FICE

Federazione Italiana Cinema d'Essai

Scheda Film

MALEDIMIELE

Sceneggiatura: Paola Rota, Marco Pozzi
Fotografia: Alessio Viola
Montaggio: Claudio Bonafede
Interpreti: Benedetta Gargari, Sonia Bergamasco, Gianmarco Tognazzi, Isa Barzizza, Alessandro Marverti, Dafne Masin, Micol Donghi, Tazio Nicoli
Produzione: 3per
Distribuzione: Movimento Film
Italia 2011 colore 97’
Sinossi:Maledimiele è la storia di Sara, un’adolescente di quindici anni che si ammala di anoressia. Non è la storia di un'anoressica. Sara conduce una doppia vita: quella alla luce del sole, dove recita la parte della brava ragazza, diligente e apparentemente senza problemi e quella segreta fatta di costrizioni, di autodisciplina e di regole ferree per imporre al suo corpo un irraggiungibile peso ideale. Inizialmente nessuno sembra accorgersi di niente: sia i genitori che le amiche del cuore faticano a vedere l’evolversi della malattia. Sara riesce infatti a nascondere le sue abitudini: i digiuni forzati, le corse nel parco spinte fino allo sfinimento, le ore in palestra, i pranzi e le cene occultati sapientemente nel bidone dell'immondizia sotto casa. Allo stesso tempo Sara costruisce la sua "camera dei segreti", dove stare tranquilla e agire indisturbata. Mentre dimagrisce Sara si sente sempre più forte, potente, invincibile. Tutto sembra procedere senza problemi fino a quando la ragazza sviene durante una gita scolastica. Da quel momento i suoi problemi con il cibo, fino a quel momento invisibili, diventano evidenti a tutti.

Recensione Film

MALEDIMIELE

di Federico Pontiggia
La storia di Sara (Benedetta Gargari), una 15enne che si ammala di anoressia. Eppure, dice il regista Marco Pozzi, “non è la storia di un’anoressica”. Come la Veronica di Kieslowski, Sara ha una doppia vita: alla luce del sole, una brava ragazza, diligente e spensierata, ma il suo dark side è popolato da costrizioni, autodisciplina e regole ferree per imporre al suo corpo un irraggiungibile peso ideale, con tanto di chili in post-it su fondo nero. Eppure, nessuno sembra accorgersi di niente: né i genitori (Sonia Bergamasco e Gianmarco Tognazzi) né le amiche del cuore, perché Sara ha fatto dell’elusione la ragione di vita. Digiuni forzati, bagni ghiacciati, corse nel parco spinte fino allo sfinimento, ore in palestra, i pranzi e le cene occultati nel bidone dell’immondizia sotto casa: non solo, Sara ha una “camera dei segreti” per stare tranquilla e agire indisturbata, con un lenzuolo dove seguire con un pennarello nero il suo corpo che scompare. Una folle Sindone, questa, perché mentre dimagrisce Sara si sente più forte, potente, invincibile. Ma non dura: sviene, i suoi problemi con il cibo affiorano alla luce del sole.
“Chi si ammala di anoressia è schiavo di un tiranno senza volto che esige sottomissione incondizionata”, scrive nelle note di regia Pozzi, e Maledimiele è il racconto audiovisivo di questa schiavitù decisa, vissuta, confermata e protetta a proprie spese. “Nella società dell’abbondanza un’anoressica si lascia morire di fame: forse il troppo di tutto si sta trasformando in troppo di niente”, e l’exemplum si regge sulle giovani spalle di Benedetta Gargari, la “meglio cosa” del film: all’inizio Pozzi non l’aiuta, facendole trangugiare biscotti e latte per poi vomitare con un’icasticità spinta all’iperbole, se non allo stereotipo. Poi Sara cresce drammaturgicamente, grazie allo sguardo intenso, alla presenza scenica di questa giovanissima ma già esperta attrice (premiata al Festival di Annecy 2011), e insieme rimane Sara, quella Sara lì, togliendo voltaggio paradigmatico per rimanere con i piedi per terra nel privato, nel nome di una ragazza come tante ma unica, irriproducibile. È la storia di Sara, insomma, scandita dai numeri del peso che cala, inframmezzata da inserti memoriali-onirici con l’eco della nonna, dell’infanzia e dell’affetto che non c’è stato. E poi le responsabilità del suo camminare con i piedi sull’abisso, dove è la madre a farla da padrona: madre, anzi donna in carriera, tutta foto e galleria, che predica un rapporto alla pari che sfocia nel disinteresse o, almeno, nella mancanza di controllo. Sara sta male, ma chi – letteralmente – se ne cura? Marco Pozzi giudica e non giudica, tallonandola con l’occhio nel buco della serratura e la macchina da presa sulla bilancia, in equilibrio tra individuale-universale, privato-simbolico.