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Federazione Italiana Cinema d'Essai

Scheda Film

A LADY IN PARIS

Sceneggiatura: Agnès Feuvre, Lise Macheboeuf, Ilmar Raag
Fotografia: Laurent Brunet
Montaggio: Anne-Laure Guégan
Interpreti: Jeanne Moreau, Laine Magi, Patrick Pineau
Produzione: TS Productions, Amrion Productions, La Parti Production
Distribuzione: Officine Ubu
Drammatico, Francia/Estonia/Belgio 2011
colore 94’
Sinossi: Frida è un'anziana estone che da molti anni vive a Parigi. Quando il suo giovane amico assume Anna, che si trasferisce dall’Estonia per prendersi cura di lei, la capricciosa e intrattabile signora farà di tutto per renderle la vita difficile...

Recensione Film

A LADY IN PARIS

Nell’Estonia periferica contemporanea il tempo si è fermato. Anna (Laine Magi) se ne rende conto dopo aver sepolto la madre. I figli, adulti, lavorano in città e per la donna, ancora piacente, nulla resta se non lunghe giornate di solitudine e sogni nel cassetto ormai dimenticati. Finché una telefonata dalla Francia potrebbe cambiarle il futuro: è richiesta una badante estone presso un’anziana signora, originaria del posto ma da anni parigina. Spinta dalla figlia, Anna accetta e parte alla volta della Ville Lumière. Artefice del contatto è Stéphane (Patrick Pineau), ex amante dell’anziana rimastole accanto in affezionata amicizia. Secondo Stéphane la pur splendida, ricca ed elegantissima Frida (Jeanne Moreau) ormai non può più farcela da sola, specie dopo aver tentato il suicidio. Per questo serve l’intervento di una donna più giovane, sua conterranea. L’incontro tra Anna e Frida è prevedibilmente controverso, perché l’anziana ovviamente sostiene (con arroganza) la propria autonomia. Anna viene immediatamente cacciata di casa ma è Stéphane a convincerla a non arrendersi. I giorni passano, le donne iniziano a conoscersi mentre Anna sente che Parigi potrebbe diventare casa sua. Un giorno l’incontro tra Frida e alcuni estoni immigrati con lei in Francia, ormai troppi anni fa, portano l’anziana a un comportamento imperdonabile nei confronti della più giovane, spingendola all’abbandono.
Al terzo lungometraggio l’estone Ilmar Raag, classe 1968, sembra rivivere la fortunata odissea delle sue protagoniste trovando, come loro, il tesoro made in France. Perché non solo il finanziamento ma anche una delle massime attrici di sempre del cinema francese hanno contribuito a rendergli possibile la produzione di questo film, piccolo e discreto, in concorso a Locarno 2012. Di fatto è lui, al maschile, l’estone a Parigi, il luogo ove oggi è ancora possibile sostenere e diversificare il cinema, protetto e promosso. Jeanne Moreau, a suo agio nel sofisticato appartamento-castello dove è confinata Frida, conferma il carisma di Grand Dame, vitalizzando ognuna delle scene in cui compare. Lo stesso non può dirsi della coprotagonista, la pur brava Laine Magi, forse (co)stretta in un ruolo subalterno a metaforizzare che alla fine i migranti devono sottostare alla cultura del paese ospitante. Il punto di vista del film si mantiene coerente nella figura di Anna, attraverso la quale si osserva un occidente sul viale del tramonto (Frida ricorda alcuni atteggiamenti di Norma Desmond) in costanti piani medi e movimenti di cinepresa ormai classici del neo-neoralismo urbano. Il messaggio è esplicito: la vecchia Europa muore mentre assorbe “il nuovo”, forse più povero, di certo altrettanto infelice. Niente d’inedito sul cine-filone del rapporto anziane-badanti e il ricordo di un buon esordio italiano di qualche anno fa, Mar nero di Federico Bondi, con un’Ilaria Occhini degna di questa Jeanne Moreau.
Anna Maria Pasetti