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Federazione Italiana Cinema d'Essai

Scheda Film

RE DELLA TERRA SELVAGGIA

SCENEGGIATURA: Lucy Alibar, Benh Zeitlin
INTERPRETI: Quvenzhané Wallis, Dwight Henry
FOTOGRAFIA: Ben Richardson
MONTAGGIO: Crockett Doob, Affonso Gonçalves
MUSICHE: Dan Romer, Benh Zeitlin
PRODUZIONE: Cinereach, Court 13 Pictures, Journeyman Pictures
DISTRIBUZIONE: Satine Film e Bolero Film
Drammatico - Usa 2012 - 92' FORMATO: Colore
SINOSSI: Il film è la storia di Hushpuppy, una bambina di sei anni che vive con Wink, papà severo ma affettuoso, nella comunità soprannominata Bathtub (La Grande Vasca), una zona paludosa di un delta del Sud americano. Wink, che ha contratto una grave malattia, sta preparando Hushpuppy a vivere in un mondo dove non ci sarà più lui a proteggerla. Inoltre la Grande Vasca è alla vigilia di una catastrofe di epiche proporzioni : gli equilibri naturali si infrangono, i ghiacci si sciolgono ed arrivano gli Aurochs, misteriose creature preistoriche. A Hushpuppy non resta che cercare di sopravvivere e mettersi alla ricerca della madre, che per lei è solo un vago ricordo.

Recensione Film

RE DELLA TERRA SELVAGGIA

di Domenico Barone
Lirico e lucreziano racconto di formazione sull’istinto di sopravvivenza, sulla forza sciamanica e salvifica della fantasia e dell’immaginazione, "Re della terra selvaggia" è la rivelazione dell’anno per il cinema indipendente americano. Apologo sulla forza rigeneratrice del coraggio, ricco di idee in un magico intreccio tra etica ed introspezione, è un’opera, ispirata dai racconti di Kipling, sul valore della determinazione e dell’innocenza contro cinismo e superficialità, fino a superare il senso del pericolo, lo smarrimento dell’isolamento e della solitudine. Una bambina di sei anni, orfana di madre, vive con il padre alcolizzato in un capanno sulle rive del Mississippi ed assiste, dopo una catastrofe ambientale, allo stravolgimento dei luoghi, tra belve mitologiche liberate dai ghiacci e giochi infantili, imparando l’arte della sopravvivenza. "Re della terra selvaggia", vincitore del Sundance Festival 2012, della Caméra d’Or a Cannes e ora candidato all’Oscar, è un film scarno, essenziale ed emotivo, costruito sulla combinazione espressiva tra documento, cronaca e invenzione, in bilico tra tragedia e bilancio interiore, lotta individuale e riflessione sull’immanenza del tempo. Scandito da uno stile sporco e nudo, che mette a fuoco l’impossibilità di staccarsi dalle proprie radici, "Re della terra selvaggia", con la struttura e le seduzioni cromatiche della fiaba, è un’avventura post apocalittica raccontata dalla purezza di una ragazzina all’ossessiva ricerca di equilibrio e serenità. Zeitlin filma la quotidianità straniante della tragedia, le conseguenze della perdita e delle rovine con una visione introspettiva che diventa elaborazione razionale del lutto, e celebra la forza esistenziale e rinnovatrice della vita combinando premonizioni arcaiche, paure radicate e incancellabili alla ricerca dell’essenza della condizione umana. Ricco di suggestioni e geniali intuizioni nel filmare il sorprendente spettacolo della natura, il regista segue gli spazi sconfinati trasfigurando i personaggi disperati e indifesi come nel cinema di Malick, con la scansione delle stagioni e le incertezze narrate da Kusturica, la contrapposizione tra la decadenza del mondo e la curiosità dei disegni di Miyazaki. Nella personale definizione dell’idea di caos, Zeitlin riduce la tensione e riesce a costruire un’opera dal cuore puro e antico, che celebra l’orgoglio delle radici combinando dramma e violenza sociale, rancori e rivendicazioni, con una visione allegorica e metaforica del cataclisma. "Re della terra selvaggia" è una storia al tempo stesso personale e universale sui paradisi perduti, senza significati politici, un percorso nella dimensione dell’irrazionale e nella spiritualità simbolica di esperienze e sentimenti.