L’UOMO NERO
di Sergio Rubini
Sceneggiatura: Domenico Starnone, Carla Cavalluzzi, Sergio Rubini …Fotografia: Fabio Cianchetti …Montaggio: Esmeralda Calabria …Interpreti: Sergio Rubini, Valeria Golino, Riccardo Scamarcio, Fabrizio Gifuni, Guido Giaquinto, Anna Falchi, Marcherita Buy …Produzione: Bianca Film con Rai Cinema …Distribuzione: 01 …Italia 2009 …colore 116’ .

 

Si ritrovano echi e suggestioni di molti precedenti film di Sergio Rubini nel suo ultimo lavoro. Un protagonista ferroviere responsabile di una sperduta stazione poco frequentata, come nel suo film d’esordio, La stazione appunto. Una serie di sequenze visionarie ed oniriche come ne L’amore ritorna; un certo clima magico come ne L’anima gemella; il motivo della riproducibilità dell’arte come in Colpo d’occhio. È come se, arrivato al fatidico decimo film, Rubini avesse un po’ voluto ripercorre il proprio cammino artistico, partendo da un’ambientazione familiare – ancora la Puglia, per la settima volta – e da un tema, il rapporto fra genitori e figli, che in varie forme, esplicitamente familiari ma anche metaforiche, è spesso ricorrente nel suo cinema.

In questo caso si tratta di affrontare in maniera diretta il complesso di Edipo, raccontando la storia di un bambino che cresce pensando di avere un padre debole e immaturo e che, solo una volta adulto, si riconcilia con lui, scoprendone la grandezza e la superiorità nei confronti di tutti coloro che gli hanno avvelenato l’esistenza.

Prologo e conclusione si svolgono ai nostri giorni, quando Gabriele torna al suo paese in tempo per accorrere al capezzale del padre morente e accompagnarlo al cimitero. Il ritorno a casa fa scattare la memoria del protagonista, che si tuffa nel proprio passato quando, bambino, viveva con i genitori Ernesto e Franca e lo zio Pinuccio, prototipo del tipico scapolo gaudente di provincia. La vita di Gabriele si svolgerebbe serenamente se non fosse per gli sbalzi d’umore del padre, ingiustamente frustrato nei suoi tentativi artistici di pittore dilettante.

L’organizzazione di una mostra, nella quale Ernesto espone le sue tele ed in particolare il rifacimento di un celebre autoritratto di Cezanne, si trasforma per l’appassionato pittore dilettante in una cocente delusione, che rischia perfino di mettere in crisi i rapporti familiari. Verso la conclusione, la trama propone anche un elemento giallo, che ruota attorno al citato autoritratto di Cezanne, fornendo allo spettatore qualche indizio che sembra anticipare una sorpresa annunciata che non arriva ma che, alla fine, anche se in maniera diversa dal previsto, si rivela esatta.

Dopo un paio di film tinti di nero, La terra e il già citato Colpo d’occhio, L’uomo nero segna il ritorno di Rubini alla commedia, caratterizzata da molta ironia e dalla presenza, nei ruoli di contorno, di vere e proprie maschere. I caratteri, affidati ad un gruppo di attori noti, cui si affianca la sorpresa della performance di Vito Signorile nel ruolo di un odioso trombone della critica, prevalgono sulla narrazione e l’ambientazione solare, assai curata nei dettagli, con maniacale attenzione anche agli elementi secondari (si veda la precisione delle figurine dei calciatori Panini), è realistica e quotidiana. Non mancano, tuttavia, improvvise divagazioni surreali, come l’apparizione dei nonni agli occhi del protagonista bambino e di quella del padre quando Gabriele è ormai diventato adulto. Ed è proprio il finale che suggella il clima di tutto il film, mostrando la serenità con la quale anche gli eventi più drammatici e risolutivi, come è la morte, appartengano inevitabilmente ad un destino dal quale non ci si può sottrarre.

Franco Montini

 

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