FICE

Federazione Italiana Cinema d'Essai

Scheda Film Consigliato

MEMORY BOX

Sceneggiatura: Gaëlle Macé, Joanna Hadjithomas, Khalil Joreige
Fotografia: Josée Deshaies
Montaggio: Tina Baz
Musiche: Radwan Ghazi Moumneh
Interpreti: Rim Turki, Manal Issa, Paloma Vauthier, Clémence Sabbagh
Produzione: Haut et Court, Abbouts, Micro_Scope
Distribuzione: Movies Inspired
Francia/Libano/Canada 2021 - colore 102’

Recensione Film

MEMORY BOX

Un’adolescente, Alex, vive in Canada con la madre Maia e la nonna, fuggite dal Libano in piena guerra civile. Alla vigilia di Natale, a riaprire antiche ferite arriva un pacco che contiene diari, foto e audiocassette: echi del passato rimosso dalla madre, teenager passata negli anni ’80 dalla spensieratezza alla sciagura. Memory box, in concorso lo scorso anno alla Berlinale, è una storia con inevitabili cenni autobiografici, molto pop nella costruzione visiva, sugli echi delle tragedie del Libano nella vita di una famiglia tutta al femminile.
Cineasti, videoartisti, fotografi e docenti universitari, nati a un mese di distanza nel 1969 a Beirut, gli autori sono soliti muovere nei loro film (A perfect day, Je veux voir), nei documentari come nelle installazioni, da elementi della storia personale e familiare, propria o altrui. Le fonti iconografiche contenute nel pacco che sconvolge l’esistenza tranquilla della famiglia, squarciando il velo dei ricordi che la madre aveva preferito tenere per sé, appartengono alla stessa Hadjithomas, danno la stura a una serie di trovate grafiche che ravvivano la narrazione in flashback e danno voce, suoni e sostanza alla più classica delle scoperte per una figlia: quella che anche la propria madre è stata giovane, per di più in una terra foriera di promesse di cambiamento (deluse) e di disgrazie infinite. I quaderni, le foto, la canzoni d’epoca, i look alla Madonna, un amore impossibile, la lotta per una nuova società, la tensione montante, i lutti e le tragedie familiari costituiscono l’intrigante racconto a distanza di giornate indimenticabili che la Maia di ieri faceva alla sua migliore amica, trasferitasi a Parigi con la famiglia in fuga dalla guerra, e che ora vengono restituiti alla mittente.
Un vaso di Pandora che la donna preferisce non aprire, mentre sarà la figlia ad immergervisi, scoprendo l’adolescenza tumultuosa della madre e alcuni segreti inimmaginabili, in un affascinante percorso di elaborazione (e trasmissione) della memoria tra diverse generazioni. Il passato riprende così vita, tumultuoso e ricco di energia in una città stretta nella morsa, attraverso testimonianze reali e la ricostruzione operata da Alex, che non ha ricordi diretti del Libano ma che funge da messaggera della lunga e ancora irrisolta pagina nera nella storia del paese, consegnando agli spettatori un racconto coinvolgente, saldamente controllato dai suoi autori.
Mario Mazzetti