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Federazione Italiana Cinema d'Essai

Scheda Film

I PIU' GRANDI DI TUTTI

Sceneggiatura: Carlo Virzì
Fotografia: Ferran Paredes Rubio
Montaggio: Simone Manetti
Musiche: Carlo Virzì
Interpreti: Claudia Pandolfi, Alessandro Roja, Marco Cocci, Corrado Fortuna, Dario Kappa Cappanera
Produzione: Indiana Production, Motorino Amaranto, Eagle Pictures con Rai Cinema
Distribuzione: Eagle Pictures
Genere: Commedia
Italia 2011, colore, 100’
Sinossi: Quindici anni fa, I Pluto, erano una rock band; energici, sboccati e provinciali come da tradizione del rock. Da una piccola cittadina industriale sul litorale toscano, avevano girato in lungo e largo il circuito alternativo nazionale, inciso un paio di album, e piazzato anche un brano in uno noto spot televisivo. Maurilio detto Mao era il cantante, Sabrina la bassista, Loris il batterista e Rino il portentoso chitarrista. Poi, sempre secondo tradizione, i quattro litigarono e si persero di vista; ognuno in fondo perso dietro ai fatti suoi, come direbbe Vasco. La memoria di quell'esperienza avventurosa e sfrenata sembra essersi perduta per sempre, nessuno ha più idea di chi fossero "I Pluto". Finché un giorno, Loris il batterista, non si vede recapitare una sorprendente e-mail...

Recensione Film

I PIU' GRANDI DI TUTTI

di Anna Maria Pasetti
I Pluto. Qualcuno ne ha mai sentito parlare? Evaporati nell’oblio dello star system della provincia più profonda della Toscana meno glamour, restano vivi nella memoria di pochi, di quelli che amavano il rock underground più sgangherato, quello che “molto fumo e niente arrosto”. Ma è sufficiente il ricordo di uno a compensare le nebbie neuronali dei tanti: Ludovico (Corrado Fortuna) è un paraplegico miliardario affetto da un’insana quanto inspiegabile passione per quella band sboccata e perditempo che 15 anni prima era riuscita a piazzare qualche singolo e fare qualche live, spesso martoriato da fischi più sonori dei loro strumenti. Con velleità di critico e storico musicale, il giovane non solo è un collezionista di memorabilia dei Pluto, ma è determinato a stanarli e rimetterli in pista almeno una volta, con l’idea di fondo di intervistarli per una rivista stra-cult. Com’è prevedibile, i “fab four” del livornese non solo si sono sciolti, ma dissolti nel reciproco smarrimento, cercando ciascuno a modo suo di sopperire alle inevitabili nostalgie di un successo mai ottenuto ma in cui almeno avevano sperato. A ricevere la mail di Ludovico è il batterista Loris (Roja), che poco alla volta recupera gli altri desaparecidos, dalla bassista Sabrina (Pandolfi) al cantante rasta Mao (Cocci) fino al chitarrista Rino (Cappanera), l’unico dotato di un qualche talento. Increduli e cocciuti in una radicale volgarità, i Pluto accolgono l’invito di Ludovico, anche attirati dalla cospicua somma promessa per l’ingaggio. Commossi dalla tenerezza di Ludovico, che mostra loro i reperti archeologici della carriera del gruppo, si ammorbidiscono e tentano in qualche modo di riscoprire un senso al non-senso fino ad allora imperante.
Commedia leggera su un tema leggerissimo, I più grandi di tutti è la seconda prova alla regia del minore dei fratelli Virzì dopo l’esordio nel 2005 con L’estate del mio primo bacio. Già musicista (ha composto gran parte delle colonne sonore per il fratello Paolo), ha trovato in questa trama il luogo ideale dove intessere le proprie affinità elettive, localizzandole ovviamente in territorio famigliare non solo geografico ma anche nel genere cinematografico. Ma della commedia di spessore del fratello si scorge solo qualche traccia, disseminata per osmosi sanguigna unita alla vis comica regionale. E neppure il quintetto di protagonisti – il migliore di tutti è Alessandro Roja – riesce a risollevare le sorti di un’operina che lascia il tempo e i sorrisi che trova. Un po’ dispiace, perché il tiepido risveglio della nostalgia canaglia di certa simpatica provincia passata potrebbe invece diventare un tema caldo per fresche cine-scritture. Purtroppo si avvertono tutti i cliché possibili, accanto alla scontatezza degli esiti narrativi (qualche rara trovata si isola ogni tanto) e a momenti di noia. Genuina come la provincia da cui si propaga.

Intervista

I PIU' GRANDI DI TUTTI

di Federico Pontiggia
Dopo L’estate del mio primo bacio continua a battere le vie della commedia Carlo Virzì, portando in concorso a Torino I più grandi di tutti. Progetto nato, dice il fratello di Paolo, per dare al rock la commedia che si merita, sul modello di Blues Brothers, The Commitments e Almost famous. Sono bamboccioni rock ma lenti, per dirla con Celentano, i quattro protagonisti che 15 anni prima vissero una breve stagione di pseudo-successo nella band rock-demenziale Pluto: Alessandro Roja, che ora tiene famiglia ma non lavoro; Marco Cocci, il “maledetto” e sciupafemmine; Claudia Pandolfi, che si è ripulita grazie al fidanzato bene, e Dario Kappa Cappanera, il più talentuoso però finito in fabbrica. L’occasione per la reunion viene da un critico, Corrado Fortuna, giovane, ricco, paraplegico e perdutamente innamorato dei Pluto, cui ha sacrificato ragazza e gambe: vorrebbe intervistarli, rilanciarli.
Virzì, Blues Brothers e Almost famous?
Una frase azzardata, magari riuscire a fare quelle cose! Non siamo sullo stesso piano, i due film sono un riferimento: qui la musica non è solo colonna sonora ma uno dei personaggi. Ho cercato invano riferimenti che non fossero altisonanti come questi, ma l’unico film italiano che parlasse di una rock band mi sembra sia stato Volevamo essere gli U2 nel ‘92, e la musica neanche era in primo piano.
Il nostro cinema è allergico al rock?
Sì, non l’affronta perché culturalmente la musica, soprattutto quella rock, non ci appartiene, è mutuata. Se abbiamo personaggi in tema (pensiamo al Pisapia de L’uomo in più di Sorrentino) la musica è melodica, confidenziale. Forse in questa versione ci appassiona di più, comunque non fa esultare né il botteghino né i produttori. D’altronde basta vedere l’ultimo Sanremo, con la musica in quarto piano…
Qualche ispirazione autobiografica dietro i Pluto?
Ho avuto un passato di musicista rock ma non c’è un’impronta autobiografica, non mi interessava: mettiamola così, in quel periodo ho raccolto aneddoti, racconti, esempi di vita di quella meravigliosa stagione dell’utopia del rock’n’roll, e qualcosa può esserci finito dentro.
Veniamo agli attori.
Per molti di loro è stato un invito a nozze: c’è voluto poco ad avvicinare Marco Cocci, e pure la Pandolfi, si son buttati a capofitto con uno sforzo minimo. Idem per Cappanera, che è un vero chitarrista: lo conosco da una vita, era la persona più adatta. Per Roja, invece, il discorso cambia: suo lo sforzo più grosso, lezioni di batteria per essere almeno in grado di doppiare un playback.
Vasco ha un cammeo.
È il nostro unico rocker, e cita proprio i Pluto con la frase del titolo. Una cosa spiritosa, spiazzante perché arriva in un momento del film in cui abbiamo ormai appurato che è una band di fantasia e per un attimo crediamo sia esistita davvero.
In definitiva, I più grandi di tutti che commedia è?
Certamente non quella comica che da noi va tanto per la maggiore. Mi piace la commedia dove si ride senza che il meccanismo drammatico venga totalmente disinnescato. Sia chiaro, non c’è cupezza né dolore ma la tenerezza di questi personaggi bischeroni, irresistibili. I Pluto non sono eroici ma teneri e un po’ cazzoni: d’altronde se fai rock, se sali su un palco vestito alla Kiss, non puoi essere altrimenti.