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Federazione Italiana Cinema d'Essai

Scheda Film Consigliato

C'MON C'MON

Sceneggiatura: Mike Mills
Fotografia: Robbie Ryan
Montaggio: Jennifer Vecchiarello
Musiche: Aaron e Bryce Dessner
Interpreti: Joaquin Phoenix, Woody Norman, Gaby Hoffmann, Molly Webster
Produzione: A24
Distribuzione: Notorious Pictures
USA 2021 - bianco e nero 106’

Recensione Film

C'MON C'MON

Terzo arriva il figlio. Dopo "Beginners" ispirato al padre e "Le donne della mia vita" ispirato alla madre, il regista e sceneggiatore americano (classe 1966) Mike Mills dirige "C’mon C’mon", focalizzando il rapporto tra genitori e figli, sintetizzando la relazione tra adulti e bambini. La catalisi tocca a Joaquin Phoenix, alias Johnny, un giornalista radiofonico che percorre on the road l’America profonda per intervistare i bambini sul futuro (assai) incerto del mondo. Ma un conto è il lavoro, un altro gli affetti: senza preavviso, Johnny dovrà prendersi cura del nipotino di nove anni Jesse (Woody Norman), giacché sua sorella Viv (Gaby Hoffmann) deve occuparsi del padre del bambino, affetto da disturbi mentali. Detroit, Los Angeles, New York e New Orleans: le traiettorie in un poetico e stiloso bianco e nero elevano strada a percorso, necessità a virtù, complice l’assoluta, istantanea devozione di Phoenix alla causa. La sua naturale empatia, la dimestichezza all’umano aprono il film, dischiudendo una profonda riflessione sull’avvenire, ovvero sui bambini cui toccherà.
Da Telluride alla Festa di Roma, "C’mon C’mon" sospende la sospensione - se non la separazione - degli adulti rispetto alla generazione di cui sono padri, e nel rapporto ondivago tra il responsabile Johnny e l’incontenibile Jesse semina la speranza, traccia il legame che è soprattutto di conoscenza, di libri (dal Mago di Oz a Star child di Claire A. Nivola), di sguardi, di dispositivi e architetture. Quel che manca, all’opposto, è il manuale: quello del buon genitore non esiste, si recita, o meglio si vive a soggetto, all’impronta, perché un conto è ascoltare, registrare e andarsene, un altro vivere, e condividere, con chi ti crescerà accanto. E qui capiamo che la memoria, scoperto leit motiv del corpus di Mills (peraltro marito di Miranda July) già dall’opera prima "Thumbsucker - Il succhiapollice", non è mai meramente evidenza mnemonica, evenienza storica, bensì precipitato emotivo, guadagno sentimentale.
Anche così un canovaccio non irrefutabilmente innovativo può concedersi lo stupore e persino la meraviglia: senza leziosità né stucchevolezza, "C’mon C’mon" predica dal titolo schiettezza e prassi, delegando a Phoenix il raccordo poetico, il ricamo umanista. Non è peregrino trovarvi assonanze intergenerazionali con "Minari": “Quando le cose”, afferma Mills”, sembrano così vive, imprevedibili, sorprendenti, è quello il momento in cui mi emoziono di più come regista”.
Federico Pontiggia