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Scheda Film Consigliato

LUNANA - IL VILLAGGIO ALLA FINE DEL MONDO

Titolo originale: Lunana: A yak in the classroom
Sceneggiatura: Pawo Choyning Dorji
Fotografia: Jigme Tenzing
Montaggio: Hsiao-Yun Ku
Interpreti: Sherab Dorji, Ugyen Norbu Lhendup, Kelden Lhamo Gurung, Kunzang Wangdi, Pem Zam
Produzione: Dangphu Dingphu: A 3 Pigs Production, Huanxi Media Group
Distribuzione: Officine Ubu
Bhutan 2019 - colore 109’

Recensione Film

LUNANA - IL VILLAGGIO ALLA FINE DEL MONDO

Circondato da Cina e India, il Bhutan è un regno buddista ubicato sul versante orientale dell’Himalaya, tra montagne e vallate, monasteri e fortezze. Nessuno aveva mai fatto caso alla cinematografia del paese asiatico fino alla comparsa di questo film nella cinquina dell’Oscar 2022 al film internazionale, dopo la prima mondiale al London Film Festival e tanti festival minori.
Non senza qualche spunto di propaganda, nei primi concitati minuti il giovane protagonista Ugyen, un insegnante che, al penultimo anno di praticantato, si confessa demotivato e poco propenso a proseguire, viene assegnato per l’ultimo mandato a una delle zone più remote dello stato, all’estremo nord, un cambio di scenario radicale rispetto alla capitale Thimphu, dove vive con la nonna. Ugyen vorrebbe cantare per vivere, sogna di trasferirsi in Australia e l’idea di trascorrere qualche mese in mezzo alle montagne, senza elettricità, è per lui uno shock culturale. Stretto tra l’osservanza di un percorso predefinito e l’aspirazione a una vita più avventurosa e priva di responsabilità, il ragazzo inizia un viaggio anche metaforico, giacché raggiungere Lunana (56 anime, 4.800 m di altitudine) vuol dire intraprendere un cammino a piedi di sei giorni, accompagnato da due pastori e tre asini attraverso valichi e sentieri, abbandonando agi e abitudini urbane per tornare a contatto con la natura e i suoi cicli.
Il pregio principale dell’opera prima di Pawo Choyning Dorij, dopo un avvio piuttosto prevedibile, è che ci immerge presto in medias res, con i compagni di viaggio che non hanno mai sentito parlare di global warming ma sanno che il venir meno di ghiacci e nevi perenni sta portando all’estinzione la fauna locale. Accolto a Lunana dal capo villaggio e dagli abitanti che vivono di pastorizia, superato il rigetto iniziale il giovane maestro si abitua ai ritmi naturali e al modus vivendi, entrando sorprendentemente in sintonia con le abitudini locali, prima tra tutte (oltre alla convivenza con gli yak) il canto come veicolo di armonia e condivisione.
Per Ugyen l’esperienza (che il capo villaggio definisce di “connessione karmica”) si trasforma in un’oasi di serenità: la vita segue il suo corso, i legami inevitabilmente intrecciati costituiscono un percorso di crescita che l’autore descrive senza retorica, con una narrazione dai ritmi occidentali ma intrisa di una spiritualità che affiora con delicatezza - senza contare i paesaggi incontaminati valorizzati dal grande schermo… (MM)