Speciale – Cinema europeo 2009
CRIMINI E NEFANDEZZE
di Mario Mazzetti                                                   
Senza Garrone e Sorrentino il cinema italiano si accontenta di tre candidature agli EFA. È l’anno del cinema britannico, anche se “Il nastro bianco”, “Lasciami entrare” e “Un prophète” costituiscono rivali temibili. Ma come se la passa il cinema del vecchio continente?

 

Duemila giurati, una cinquantina di titoli selezionati per le candidature e l’obiettivo di promuovere il cinema europeo: a complicare la missione la scarsa visibilità fuori confine dei blockbuster nazionali come delle vicende più intimiste, a rendere più che dignitosa l’edizione 2009 degli European Film Awards – espressione dell’Accademia nata a Berlino oltre 20 anni fa su iniziativa di cineasti come Bergman e Wenders – autori come Almodovar, Loach, Haneke, che capeggiano una squadra di film di buon livello medio, senza exploit italiani come, lo scorso anno, Gomorra e Il divo ma con la buona affermazione di Vincere di Marco Bellocchio (che vede candidati il protagonista Filippo Timi e la montatrice Francesca Calvelli), affiancato da Pranzo di ferragosto (candidata la sceneggiatura) e da Questione di cuore.

Manco a dirlo, la maggior parte delle opere selezionate per la stagione 2008-2009 (per lo più si fermano al festival di Cannes) non usciranno in Italia: tra le felici eccezioni Welcome di Philippe Lioret, con Vincent Lindon istruttore di nuoto a Calais che prepara un giovane curdo alla disperata impresa di attraversare la Manica. Non vedremo invece l’impressionante Camino, storia di una ragazzina malata terminale e della famiglia in balia dell’Opus Dei che fa della giovane, abitata da naturali pulsioni sensuali, una candidata martire per incrementare donazioni e vocazioni – laici anche nel cinema, in Spagna, puniti dai nostri distributori che ancora nicchiano di fronte ad Agora di Alejandro Amenabar: storia della matematica Ippazia, perseguitata e lapidata dalla comunità cristiana nell’Alessandria d’Egitto del V secolo, la cui uscita è addirittura oggetto di una petizione on line.

Per fortuna riemerge una politica dei generi con buone affermazioni del giallo dall’Austria (il terzo dei romanzi di Wolf Haas, The bone man, grottesco e nerissimo) e dal Belgio (Loft, ovvero come una garçonnière high tech diventa uno scannatoio nel sospetto reciproco dei vitelloni che lo utilizzano), accanto agli svedesi Uomini che odiano le donne e Lasciami entrare, rivelazione dell’anno, incrocio tra vampiri e bullismo in un sobborgo di Stoccolma del 1981 (anche qui alle spalle c’è un romanzo, di Lindqvist). Tra questioni di cuore, tensioni sotterranee e unioni a geometria variabile (i tedeschi Alle anderen e Jerichow, lo svedese Everlasting moments), si segnalano percorsi autoriali come il greco Kynodontas, buňueliano ritratto di decadenza familiare premiato a Cannes, con una composizione delle immagini che ricorda la prima Campion; sul fronte “pugni in tasca”, i paesaggi idilliaci che contrastano con il rancore di un figlio verso il padre appena scarcerato, la quiete dei campi e il tarlo dell’anima: è l’ungherese Father’s acre e la regia geometrica, i suggestivi attimi di sospensione di Viktor Oszkar Nagy sono sintomi di un luminoso futuro. Non va meglio alla giovane protagonista di Fish tank di Andrea Arnold (Red road): la madre single sfrenata, le botte con le coetanee, unica passione la cavalla bianca di un campo roulotte; le cose precipitano quando l’ultimo, premuroso fidanzato della madre la incoraggia ma si spinge troppo oltre: aspro e iperrealista, tra Loach e Leigh, rappresenta un pugno nello stomaco. Piena crisi anche per i tre fratelli di Pandora’s box del turco Yesim Ustaoglu, ritratto di borghesia in frantumi e tradizioni smarrite; per l’ex sciatore depresso del grottesco Nord, percorso di crescita e redenzione con incontri inattesi. Tra privato e storia Paper soldier di Alexei German jr., storia di un medico dei cosmonauti nel Kazakistan del ’61, stilisticamente pregevole; il romeno Politist, adjectiv di Porumboiu, che gravita intorno ad un poliziotto restio ad arrestare un ragazzo che consuma, forse spaccia hashish, ma il film è fin troppo statico. Dramma carcerario potente e rigoroso, Un prophète – di prossima uscita in Italia – conferma il talento di Jacques Audiard, opera di impianto tradizionale molto ben scritta su un nordafricano apprendista presso un boss corso (imparerà in fretta!). Parimenti analfabeta (come pure la Kate Winslet di The reader…) la pittrice Séraphine de Senlis: orfana, serva presso un mercante d’arte che scopre il suo talento pittorico, finirà in manicomio; il film ha trionfato ai César, è una biografia nella Francia bucolica tra le due guerre senza picchi ma molto struggente, con una immensa Yolande Moreau. Altro ex galeotto, il protagonista del greco Strella (una cinematografia particolarmente disinibita, quest’anno…) si invaghisce di una trans ma dovrà fare i conti con un passato scottante.

Tra i temi ricorrenti sono sempre attuali la guerra, il nazismo e la xenofobia, il presente incerto di società senza punti di riferimento: dalla Bulgaria attraversata dal vento dell’intolleranza e della frustrazione col pericolo neonazista (Eastern plays) alla Danimarca dove una ex soldatessa reduce dall’Iraq si scontra con un padre che traffica in nigeriane (Lille soldat, originale e avvincente il percorso di redenzione tratteggiato da Annette Olesen); dai conflitti religiosi e politici di Israele (Jaffa, Brothers) alla Croazia che vede riaffiorare nazionalismi e conflitti del passato (No one’s son) fino agli attori serbi che si ritrovano in Krajina nel ’93 ad attraversare le zone di guerra (The tour) e di nuovo in Spagna tra migranti e barche della speranza (Ritorno a Hansala). Disinvolto il linguaggio nell’affrontare imprese belliche o di rivolta, come nel caso delle gesta de La Banda Baader Meinhof, della guerra civile finlandese nel 1918 in Tears of april, cupo melodramma con toni da favola; il norvegese Max Manus, fumettone epico su uno squadrone partigiano; il più riuscito olandese Winter in wartime, ambientato nel gennaio ’45 con un soldato inglese nascosto, un padre sindaco che media coi nazisti e uno zio partigiano: tra tradimenti e cospirazioni, la crescita rapida e irreversibile del 14enne protagonista (scommettiamo sulla candidatura all’Oscar?). La banalità del male, tra verità e riconciliazione, nel già citato The reader, mentre idealismo e frustrazione animano il ceco Tobruk, ambientato sul fronte nordafricano del 1941.

Tanti altri titoli andrebbero citati, apparsi come meteore a festival (London river, il pirandelliano Nowhere man, l’israeliano Eyes wide open che ha da poco vinto il festival del Mediterraneo a Roma), di autori noti (Frears, Rivette, Angelopoulos, Jakubisko, Bornedal, Costa Gavras) e non presi in considerazione per le candidature, forse alcuni torneranno alla prossima edizione (A l’origine di Giannoli, i Racconti dell’età dell’oro, il citato Agora, i nostri L’uomo che verrà, Baaria e Lo spazio bianco, il danese Brotherhood fresco vincitore a Roma, The last days of Emma Blank dalle ultime Giornate degli Autori). Poco importa alla fine chi sarà premiato alla serata di gala del 12 dicembre nell’area metropolitana della Ruhr, se il magnifico Michael Haneke Palma d’oro o il sopravvalutato Danny Boyle premio Oscar (peccato che Gli abbracci spezzati non concorra come miglior film, ma si batte per la regia e l’interpretazione di Penelope Cruz): l’importante è trasmettere interesse e diffondere un cinema ancora vitale ma poco competitivo, bisognoso di sostegno e attenzione, baluardo della pluralità e della diversità dell’offerta culturale.

 

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EUROPEAN FILM AWARDS 2009 – Le candidature

FILM

Fish tank, Lasciami entrare, The millionaire, Il nastro bianco, Un prophète, The reader

REGIA

Pedro Almodovar (Gli abbracci spezzati), Andrea Arnold (Fish tank), Jacques Audiard (Un prophète), Danny Boyle (The millionaire), Michael Haneke (Il nastro bianco), Lars von Trier (Antichrist)

ATTRICE
Penelope Cruz
(Gli abbracci spezzati), Charlotte Gainsbourg (Antichrist), Katie Jarvis (Fish tank), Yolande Moreau (Séraphine), Noomi Rapace (Uomini che odiano le donne), Kate Winslet (The reader)

ATTORE
Moritz Bleibtreu
(La banda Baader Meinhof), Steve Evets (Il mio amico Eric), David Kross (The reader), Dev Patel (The millionaire), Tahar Rahim (Un prophète), Filippo Timi (Vincere)

SCENEGGIATURA

J. Audiard & T. Bidegain (Un prophète), Simon Beaufoy (The millionaire), Gianni Di Gregorio (Pranzo di Ferragosto), Michael Haneke (Il nastro bianco)

FOTOGRAFIA (Premio Carlo Di Palma)

Christian Berger (Il nastro bianco), Anthony Dod Mantle (Antichrist & The Millionaire), M. Drozdov, A. Khamidkhodzhaey (Paper soldier), Stéphane Fontaine (Un prophète)

PRIX D’EXCELLENCE
Francesca Calvelli (montaggio, Vincere), Catherine Leterrier (costumi, Coco avant Chanel), Waldemar Pokromski (trucco, La banda Baader Meinhof), Taillandier, Wargnier, Hurier, Doisne (sonoro, Un prophète)

COMPOSITORE

Alexandre Desplat (Coco avant Chanel), Jakob Groth (Uomini che odiano le donne), Alberto Iglesias (Gli abbracci spezzati), Johan Söderqvist (Lasciami entrare)

OPERA PRIMA

Ajami (S. Copti, Y. Shani), Gagma napiri (George Ovashvili), Katalin Varga (Peter Strickland), Sois sage (Juliette Garcias), Sonbahar (Özcan Alper)

CARTONE ANIMATO

Mia et le Migou (Jacques Rémy Girerd), Niko una renna tra le stelle (K. Juusonen, M. Hegner), The secret of Kells (Tomm Moore)

DOCUMENTARIO

The sound of insects – Record of a mummy (Peter Liechti, vincitore), Les plages d’Agnès (Agnès Varda), Below sea level (Gianfranco Rosi), Burma VJ (Anders Østergaard), Cooking history (Peter Kerekes), Les damnés de la mer (Jawad Rhalib), Defamation (Yoav Shamir), Das herz von Jenin (L. Geller, M. Vetter), Pianomania (L. Franck, R. Cibis), Das frau mit den 5 elefanten (Vadim Jendreyko)

PREMI ALLA CARRIERA

Ken Loach, Isabelle Huppert

 

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