Duemila giurati, una cinquantina di titoli selezionati per le candidature e
l’obiettivo di promuovere il cinema europeo: a complicare la missione la
scarsa visibilità fuori confine dei
blockbuster nazionali come delle vicende più intimiste, a rendere più
che dignitosa l’edizione 2009 degli European Film Awards – espressione
dell’Accademia nata a Berlino oltre 20 anni fa su iniziativa di cineasti
come Bergman e Wenders – autori come Almodovar, Loach, Haneke, che
capeggiano una squadra di film di buon livello medio, senza exploit italiani
come, lo scorso anno, Gomorra e
Il divo ma con la buona
affermazione di Vincere di Marco
Bellocchio (che vede candidati il protagonista Filippo Timi e la montatrice
Francesca Calvelli), affiancato da
Pranzo di ferragosto (candidata la sceneggiatura) e da
Questione di cuore.
Manco a dirlo, la maggior parte delle opere selezionate per la stagione
2008-2009 (per lo più si fermano al festival di Cannes) non usciranno in
Italia: tra le felici eccezioni
Welcome di Philippe Lioret, con Vincent Lindon istruttore di nuoto a
Calais che prepara un giovane curdo alla disperata impresa di attraversare
Per fortuna riemerge una politica dei generi con buone affermazioni del
giallo dall’Austria (il terzo dei romanzi di Wolf Haas,
The bone man, grottesco e
nerissimo) e dal Belgio (Loft,
ovvero come una garçonnière high tech
diventa uno scannatoio nel sospetto reciproco dei vitelloni che lo
utilizzano), accanto agli svedesi
Uomini che odiano le donne e
Lasciami entrare, rivelazione dell’anno, incrocio tra vampiri e bullismo
in un sobborgo di Stoccolma del 1981 (anche qui alle spalle c’è un romanzo,
di Lindqvist). Tra questioni di cuore, tensioni sotterranee e unioni a
geometria variabile (i tedeschi Alle
anderen e Jerichow, lo
svedese Everlasting moments), si
segnalano percorsi autoriali come il greco
Kynodontas, buňueliano ritratto
di decadenza familiare premiato a Cannes, con una composizione delle
immagini che ricorda la prima Campion; sul fronte “pugni in tasca”, i
paesaggi idilliaci che contrastano con il rancore di un figlio verso il
padre appena scarcerato, la quiete dei campi e il tarlo dell’anima: è
l’ungherese Father’s acre e la
regia geometrica, i suggestivi attimi di sospensione di Viktor Oszkar Nagy
sono sintomi di un luminoso futuro. Non va meglio alla giovane protagonista
di Fish tank di Andrea Arnold (Red
road): la madre single sfrenata, le botte con le coetanee, unica
passione la cavalla bianca di un campo roulotte; le cose precipitano quando
l’ultimo, premuroso fidanzato della madre la incoraggia ma si spinge troppo
oltre: aspro e iperrealista, tra Loach e Leigh, rappresenta un pugno nello
stomaco. Piena crisi anche per i tre fratelli di
Pandora’s box del turco Yesim
Ustaoglu, ritratto di borghesia in frantumi e tradizioni smarrite; per l’ex
sciatore depresso del grottesco Nord,
percorso di crescita e redenzione con incontri inattesi. Tra privato e
storia Paper soldier di Alexei
German jr., storia di un medico dei cosmonauti nel Kazakistan del ’61,
stilisticamente pregevole; il romeno
Politist, adjectiv di Porumboiu, che gravita intorno ad un poliziotto
restio ad arrestare un ragazzo che consuma, forse spaccia hashish, ma il
film è fin troppo statico. Dramma carcerario potente e rigoroso,
Un prophète – di prossima uscita
in Italia – conferma il talento di Jacques Audiard, opera di impianto
tradizionale molto ben scritta su un nordafricano apprendista presso un boss
corso (imparerà in fretta!). Parimenti analfabeta (come pure
Tra i temi ricorrenti sono sempre attuali la guerra, il nazismo e la
xenofobia, il presente incerto di società senza punti di riferimento: dalla
Bulgaria attraversata dal vento dell’intolleranza e della frustrazione col
pericolo neonazista (Eastern plays)
alla Danimarca dove una ex soldatessa reduce dall’Iraq si scontra con un
padre che traffica in nigeriane (Lille
soldat, originale e avvincente il percorso di redenzione tratteggiato da
Annette Olesen); dai conflitti religiosi e politici di Israele (Jaffa,
Brothers) alla Croazia che vede
riaffiorare nazionalismi e conflitti del passato (No
one’s son) fino agli attori serbi che si ritrovano in Krajina nel ’93 ad
attraversare le zone di guerra (The
tour) e di nuovo in Spagna tra migranti e barche della speranza (Ritorno
a Hansala). Disinvolto il linguaggio nell’affrontare imprese belliche o
di rivolta, come nel caso delle gesta de
Tanti altri titoli andrebbero citati, apparsi come meteore a festival (London
river, il pirandelliano Nowhere
man, l’israeliano Eyes wide open
che ha da poco vinto il festival del Mediterraneo a Roma), di autori noti
(Frears, Rivette, Angelopoulos, Jakubisko, Bornedal, Costa Gavras) e non
presi in considerazione per le candidature, forse alcuni torneranno alla
prossima edizione (A l’origine
di Giannoli, i Racconti dell’età
dell’oro, il citato Agora, i
nostri L’uomo che verrà,
Baaria e
Lo spazio bianco, il danese
Brotherhood fresco vincitore a
Roma, The last days of Emma Blank
dalle ultime Giornate degli Autori). Poco importa alla fine chi sarà
premiato alla serata di gala del 12 dicembre nell’area metropolitana della
Ruhr, se il magnifico Michael Haneke Palma d’oro o il sopravvalutato Danny
Boyle premio Oscar (peccato che Gli
abbracci spezzati non concorra come miglior film, ma si batte per la
regia e l’interpretazione di Penelope Cruz): l’importante è trasmettere
interesse e diffondere un cinema ancora vitale ma poco competitivo,
bisognoso di sostegno e attenzione, baluardo della pluralità e della
diversità dell’offerta culturale.
*** ** *** ** ***
EUROPEAN FILM AWARDS 2009 – Le candidature
FILM
Fish tank, Lasciami entrare, The millionaire, Il nastro bianco, Un prophète,
The reader
REGIA
Pedro Almodovar
(Gli abbracci spezzati),
Andrea
Arnold (Fish tank),
Jacques Audiard (Un prophète),
Danny
Boyle (The millionaire),
Michael Haneke (Il nastro bianco),
Lars
von Trier (Antichrist)
ATTRICE
Penelope Cruz
(Gli abbracci spezzati),
Charlotte Gainsbourg (Antichrist),
Katie
Jarvis (Fish tank),
Yolande Moreau (Séraphine),
Noomi
Rapace (Uomini che odiano le donne),
Kate
Winslet (The reader)
ATTORE
Moritz
Bleibtreu (La banda Baader Meinhof),
Steve
Evets (Il mio amico Eric),
David
Kross (The reader),
Dev
Patel (The millionaire),
Tahar
Rahim (Un prophète),
Filippo Timi (Vincere)
SCENEGGIATURA
J. Audiard & T. Bidegain
(Un prophète),
Simon
Beaufoy (The millionaire),
Gianni
Di Gregorio (Pranzo di Ferragosto),
Michael Haneke (Il nastro bianco)
FOTOGRAFIA (Premio Carlo Di Palma)
Christian Berger
(Il nastro bianco),
Anthony Dod Mantle (Antichrist & The Millionaire),
M.
Drozdov, A. Khamidkhodzhaey (Paper soldier),
Stéphane Fontaine (Un prophète)
PRIX D’EXCELLENCE
Francesca Calvelli (montaggio, Vincere),
Catherine Leterrier (costumi, Coco avant Chanel),
Waldemar Pokromski (trucco, La banda Baader Meinhof),
Taillandier, Wargnier, Hurier, Doisne (sonoro, Un prophète)
COMPOSITORE
Alexandre Desplat
(Coco avant Chanel),
Jakob
Groth (Uomini che odiano le donne),
Alberto Iglesias (Gli abbracci spezzati),
Johan
Söderqvist (Lasciami entrare)
OPERA PRIMA
Ajami
(S. Copti, Y. Shani), Gagma napiri
(George Ovashvili), Katalin Varga
(Peter Strickland), Sois sage
(Juliette Garcias), Sonbahar (Özcan
Alper)
CARTONE ANIMATO
Mia et le Migou
(Jacques Rémy Girerd), Niko una
renna tra le stelle (K. Juusonen, M. Hegner),
The secret of Kells (Tomm Moore)
DOCUMENTARIO
The sound of insects – Record of a mummy
(Peter Liechti, vincitore), Les
plages d’Agnès (Agnès Varda),
Below sea level (Gianfranco Rosi),
Burma VJ (Anders Østergaard),
Cooking history (Peter Kerekes),
Les damnés de la mer (Jawad
Rhalib), Defamation (Yoav
Shamir), Das herz von Jenin (L.
Geller, M. Vetter), Pianomania
(L. Franck, R. Cibis), Das frau mit
den 5 elefanten (Vadim Jendreyko)
PREMI ALLA CARRIERA
Ken Loach,
Isabelle Huppert
Torna Indietro