L’UOMO CHE VERRA’
di Giorgio Diritti
Sceneggiatura: Giorgio Diritti, Giovanni Galavotti, Tania Pedroni
Fotografia: Roberto Cimatti Montaggio: Giorgio Diritti, Paolo Marzoni
Musiche: Marco Biscarini, Daniele Furlati
Interpreti: Alba Rohrwacher, Maya Sansa, Greta Zuccheri Montanari, Claudio Casadio, Stefano Bicocchi, Eleonora Mazzoni
Produzione: Aranciafilm, Rai Cinema
Distribuzione: Mikado Italia 2009 colore 117’ .

 

Giorgio Diritti non vacilla nella speranza. Dopo averne dato prova con successo per Il vento fa il suo giro, oggi è un regista di certezze. Mentre gli echi del suo primo film soffiavano nei festival di tutto il mondo, Diritti era già da tempo al lavoro sul suo secondo lungometraggio. Attesissimo, L’uomo che verrà è dunque arrivato, approdando al concorso del Roma Film Festival che gli ha decretato il premio alla regia e quello del pubblico.

Un film sulla strage di Marzabotto era una sfida ancor prima di essere concepito. E uno dei modi per evitare facili banalizzazioni e inutili retoriche era quello che il regista bolognese ha fatto proprio: adottare il punto di vista di un bambino. Martina ha 8 anni e non parla più. Un trauma l’ha ammutolita e comunica con la famiglia e il villaggio isolato sull’appennino tosco-emiliano con gesti e sguardi talvolta più loquaci delle parole. Martina scrive un diario in cui appunta la curiosità mista a paura di quanto vede accadere attorno a sé. Soldati che parlano una lingua incomprensibile, maltrattano i suoi compaesani. Martina se lo chiede, “ma i tedeschi hanno anche loro i bambini. Perché non tornano dai loro bambini e stanno qui da noi?”. La risposta Martina se la dovrà dare – amaramente – da adulta, quando ricorderà i fatti che nessuno dei sopravvissuti può scordare. Ma noi, tale ipotesi, la possiamo solo immaginare perché non è su di essa che riposa la riflessione di Diritti. Non è sui commenti del “post”, né sulle responsabilità politiche, benché non eviti di mostrare i partigiani che trucidano a sangue freddo un nazi catturato nel bosco. E allora ecco la poesia bucolica interrotta, lo sguardo ereditato dal maestro Olmi nel mostrare i semplici, ecco il dialetto antico dell’Emilia che carica di realismo il film seppur allontani le empatie cerebrali del pubblico. Che tuttavia tornano, nutrite unicamente di pura pietas senza lingue e culture, durante le sequenze dell’eccidio.

Nessuno è risparmiato, la fotografia si desatura man mano che il sangue si sparge nelle campagne. I bambini non cantano più. E l’innocenza si perde, persino in una “donna angelo” come il personaggio di Alba Rohrwacher, ottima come sempre. La accompagna una valida Maya Sansa nei panni della madre di Martina nonché del personaggio che dà il senso più immediato al titolo del film: lei è incinta dell’Uomo Nuovo, di un fratellino per la piccola. La conferma della qualità del cinema di Giorgio Diritti è tangibile e si manifesta in ogni singolo dettaglio, che è metonimia di un senso profondo plurimo. Che non dimentica la cura nel casting: per la parte di Martina è stata scelta un’esordiente dallo sguardo straordinario, cercata nelle zone raccontate. Uno scricciolo d’attrice dal nome Greta Zuccheri Montanari, a cui si augura già da ora una carriera ricca di successi.

Anna Maria Pasetti

 

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