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Federazione Italiana Cinema d'Essai

Scheda Film

MOEBIUS

Sceneggiatura: Kim Ki-duk
Interpreti: Jo Jae-hyeon, Seo Young-ju, Lee Eun-woo
Genere: Drammatico
Paese: Corea del Sud 2013, Colore, 90'
Distribuzione: Movie Inspired
Sinossi: Una famiglia vive una profonda crisi autodistruttiva dopo che la madre uccide accidentalmente il figlio.

Recensione Film

MOEBIUS

Proiezioni infuocate a Venezia per il nuovo Kim Ki-duk, capace di riannodare il legame con il suo pubblico affezionato, ben disposto a farsi turbare e straziare per 90’ con questa storia di disastri familiari. Nonostante Moebius metta in scena tre evirazioni, abusi di ogni tipo e suggerisca forme alternative di godimento, chi scrive aveva trovato ben più indigesto il Leone d’oro 2012, il precedente Pietà, del tutto privo di calore umano e anche stilisticamente più “sporco”. Non che i personaggi di Moebius se la passino bene, però il regista coreano ha l’idea geniale di realizzare un film del tutto privo di dialoghi, o meglio di voci: dei personaggi si mettono in scena le azioni, le reazioni, le interazioni sempre molto problematiche. La scelta si rivela decisiva perché il film dimostra come, quando mancano le parole, l’individuo perde la propria umanità per trasformarsi in un’entità animale, con impulsi di sopraffazione e aggressività.
È una moglie umiliata e trascurata quella che mette in opera una vendetta per interposta persona: non riuscendo ad evirare il marito, si sfoga sul figlio adolescente prima di sparire per buona parte del film. Il padre partecipa alla tragedia del figlio, cerca di assisterlo e si prepara per quando la scienza renderà possibile il trapianto del pene… (Ri)entra in scena la procace bottegaia, ex amante del padre, cui il figlio si avvicina attirando involontariamente prima i bulletti di classe poi ben più pericolosi sbandati. Inutile procedere nella descrizione di una trama torbida e dura da assimilare (a Venezia, in termini di tragedie e degenerazioni familiari, vi assicuriamo che si è visto anche di peggio, a dimostrazione che l’esplicitazione della brutalità induce minor repulsione): basti aggiungere che la vicenda include stupro, detenzione e la ricerca di forme alternative di godimento fisico e congiunzione carnale, a simboleggiare l’inseparabile legame tra piacere e dolore.
A metà tra raffinatezza e shock, Moebius si rivela opera stilisticamente compatta e costantemente sotto controllo, trascinante e respingente a un tempo, che ha soddisfatto la platea veneziana ma si preannuncia più ostica per il pubblico delle sale. Un film da vedere, da discutere, poco importa se lo amerete o lo odierete: un salutare antidoto al cloroformio imperante dei contenuti.
di Mario Mazzetti