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Federazione Italiana Cinema d'Essai

Scheda Film Consigliato

SUGAR MAN

Produzione: Red Box Films, Passion Pictures
Distribuzione: I Wonder
Paese: Gran Bretagna, Svezia 2012
Durata: 86 Min
Formato: B/N-Colore
Genere: Documentario
Sinossi: Ci sono storie che valgono più di un premio Oscar. È il caso di Sixto Rodriguez, il più insolito successo nella storia della musica. Lo scoprono in un bar di Detroit, alla fine degli anni Sessanta, due produttori convinti d’aver trovato il profeta di una generazione. Avevano ragione, ma il pubblico non se ne accorge: il primo disco di Rodriguez è un capolavoro, ma anche un fiasco. Negli USA. Ma nel Sud Africa dell’Apartheid, dove arriva clandestinamente, Rodriguez diventa una leggenda, la sua musica la colonna sonora di una generazione in lotta. All’insaputa dell’autore, che si ritira dalle scene. Finché, trent’anni dopo, due fan decidono di mettersi sulle sue tracce, scoprire che fine ha fatto e cosa è andato storto.

Recensione Film

SUGAR MAN

SUGAR MAN di Mario Mazzetti
È un documentario ma è anche un giallo: l’ideale sarebbe gustarlo esattamente come hanno fatto spettatori e critici del Sundance, senza conoscere la storia di questo cantautore di origini ispaniche, che incise due dischi (Cold fact e Coming from reality) nei primi anni ’70 – periodo rigoglioso e irripetibile per la musica popolare, in tutte le sue declinazioni – prima di svanire nell’anonimato, licenziato dalla casa discografica per le scarse vendite. Una vicenda talmente singolare e incredibile che sembra un mockumentary su un personaggio immaginario: non tanto per la scarsa fama in patria e in occidente – viene in mente un bel doc di produzione italiana su un caso analogo: The one man Beatles di Cosimo Messeri, dedicato alla figura di Emitt Rhodes – quanto per l’enorme popolarità che (“a sua insaputa”, ed è vero) Rodriguez ha conosciuto in Sudafrica, milioni di copie vendute senza che i diritti d’autore fossero mai recapitati alla persona giusta. Una popolarità dovuta ai temi sociali trattati nelle sue ballate dagli arrangiamenti raffinati (in molti nel film lo paragonano a Bob Dylan), che nelle menti sotto ferreo controllo del regime dell’apartheid suggeriva la possibilità di contrapporsi al sistema, di pensare con la propria testa, di dire no alle ingiustizie sociali. Ma anche alla notizia, probabilmente diffusa da chi non apprezzava la portata sociale di canzoni in parte censurate, che l’artista si fosse suicidato in scena a causa dell’indifferenza del pubblico. Finché un giornalista musicale, un musicista e un negoziante di dischi sudafricani, di fronte al mistero sull’identità e sulla provenienza di Sixto Rodriguez, decidono di mettersi sulle tracce dell’idolo senza volto, fino a identificare in Detroit (la città della Motown, e molto pochi sono i “gradi di separazione” con i beniamini del soul) la città natale del cantautore poi divenuto operaio. Gli sviluppi, che non raccontiamo nella vana speranza che siano ignoti ai lettori, sono sorprendenti ed emozionanti, fino a evidenziare il ruolo del documentario (di questo come di altri) come narrazione di vite vissute che contribuisce a ravvivarne la fama (con tanto di colonna sonora, un’antologia dell’artista). Fin qui la vicenda artistica e umana del cantautore. Restando allo specifico filmico, il giudizio è altrettanto positivo: avanti e indietro tra Cape Town, Los Angeles e Detroit, Searching for Sugarman è un ottimo esempio di costruzione narrativa calibrata, dai notevoli mezzi (vedere per credere i titoli di testa, la fotografia e piccoli tocchi d’autore, come la ricostruzione dei luoghi dove era solito vagabondare l’artista), ricco di suspense e di dettagli che accrescono il piacere della visione, fino alla svolta della scoperta della sorte del musicista. Anche qui scatta l’identificazione tra le storie narrate dall’acuto osservatore sociale e la sua vicenda personale: lavoro, stenti, ingiustizie emergono dalle canzoni come spaccato di una realtà degradata, e se non ci fosse il cinema (del reale) a raccontarlo, il lieto fine sarebbe impossibile. Il tutto accompagnato da una confezione che scatena l’emozione, soprattutto nel finale sudafricano quando l’investigazione è ormai conclusa, con ampio utilizzo di carrellate orizzontali (i luoghi desolati, i bar) e verticali (gli skyline). Un’opera altamente consigliabile, non soltanto agli appassionati di musica ma a tutti i cinefili, giustamente premiata con l’Oscar 2013 per il miglior documentario.