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Federazione Italiana Cinema d'Essai

Scheda Film

Pericle il nero

Sceneggiatura: Francesca Marciano, Valia Santella, Stefano Mordini dal romanzo di Giuseppe Ferrandino
Fotografia: Matteo Cocco
Montaggio: Jacopo Quadri
Musiche: Peter Von Poehl
Interpreti: Riccardo Scamarcio, Marina Foïs, Gigio Morra, Valentina Acca, Maria Luisa Santella, Lucia Ragni, Eduardo Scarpetta
Produzione: Buena Onda, Rai Cinema, Les Films du Fleuve, Les Productions du Trésor
Distribuzione: Bim
Italia/Belgio/Francia 2016 105’
Sinossi: Pericle Scalzone, detto Il nero, di lavoro "fa il culo alla gente" per conto di Don Luigi, boss camorrista emigrato in Belgio. Durante una spedizione punitiva per conto del boss, Pericle commette un grave errore. Scatta la sua condanna a morte. In una rocambolesca fuga che lo porterà fino in Francia, Pericle incontra Anastasia, che lo accoglie senza giudicarlo e gli mostra la possibilità di una nuova esistenza. Ma Pericle non può sfuggire a un passato ingombrante e pieno di interrogativi.

Recensione Film

Pericle il nero

“Il mio padrone è Luigino Pizza, che tutti lo chiamano così a causa delle pizzerie. Io mi chiamo Pericle Scalzone, di mestiere faccio il culo alla gente”. Così inizia Pericle il nero, il romanzo di Giuseppe Ferrandino a cui è ispirato l’unico film italiano nella Selezione Ufficiale di Cannes (Un Certain Regard). Progetto di lungo corso a cui erano stati associati registi quali Francesco Patierno (con Pietro Taricone come protagonista) e Abel Ferrara, è arrivato sulla Croisette per la regia di Stefano Mordini: protagonista eponimo Riccardo Scamarcio, anche produttore e, ancor prima, propugnatore del progetto (era già il protagonista di Abel Ferrara). La coproduzione belga è dei fratelli Dardenne.
Ma chi è Pericle? Al soldo della camorra esportata in Belgio compie spedizioni punitive per Don Luigi (Gigio Morra): prima stordisce le sue vittime, colpendole in testa con un sacchettino di sabbia, poi le sodomizza. Nel tempo libero partecipa a film porno, vivacchia, fa tenere pulita, a Napoli, la tomba della madre. Tutto bene, finché in una delle sue missioni non compie un errore potenzialmente letale: oltre a un prete colpisce Signorinella (Maria Luisa Santella), regina di camorra. La preda ora è lui: da Liegi, dove vive, scappa a Calais, dove incontra Anastasia (Marina Foïs) e prova a rifarsi una vita o, almeno, a continuare ad averne una… Trasferendo la storia da Napoli al Belgio, Mordini prende, più che dal noir, dal polar e traccia, o almeno ci prova, una terza via per il mafia movie nostrano: non il pop di Gomorra, non l’antropologia di Anime nere bensì una decisa virata sul côté esistenzialista – la solitudine di Pericle – e un’atmosfera nordica. Scamarcio regala una delle sue prove migliori, eppure non tutto funziona: Pericle è meglio da solo, ovvero l’incontro con Anastasia, sebbene la Foïs sia brava, fa prendere una piega amorosa che imbarca qualche inverosimiglianza nella clandestinità dell’uomo. I difetti maggiori sono nelle caratterizzazioni (alla Quei bravi ragazzi e di stampo teatrale) di Don Luigi e, soprattutto, di Signorinella, che paiono quasi scorie, palle al piede per questa terza via. Superba al contrario per fotografia, respiro e impatto la scena di Scamarcio/Pericle singhiozzante sulla spiaggia di Calais. Bene a fuoco anche la parentesi nella casa sicura dei tunisini e, in generale, la vita belga di Pericle. Qual è il risultato complessivo? Una buona sortita all’insegna di “un altro mafia movie è possibile”.
Federico Pontiggia

Intervista

Pericle il nero

Intervista – Stefano Mordini
di Maurizio Di Rienzo

Il rapporto con Scamarcio è stato fondamentale per elaborare e realizzare questo percorso?

L’idea viene appunto da Riccardo, che sul set ha espresso da attore il lavoro svolto nella preparazione produttiva del film, quasi liberandosi del peso oscuro del suo personaggio: creatività, colori, taglio di capelli e abiti qualsiasi sono diventati tutt’uno con lui.

Qual è il significato di ambientare il film in un luogo lontano dalla Napoli del romanzo?

Porre a latere l’aspetto di storia camorristica, soprattutto non filmare la violenza criminale come sanguigno carisma e giocare su stilemi non consueti del genere noir (la teatralità di certe figure, l’umorismo nero) sono state direzioni e scelte da me condivise in pieno con Scamarcio e soci, e anche accentuate sul set e al montaggio. Pur essendo la nostra prima collaborazione professionale, la nostra sintonia è stata notevole.

Accanto alla Buena Onda di Scamarcio, Golino e Prestieri, i mitici fratelli Dardenne figurano come coproduttori.

Il loro Belgio, quasi un “non luogo” in cui inseguire ombre e seminare dubbi per questa storia, è stato ideale per dare a Pericle il nero una rotta drammaturgica non scontata, per equilibrare le fedeltà e le infedeltà al romanzo. La collaborazione dei grandi fratelli registi è stata fondamentale, anche tecnicamente e per gestire al meglio i tempi delle riprese. Anche se ci hanno suggerito loro un paio di tracce da seguire meglio, in sostanza è come ci avessero protetto dall’alto, più che da vicino.