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Federazione Italiana Cinema d'Essai

Scheda Film Consigliato

UN ALTRO MONDO

Titolo originale: Un autre monde
Sceneggiatura: Olivier Gorce, Stéphane Brizé
Fotografia: Eric Dumont
Montaggio: Anne Klotz
Musiche: Camille Rocailleux
Interpreti: Vincent Lindon, Sandrine Kiberlain, Anthony Bajon, Marie Drucker
Produzione: Nord-Ouest Films, France 3 Cinéma, Diaphana
Distribuzione: Movies Inspired
Francia 2021 - colore 96’

Recensione Film

UN ALTRO MONDO

Ancora il mondo del lavoro per completare, dopo LA LEGGE DEL MERCATO e IN GUERRA, un’ideale trilogia incentrata sulle fratture e i conflitti determinati dal sistema, ma con una sostanziale novità: se i precedenti film di Stéphane Brizé, con protagonista del primo un lavoratore precario e del secondo un sindacalista, raccontavano la lotta fra le classi dei nostri giorni, in UN ALTRO MONDO lo scontro avviene all’interno di una stessa fascia sociale, quella dei manager, a dimostrazione che il capitalismo divora perfino se stesso. Secondo Brizé, insomma, la dialettica “dirigente cattivo-lavoratore buono” è semplicistica e superata: è il sistema che non funziona più, perché ai manager è chiesto di trasformarsi in esecutori di un algoritmo che pretende obbedienza a richieste impossibili, e persino la semplice contestazione si trasforma in un atto generoso destinato alla sconfitta.
È ciò che nel film, presentato in concorso a Venezia, accade a Philippe Lemesle, dirigente di uno stabilimento di elettrodomestici che fa parte di una multinazionale. Il consiglio d’amministrazione della casa madre vorrebbe che Philippe predisponesse un piano di licenziamenti, mandando a casa una cinquantina di dipendenti. Philipe ritiene incoerente e assurda la richiesta: per salvare il maggior numero di posti di lavoro è disposto persino a rinunciare ai bonus annuali previsti dal contratto. S’impegna oltre ogni limite, fino a sacrificare gli equilibri familiari, ma il meccanismo lo stritola: per cercare di salvare un briciolo di umanità, Philippe finisce per inimicarsi superiori e sottoposti. L’esito è scontato: la logica del profitto è implacabile, il cinismo imperante considera i dipendenti numeri e non persone.
Brizé riesce ad affrontare questi argomenti comunicando una vibrante emozione: perfino le riunioni aziendali e gli incontri fra top manager, grazie a dialoghi serrati e a dinamici movimenti di macchina che rendono tutto realistico, diventano confronti spettacolari. L’autenticità del film probabilmente deriva dal fatto che Brizé non è mosso da motivazioni dichiaratamente ideologiche e politiche, come ad esempio nel cinema di Ken Loach, ma è spinto da un sentimento etico e morale. Il suo eroe, Philippe, magistralmente interpretato da Vincent Lindon (già protagonista dei precedenti film di Brizé citati in apertura), non è un imprenditore di sinistra ma semplicemente un uomo incapace di tradire la propria coscienza e di sacrificare la propria dignità.
Franco Montini

SU VIVILCINEMA N. 2/2022 L'INTERVISTA AL PROTAGONISTA VINCENT LINDON