Si
parla sempre della Francia come di uno dei paesi europei più avanzati per
civiltà e legislazione, storicamente punta di diamante del diritto d’asilo,
ma proprio dalla Francia arriva un film,
Welcome di
Philippe Lioret, che è un durissimo atto d’accusa contro leggi razziste che
si abbattono non solo sui sans papier ma anche su quei cittadini
francesi che in qualche modo aiutano o danno riparo a un clandestino,
rischiando fino a cinque anni di galera. “Sembra di essere nel 1943 con un
ebreo nascosto in cantina”, dichiarava il 54enne regista attirandosi le ire
del ministro dell’Immigrazione e dell’Identità Nazionale, Eric Besson. Il
suo sesto film è una storia coinvolgente che parla di confini invalicabili
ma anche di impegno personale per superarli. Siamo infatti a Calais, dove
immigrati che arrivano spesso da zone di guerra come l’Iraq e l’Afghanistan
si affollano in cerca di un passaggio verso Nord. A bordo di un camion o
magari per mare, solcando il canale della Manica. Persino a nuoto. Dopo la
metà degli anni ‘90, decine di migliaia di persone sono arrivate qui senza
alcuna risorsa, costrette a dormire nella “giungla” con la speranza di
raggiungere l’Inghilterra. Nel 1999
Lioret ci mostra il porto di Calais come un autentico girone infernale: i
clandestini, che per mille euro riescono a salire su qualche camion che
attraversa il Tunnel, per ingannare i detector mettono la testa dentro un
sacchetto di plastica ai controlli di frontiera, rischiando di soffocare, ma
la polizia li scova lo stesso. Tra questi disperati c’è anche Bilal (Firat
Ayverdi), un ragazzo curdo di 17 anni scappato dall’Iraq in guerra per
raggiungere a Londra la sua ragazza, Mina, di cui è follemente innamorato.
Innamorato è anche Simon (Vincent Lindon), un istruttore di nuoto
quarantenne che la moglie ha lasciato per un altro ma che non si rassegna;
forse proprio dall’amicizia con Bilal gli verrà la forza di riavvicinarsi a
lei, impegnata nel volontariato a sostegno degli stranieri. All’inizio
piuttosto scettico e distante, infatti, Simon comincia a dare lezioni di
nuoto al ragazzo, quindi lo ospita in casa sua e cerca di dargli una mano a
entrare in contatto con Mina, che il padre sta per dare in moglie a un
cugino.
Accolto con quindici minuti di applausi alla sezione
Panorama del Festival di Berlino
2009,
Cristiana Paternò
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