WELCOME
di Philippe Lioret
Sceneggiatura: Philippe Lioret, Emmanuel Courcol, Olivier Adam
Fotografia: Laurent Dailland
Montaggio: Andrea Sedlackova
Musiche: Nicola Piovani, Wojciech Kilar, Armand Amar
Interpreti: Vincent Lindon, Firat Ayverdi, Audrey Dana, Derya Ayverdi, Thierry Godard, Selim Akgul
Produzione: Nord-Ouest Productions
Distribuzione: Teodora Film Francia 2008 colore 110’ .

 

Si parla sempre della Francia come di uno dei paesi europei più avanzati per civiltà e legislazione, storicamente punta di diamante del diritto d’asilo, ma proprio dalla Francia arriva un film, Welcome di Philippe Lioret, che è un durissimo atto d’accusa contro leggi razziste che si abbattono non solo sui sans papier ma anche su quei cittadini francesi che in qualche modo aiutano o danno riparo a un clandestino, rischiando fino a cinque anni di galera. “Sembra di essere nel 1943 con un ebreo nascosto in cantina”, dichiarava il 54enne regista attirandosi le ire del ministro dell’Immigrazione e dell’Identità Nazionale, Eric Besson. Il suo sesto film è una storia coinvolgente che parla di confini invalicabili ma anche di impegno personale per superarli. Siamo infatti a Calais, dove immigrati che arrivano spesso da zone di guerra come l’Iraq e l’Afghanistan si affollano in cerca di un passaggio verso Nord. A bordo di un camion o magari per mare, solcando il canale della Manica. Persino a nuoto. Dopo la metà degli anni ‘90, decine di migliaia di persone sono arrivate qui senza alcuna risorsa, costrette a dormire nella “giungla” con la speranza di raggiungere l’Inghilterra. Nel 1999 la Croce Rossa ha aperto un centro nella città vicina di Sangatte, ma è stato poi chiuso sotto la pressione congiunta di Francia e Gran Bretagna. I militanti delle associazioni contro il razzismo, come No Border, protestano attivamente ma intanto le cronache riferiscono del progetto di un centro di detenzione, in territorio francese ma sotto giurisdizione britannica – una sorta di Guantanamo europea, a quanto denunciano le associazioni.

Lioret ci mostra il porto di Calais come un autentico girone infernale: i clandestini, che per mille euro riescono a salire su qualche camion che attraversa il Tunnel, per ingannare i detector mettono la testa dentro un sacchetto di plastica ai controlli di frontiera, rischiando di soffocare, ma la polizia li scova lo stesso. Tra questi disperati c’è anche Bilal (Firat Ayverdi), un ragazzo curdo di 17 anni scappato dall’Iraq in guerra per raggiungere a Londra la sua ragazza, Mina, di cui è follemente innamorato. Innamorato è anche Simon (Vincent Lindon), un istruttore di nuoto quarantenne che la moglie ha lasciato per un altro ma che non si rassegna; forse proprio dall’amicizia con Bilal gli verrà la forza di riavvicinarsi a lei, impegnata nel volontariato a sostegno degli stranieri. All’inizio piuttosto scettico e distante, infatti, Simon comincia a dare lezioni di nuoto al ragazzo, quindi lo ospita in casa sua e cerca di dargli una mano a entrare in contatto con Mina, che il padre sta per dare in moglie a un cugino.

Accolto con quindici minuti di applausi alla sezione Panorama del Festival di Berlino 2009, il film ha ottenuto il Premio del Pubblico, il Premio Label Europa Cinémas e il Premio della Giuria Ecumenica, incassando in Francia 10 milioni di euro. Tra Ken Loach e André Téchiné (il riferimento è soprattutto al bellissimo Lontano, che si muoveva sulla frontiera tra il Maghreb e il Sud dell’Europa), il film di Lioret ha una solida struttura drammaturgica che non rinuncia a una svolta tragica disperata, illuminata tuttavia dalla trasformazione del personaggio di Simon e dalla sua rinnovata capacità di sfidare non solo le leggi ma anche il qualunquismo e la xenofobia, più o meno sottile, che pervadono un’intera società.

Cristiana Paternò

 

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