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Federazione Italiana Cinema d'Essai

Scheda Film

17 RAGAZZE

Sceneggiatura: Delphine Coulin, Muriel Coulin
Fotografia: Jean-Louis Vialard
Montaggio: Guy Lecorne
Interpreti: Louise Grinberg, Juliette Darche, Roxane Duran, Esther Garrel, Yara Pilartz, Solène Rigot, Noémie Lvovsky, Florence Thomassin, Carlo Brandt, Frédéric Noaille, Arthur Verret
Produzione: Archipel 35
Distribuzione: Teodora Film
Francia 2011, Colore, 90'
Sinossi: Ispirato a una storia realmente accaduta, il film si svolge in una piccola città francese sull'Atlantico, diciassette ragazze dello stesso liceo prendono una decisione eclatante: rimanere incinte tutte insieme, nell'arco di poche settimane. Quello che sembra un gioco provocatorio si rivelerà un gesto d'amore e di ribellione, una scelta di libertà capace di andare oltre ogni pregiudizio.

Recensione Film

17 RAGAZZE

di Marcella Peruggini
Prendete delle adolescenti, annoiate dal presente che vivono ma soprattutto dal futuro che le attende, dal quale sembra non esserci via di fuga; mettetele a confronto con un evento straordinario, come una gravidanza prematura. Quale credete sarebbe la loro reazione? La risposta potrebbe sembrare retorica, ma la storia più o meno recente ci insegna che le nostre piccole donne, nel crescere, possono anche sorprenderci.
Il fatto è realmente accaduto qualche anno fa, in America, e la notizia ha colpito Delphine e Muriel Coulin, al punto che ne hanno tratto spunto per girarci un film. Delphine e Muriel sono due sorelle della Bretagna Orientale, che fanno il loro esordio dietro la macchina da presa con il fortunato 17 ragazze. La pellicola, dopo essere stata accolta con entusiasmo alla Semaine de la Critique dell’ultimo Festival di Cannes, è stata anche scelta dal Torino Film Festival per inaugurare il concorso della 29^ edizione. E proprio a Torino è poi arrivato un importante riconoscimento: il Premio Speciale della Giuria.
Il lungometraggio è ambientato a Lorient, una cittadina francese sull’Atlantico dove 17 ragazze dello stesso liceo prendono l’eclatante decisione di restare incinte, e tutte nello stesso periodo. Una scelta inaugurata dalla coraggiosa Camille, che spiazza genitori e insegnanti i quali, nel giro di poche settimane, si trovano a dover prendere atto di un gesto di ribellione, volto a modificare la drammatica prospettiva di vita di una generazione senza speranza. Diciassette ragazze che, inseguendo il sogno di avere finalmente qualcosa da fare per se stesse e avere qualcuno a cui badare – diversamente da ciò che hanno fatto le mamme di alcune di loro – diventano di colpo adulte, senza però la maturità di comprendere cosa significhi essere genitori. Inizialmente tutto è come un “gioco” da condividere con le amiche. L’obiettivo fondamentale è allontanarsi dalle famiglie, creare una piccola comune di mamme e vivere insieme per aiutarsi a vicenda nei momenti di bisogno.
Donne bambine, che fanno della gravidanza un motivo di orgoglio, la speranza di vita, progettando un mondo illusorio che non vorrebbe conoscere disincanti.
Le sorelle Coulin esplorano i temi del corpo, della femminilità, del tempo e dell’età continuando il percorso tracciato nei cortometraggi girati precedentemente. Il film, prodotto da Denis Freyd, storico sodale dei fratelli Dardenne, dimostra quanto il cinema francese riesca ancora a sorprendere proponendo opere intense, ben girate e con cast di spessore nonostante la giovane età delle attrici, molte delle quali nemmeno professioniste. Louise Grinberg (La classe di Laurent Cantent), Roxan Duran (Il nastro bianco di Michael Haneke) ed Esther Garrel (L’Apollonide di Bertrand Bonello) sono le “veterane” del gruppo.

Intervista

17 RAGAZZE

Intervista Delphine e Muriel Coulin
CORPI CORAGGIOSI
di Anna Maria Pasetti

Due sorelle, diciassette ragazze e una dose notevole di coraggio. Sono gli ingredienti fondamentali di 17 ragazze, che per Delphine e Muriel Coulin rappresenta il primo lungometraggio di finzione diretto assieme, dopo carriere parallele e parzialmente convergenti tra romanzi, corti, aiuti regia e documentari. Acclamazione alla Semaine de la Critique di Cannes e Premio speciale della Giuria al Torino Film Festival per un film che rappresenta una vera sfida al politicamente corretto.
Da dove arriva 17 ragazze?
L’idea di partenza nasce da un fatto di cronaca, avvenuto qualche anno fa negli Stati Uniti. Abbiamo pensato che trasferirlo nella provincia portuale della Bretagna, a Lorient da dove veniamo, potesse aiutarci ad appropriarci della materia senza stravolgerne il senso profondo, cioè il gesto rivoluzionario di quelle ragazze.
Appunto, un gesto rivoluzionario dai tratti non lontani dal femminismo e dall’universo hippie, seppure fuori contesto temporale. Che ne pensate
Le ragazze decidono di rimanere incinta contemporaneamente e mettere tutto “in comune”: questo è un chiaro riferimento alla vita hippie per quanto le ragazze ne siano generazionalmente estranee. Quanto al femminismo, è stato divertente raccogliere pareri contrastanti: per alcune vetero-femministe si è trattato di un autentico ritorno ai tempi migliori, avvalorati dall’inconsapevolezza di adolescenti che non conoscevano le teorie del femminismo. Altre, invece, non hanno ravvisato nulla che potesse riguardare quel periodo e quel “sentire”: ne hanno registrato solo un classico disagio da liceali, dove l’unione fa la forza in contrasto ai genitori e ai coetanei maschi.
A proposito di adolescenti: come hanno reagito al tema del film sia le vostre attrici sia le spettatrici e gli spettatori loro coetanei?
Le giovanissime attrici si sono messe in discussione per interpretare questi ruoli. Specialmente la protagonista Louise Grinberg che dà il volto a Camille, la leader del gruppo. Hanno confessato che se prima del film mai si erano poste il problema del corpo come arma di indipendenza e di affermazione, dopo averlo girato non hanno mai smesso di pensarci. Quanto agli spettatori loro coetanei, distinguiamo ovviamente le femmine, che sono rimaste toccate, dai ragazzi che invece hanno vissuto piuttosto negativamente il loro ruolo passivo nell’intera dinamica. Il che non ci stupisce!
Il lavoro sul corpo è un argomento molto interessante al cinema. In questo senso, il vostro film sembra l’opposto di Shame di Steve McQueen, altro film sul corpo che però viene “subito”. Siete d’accordo?
Assolutamente. Anche se non ci avevamo pensato fino a questa conversazione. Abbiamo amato Shame e in effetti, dal punto di vista tematico, risulta come il contraltare del nostro film.