gloria, si sprecano; le leggi sono, eccome, del desiderio, le parole arbitri in libertà, o forse libertà arbitrali, la via più stretta, ma la possibilità dell’isola, Lanzarote come terra promessa ma extraterrestre; l’artificio retorico, l’invenzione narrativa, l’incastro drammaturgico buone approssimazioni del vero.
Almodóvar ci dice che quando non si ha più nulla da dire rimane il raccontare se stessi. E, nel mentre, infinitamente mostrare. L’uomo che guarda ha trovato l’ultimo soggetto.


Sceneggiatura: Pedro Almodóvar
Fotografia: Pau Esteve Birba
Montaggio: Teresa Font
Musiche: Alberto Iglesias
Interpreti: Barbara Lennie, Leonardo Sbaraglia, Aitana Sanchez-Gijon, Victoria Luengo, Patrick Criado
Produzione: El Deseo
Distribuzione: Warner Bros.
Spagna 2026 – colore 111'