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Scheda Film Consigliato

BALLATA DELL'ODIO E DELL'AMORE

Sceneggiatura: Alex de la Iglesia
Cast: Carlos Areces, Antonio de la Torre, Carolina Bang
Montaggio: Alejandro Lazaro
Fotografia: Kiko de la Rica
Produzione: Tornasol Films, Castafiore Films, La Fabrique 2
Distribuzione: Mikado
Spagna-Francia 2010 colore 107’
Sinossi: 1937. La Spagna è nel mezzo della terribile Guerra Civile. In un circo il Pagliaccio Tonto viene interrotto nel mezzo della sua performance e reclutato con la forza da un gruppo di repubblicani. Mentre indossa ancora il suo costume di scena, gli viene messo in mano un machete e viene condotto in battaglia contro i soldati franchisti, dove da solo massacra un intero plotone.

Recensione Film

BALLATA DELL'ODIO E DELL'AMORE

Barbara Corsi
Alla cerimonia finale della Mostra di Venezia, Alex de la Iglesia si è inginocchiato ricevendo dalle mani del presidente della giuria Quentin Tarantino il Leone d’Argento per la miglior regia e l’Osella alla miglior sceneggiatura per il suo film Balada triste de trompeta
. Il regista spagnolo, autore di Azione mutante, Crimen perfecto, La comunidad, era consapevole di aver realizzato un film disturbante ed eccessivo che avrebbe potuto anche non essere compreso nella sua disperata poesia. Fortunatamente – e in una certa contraddizione col minimalismo del Leone d’oro a Sofia Coppola – il festival ha tributato il giusto omaggio a quello che de la Iglesia definisce il suo “film più personale” ma che nel personale comprende il sentimento collettivo di una nazione.
Dopo un prologo ambientato nel ’37, durante la guerra civile spagnola, l’azione si sposta nel 1973, alla vigilia della caduta del regime dittatoriale di Francisco Franco, un periodo segnato da atti terroristici e violente repressioni. Javier, figlio di un clown reclutato nel bel mezzo di uno spettacolo per partecipare a una sanguinosa azione di guerra, da adulto intende seguire le orme del padre ma sa che, per le sofferenze vissute, non potrà che essere un clown triste. In questo ruolo trova lavoro in un circo come spalla del clown allegro Sergio, un uomo violento, legato da un rapporto sado-masochista alla bella trapezista Natalia. Quando Javier si innamora di lei e decide di salvarla, comincia fra i due una guerra senza esclusione di colpi, che farà dei loro corpi un campo di battaglia, trasformandoli in mostri.
I mostri sono i veri protagonisti di questo film, che già nei titoli di testa – fra i più belli mai visti sullo schermo – avvicina i dittatori del ‘900 a Frankenstein e Nosferatu, annunciando quel gioco di rimandi fra orrore immaginario e reale, piano onirico e piano storico, che è la cifra stilistica del film. Gli incubi che hanno perseguitato de la Iglesia da bambino, quando in televisione vedeva alternarsi i clown del circo e le vittime della battaglia antifranchista, prendono forma in immagini estreme, montate a un ritmo forsennato e dominate dal sentimento ineluttabile di una violenza che pervade ogni cosa e lascia i segni della colpa anche sugli innocenti eredi della guerra civile. La storia del Novecento spagnolo diventa allora un enorme circo horror – molto lontano dalla visione elegiaca di Fellini e Chaplin – e i corpi martoriati dei clown, al pari delle rappresentazioni dei santi nell’iconografia della controriforma, l’espressione di una società repressiva e intimamente violenta, con cui il presente deve fare i conti. La metafora raggiunge vette di grande cinema durante la sequenza della “macchina volante” di Carrero Blanco e in quella del morso alla mano del Caudillo, vendetta desiderata da un intero popolo e sublimata in un gesto. De la Iglesia non risparmia neppure i simboli della chiesa cattolica, che del regime fu complice, ingigantiti in un personalissimo e molto spagnolo Monte Rushmore a forma di croce. Dalla deformazione grottesca è esclusa solo Natalia, vittima sacrificale del dolore di ogni guerra civile e insieme causa e complice dell’orrore.

Intervista – Alex de la Iglesia
RIDI, PAGLIACCIO
Mix tra horror e umorismo per rivivere il periodo più buio della storia spagnola del ‘900: dopo i premi veneziani, “Ballata dell’odio e dell’amore” potrebbe restare inedito a causa dei problemi della distributrice Mikado
di Barbara Corsi

Viene da una vecchia canzone di Nini Rosso il titolo del film dello spagnolo Alex de la Iglesia, Balada triste de trompeta (Ballata dell’odio e dell’amore), che a Venezia ha vinto il Leone d’argento per la regia e l’Osella d’oro per la miglior sceneggiatura. La canzone accompagna ironicamente uno dei momenti più melodrammatici di un film che cavalca spudoratamente generi e citazioni cinematografiche, ricordi personali e storia della Spagna. Il pretesto è la rivalità fra due clown dello stesso circo, l’allegro e il triste, che si battono per l’amore di una bella trapezista durante gli anni della crisi del franchismo; ma lo sguardo va indietro, alla guerra civile del 1936-‘39 e alla violenza con cui essa ha infettato tutte le relazioni umane. “C’è un legame stretto”, sostiene de la Iglesia, “fra sesso, violenza e humour, perché non c’è sesso senza una certa violenza ed è impossibile amare senza una buona dose di umorismo”. La sua Ballata è una libera associazione fra questi elementi che non lascerà indifferenti gli spettatori, fra estremi pulp, rivisitazioni surreali della storia e mutazioni horror dei corpi degli attori, due dei quali, Carolina Bang e Carlos Areces, sono anche i protagonisti della serie televisiva di successo Pluton, diretta dallo stesso regista.


Il film parla di un preciso momento nella storia della Spagna, gli anni che precedettero la caduta di Franco. Come ha vissuto personalmente quel momento?
Nel 1973 avevo otto anni e ricordo quel periodo come un sogno allucinante. Poteva capitare di affacciarsi alla finestra e vedere i poliziotti che sparavano sulla gente alle manifestazioni. Niente era normale ma si viveva come se quella violenza fosse normale. In quegli anni ho sviluppato il mio carattere.

Che ragazzo era il de la Iglesia del ’73?
Ero il classico ragazzo timido, che se ne sta in un angolo. Se avessi giocato a calcio e avuto una vita sessuale normale, probabilmente non farei questo genere di film. Sono un tipo triste, nei miei film cerco di essere divertente ma nel profondo sono triste.

A giudicare dai toni estremi di questa Ballata, lei sembra avere del risentimento verso un periodo storico che, con il ritorno della democrazia, è stato archiviato abbastanza in fretta.
Hanno distrutto la mia infanzia, mi hanno caricato sulle spalle questo passato ma non sono colpevole, non è giusto. In Spagna tutti hanno qualcuno in famiglia che è stato coinvolto nella guerra civile e il sentimento comune è di colpa. In una guerra normale uccidi persone che non conosci, in una guerra civile uccidi tuo fratello, i vicini ti tradiscono, gli amici si ammazzano a vicenda. Per gli spagnoli è duro affrontare quel periodo ma forse vedere una storia dove si può ridere, piangere, gridare può essere un esorcismo. Per questo spero che la gente voglia guardare come in uno specchio tutte le cose orribili e ridicole del nostro passato: per lasciarselo alle spalle nel modo giusto, “con le cose sul tavolo”.

Molti dei personaggi dei suoi film, a cominciare dal primo Accion mutante, sono mostri. Da dove viene questa attrazione per l’horror?
Amo i mostri classici, i film di Lon Chaney, il Frankenstein di Boris Karloff, Dottor Jeckill e Mr Hyde. Da bambino una delle mie prime proprietà è stata una collezione di ritagli di foto di famosi mostri del cinema in bianco e nero. Amo molto il cinema horror ma non sono portato a fare semplicemente un film di genere, perché non ci credo fino in fondo. Credo piuttosto nel mix fra horror e humour.

“La vita si decide nel corpo a corpo”, dice un personaggio all’inizio, e tutto il film sembra seguire questa indicazione, sia per ciò che mostra, sia per come lo mostra…
È una frase che esemplifica la violenza che scorre nelle relazioni umane: il solo modo per sapere chi è la persona che hai di fronte è combattere con lei. Nel film la violenza ha una parte preponderante, come del resto in tutta la letteratura, il teatro e il cinema. Che sia fisica, intellettuale o morale, senza violenza non c’è intreccio né dramma. Tutti i classici ne sono pieni, da Shakespeare ai migliori film di Disney, Dumbo e Pinocchio. Amo molto quei film, come amo per esempio i film di Scorsese, che ti fanno sentire parte della banda. Sei contento di star vicino a Joe Pesci e ti diverti