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CODA - I SEGNI DEL CUORE

Sceneggiatura: Sian Heder dal film “La famiglia Bélier”
Fotografia: Paula Huidobro
Montaggio: Geraud Brisson
Musiche: Marius de Vries
Interpreti: Emilia Jones, Troy Kotsur, Marlee Matlin, Eugenio Derbez, Ferdia Walsh-Peelo, Daniel Durant
Produzione: Vendôme Pictures, Pathé Films, Picture Perfect
Distribuzione: Eagle Pictures (DAL 31 MARZO AL CINEMA)
Stati Uniti/Francia/Canada 2021 - colore 111’

Recensione Film

CODA - I SEGNI DEL CUORE

È riduttivo definire CODA semplicemente come il convincente remake americano del francese "La famiglia Bélier". È anche un film scritto e diretto da Sian Heder, che dopo "Tallulah" ha fatto ritorno con questo film al Sundance Festival, alla vigilia dell’esplosione pandemica, vincendo di tutto nella sezione US Dramatic: il Grand Jury Prize, il premio del pubblico, quello per la regia e un premio speciale al cast. Nella storia del festival del cinema indipendente è anche il film acquistato al prezzo più alto, ben 25 milioni di dollari dalla piattaforma Apple, dopo la chiusura delle sale. Alla luce dei 3 Oscar appena portati a casa, non necessariamente meritati, l'investimento sembra sia valso la pena.

Alcune differenze rispetto all’originale sono una nota di merito: è più centrale il personaggio di Ruby, unica udente in una famiglia - padre, madre, fratello maggiore - di sordomuti (il titolo è l’acronimo di Child Of Deaf Adults, figlio di adulti sordi); tutto suo il conflitto tra il dover essere sempre a disposizione e il desiderio di emanciparsi, tra l’ansia di proteggere i suoi cari, anche a costo di un’emarginazione spesso autoinflitta, e il desiderio di vivere la propria adolescenza. Altra variazione efficace è il contesto ambientale: non una fattoria come nell’originale ma la comunità di pescatori di Gloucester, Massachussetts, una località che la regista conosce bene, non lontana dalla Manchester by the Sea tratteggiata nell’omonimo film da Kenneth Lonergan.
Per Ruby la giornata inizia alle 3 di mattina, per seguire gli uomini di casa sul peschereccio, prima della scuola e del coro di cui ha deciso di far parte, attratta da una passione coltivata in solitaria ma anche dal coetaneo Miles. Sarà un’esperienza decisiva per iniziare a esplorare il mondo, i sentimenti e anche se stessa, con l’aiuto del maestro di musica messicano, salvo fare i conti con i vincoli familiari e professionali, con la necessità di dare una mano, e anche con l’ansia materna di lasciarla andare. Quella di Ruby è una mediazione tra due mondi che per gran parte del film non dialogano, un po’ per la mancanza di strumenti da parte degli abitanti del villaggio, ma anche per l’autoesclusione della famiglia non udente – composta di attori sordi, a partire da Marlee Matlin (premio Oscar nel lontano 1986 per Figli di un dio minore), che ha preteso colleghi corrispondenti al ruolo, con cui la giovane e brava Emilia Jones ha interagito imparando la lingua dei segni. Una commedia drammatica ben costruita, che sa dosare ritmi e toni fino al finale, inevitabilmente da fazzoletti.
Mario Mazzetti