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Federazione Italiana Cinema d'Essai

Scheda Film Consigliato

SOLE ALTO

Titolo originale: Zvizdan …Sceneggiatura: Dalibor Matanic …Fotografia: Marko Brdar …Montaggio: Tomislav Paulic …Musiche: Alen e Nenad Sinkauz …Interpreti: Tihana Lazovic, Goran Markovic, Nives Ivankovic, Dado Cosic, Stipe Radoja …Produzione: Kinorama, Gustav Film, See Film …Croazia/Slovenia/Serbia 2015 …colore 122’

Recensione Film

SOLE ALTO

Il 40enne Dalibor Matanic, nato a Zara, con Sole alto è stato premiato al Certain Regard dell’ultimo festival di Cannes e ha lanciato i suoi interpreti Tihana Lazovic e Goran Markovic, che incarnano con bravura tre coppie interetniche (lei serba, lui croato) e i relativi contesti familiari, prima e dopo il conflitto in Jugoslavia. Nel 1991 incontriamo Jelena e Ivan sulla riva del lago, mentre trascorrono beatamente un pomeriggio estivo. Il clima idilliaco è in realtà spezzato dagli echi di guerra che si intensificano: i rapporti tra le etnie si incattiviscono e, quando arrivano le milizie, il distacco è ormai irreversibile e l’odio prorompe tra chi un tempo si frequentava. I due ragazzi pianificano la fuga, ma l’ostilità del fratello neo arruolato di lei si mette di traverso e finisce malissimo. Dopo una canzone folk di raccordo, mentre scorrono le immagini di case distrutte, diroccate, semicrollate con effetti personali tra le rovine, siamo nel 2001, quando Natasha e la madre tornano a casa dopo aver trascorso il primo dopoguerra in un alloggio di fortuna. Il materasso bruciato riporta alla memoria i lutti familiari (gli uomini di casa sono morti), e il rancore della ragazza si traduce nell’avversione muta nei confronti di Ante, l’operaio serbo chiamato a ristrutturare casa. Non meno provata, la madre vorrebbe voltare pagina ma la guerra è ancora troppo recente perché la figlia non sfoghi su di lei la propria rabbia e perché l’attrazione tra i giovani si consumi senza provocare ferite e umiliazioni. Altro raccordo, su un ritmo sincopato mentre il paesaggio scorre rapido con l’evidente ricostruzione: siamo nel 2011, Luka sta tornando al villaggio per un rave party, in un clima spensierato nello stesso bar in riva al lago che abbiamo già conosciuto. È attanagliato dal senso di colpa, durante la visita ai genitori e soprattutto dalla ex, che ha abbandonato per gli studi universitari in città: sente di aver bruciato un’occasione irripetibile, in un clima di divertimento collettivo fino al bel finale subacqueo e all’alba di un nuovo giorno.
È bravo Matanic a dosare i tempi dell’attesa, che sia del peggio in arrivo, di un’improbabile ritorno alla normalità o nel rimpianto di ciò che poteva essere e non è stato. Originale l’approccio alla tragedia abbattutasi sul suo paese, senza alcuna sequenza bellica, evocata attraverso le speranze tradite e l’incredulità di coppie oltraggiate, impossibili o rinnegate. I paesaggi sono luoghi fisici ma anche emotivi, la musica si fa metafora e baluardo di coesione, il lago un simbolo di benessere e languore: la felicità, sembra suggerire l’autore col suo film lieve e struggente, sarebbe a portata di mano se non prevalessero gli istinti di sopraffazione.
Mario Mazzetti