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Federazione Italiana Cinema d'Essai

Scheda Film Consigliato

TRE CUORI

ATTORI: Charlotte Gainsbourg, Catherine Deneuve, Chiara Mastroianni, Benoît Poelvoorde, Caroline Piette
GENERE: Drammatico
SCENEGGIATURA: Benoît Jacquot, Julien Boivent
MONTAGGIO: Julia Gregory
PRODUZIONE: Pandora Filmproduktion, Rectangle Productions
DISTRIBUZIONE: BIM
PAESE: Francia
SINOSSI: In un paesaggio di campagna nella provincia francese avviene una notte l'incontro casuale tra Marc e Sylvie. Parlando di tutto tranne che di se stessi, Marc e Sylvie passano alcune ore insieme scoprendo una forte intesa reciproca. Prima che Marc salga sul primo treno della mattina verso Parigi, i due si danno appuntamento nella capitale qualche giorno dopo. Eventi casuali fanno sì che solo Sylvie possa presentarsi all'appuntamento. Marc però non si dà per vinto e si mette alla ricerca della donna, senza ottenere successo. Durante le sue ricerche Marc conosce un'altra donna che scoprirà essere la sorella di Sophie.

Recensione Film

TRE CUORI

BENOIT JACQUOT – TRE DONNE
Intervista di Barbara Corsi

Il cuore per Benoit Jacquot non è solo la sede metaforica dei sentimenti e delle emozioni, ma anche l’organo fisico che pulsa con essi.

Così, se i Tre cuori di persone vicine come Marc, Sylvie e Sophie (Benoît Poelvoorde, Charlotte Gaisnsbourg e Chiara Mastroianni), protagonisti del film presentato a Venezia, si trovano a battere con ritmi dissonanti, le conseguenze possono essere fatali.

Marc si dichiara un seduttore ma viene travolto dalla passione. Con questo ha voluto rappresentare una sensibilità maschile moderna rispetto al ruolo tradizionale dell’uomo?
Come insegna Don Giovanni, i seduttori sono tipi molto fragili. Quello che mi interessava era mostrare un uomo diviso e vulnerabile, non so fino a che punto ‘moderno’. Marc è un personaggio contemporaneo, ma potrebbe anche appartenere a un’altra epoca e sarà ancora attuale fra un secolo.

Stavolta è un uomo a dibattersi nel classico dualismo fra amore e passione…
Di solito la protagonista dei miei film è una donna, ma stavolta avevo veramente voglia di cambiare ottica. Ho immaginato Marc scisso fra due donne per le quali prova sentimenti opposti: la passione irresistibile per Sylvie, che si consuma nello spazio di un minuto e che gli è fatale, e l’amore reale, duraturo e costruttivo per Sophie. Il fatto che le donne siano sorelle lo mette quasi a confronto con i due volti di un’unica donna.

Il mal di cuore che colpisce Marc quando incontra Sylvie, riporta immediatamente al melodramma musicale ottocentesco. Il riferimento è voluto?
Non avrei mai fatto questo film se non avessi avuto l’esperienza della messa in scena di opere come La traviata o il Werther, con la loro esaltazione dei sentimenti. Il melodramma musicale mi ha influenzato moltissimo.

Perché ha inserito nella storia la vicenda del sindaco corrotto, che ha poco a che fare con l’intreccio sentimentale?
Avevo bisogno che Marc avesse un’occasione per esprimere la violenza che ha dentro, un pretesto per sfogare la sua rabbia verso una persona poco onesta – come anche lui sente di essere - che per giunta è responsabile del suo legame con Sophie, avendone celebrato il matrimonio. È come se Marc volesse annullare quel momento, sbarazzarsi della colpa e prendersi una specie di vendetta personale.

A un certo punto del film si inserisce una voce narrante: è un richiamo alla natura letteraria del racconto?
Nella prima parte del film il tempo non è misurabile, non si sa quante settimane o mesi sono passati. La voce narrante restituisce una scansione temporale agli avvenimenti.

Crede che il melodramma sia un genere ancora vivo? E che tipo di pubblico immagina per esso?
L’essenza del melodramma è l’universalità dei sentimenti. Tutti - giovani, vecchi, donne uomini – possono esserne toccati.

RECENSIONE
La musica di alta suspence (a firma di Bruno Coulais) è quella dei gialli più tesi, anche se siamo in tutt’altra storia, in un dramma sentimentale con un senso di tragedia incombente e qualche richiamo al primo Resnais, o se volete al Truffaut più melodrammatico. Tre cuori si lascia apprezzare nella descrizione di personaggi alla ricerca dell’equilibrio, delle loro pulsioni in balia del caso, ben servito com’è da un cast composto da Benoit Poelvoorde (Marc), ispettore del fisco in cerca dell’anima gemella e soggetto a forti attacchi d’ansia; da Charlotte Gainsbourg (Sylvie), determinata antiquaria alle prese con la decisione cruciale se seguire o meno il compagno negli Usa; da Chiara Mastroianni (Sophie), sorella anch’ella antiquaria con spirito meno indipendente e una dolcezza d’animo che la rende vulnerabile; dalla madre delle due donne, una Catherine Deneuve perennemente alle prese con pranzi e cene ma attenta osservatrice degli slanci e delle crisi che la circondano.
Siamo in provincia, il film parte con l’ultimo treno per Parigi che il protagonista perde, vagando per la misteriosa città (il cui nome non viene mai citato) fino all’incontro con Sylvie. Una notte trascorsa a parlare, a trovare punti in comune e di attrazione reciproca con un appuntamento a Parigi nel weekend successivo. L’imprevisto, le scelte e la vita che prosegue, fino all’incontro tra Marc e Sophie, nella stessa cittadina, entrambi ignari della prossimità tra le due donne. Tra i due sboccia l’amore, quello che spinge a sistemarsi, fino alle nozze celebrate dal sindaco, con l’arrivo di Sylvie dagli Usa e lo smarrimento nel trovarsi di fronte come cognato l’uomo dei sogni. Con un senso di immanenza sottolineato dalle musiche di Coulais, resta da capire quanto tempo trascorrerà prima che i due “amanti soltanto accennati” si ritrovino, se riusciranno a confessarsi ai familiari o se la menzogna e la reticenza si perpetueranno.
Melodramma asciutto, un quadro di provincia che assume sfumature chabroliane, il film di Jacquot soffre del clima claustrofobico nel quale è immerso pur superando il rischio di scivoloni melodrammatici, anche grazie all’apporto degli attori. Un film che il pubblico delle sale apprezzerà più di quanto critici e addetti ai lavori abbiano fatto a Venezia, dove si sa che le storie d’amore maledette e infarcite di rimorsi e rimpianti non hanno vita facile...
Mario Mazzetti