TRIAGE
di Danis Tanovic
Sceneggiatura: Danis Tanovic dal romanzo di Scott Anderson
Fotografia: Seamus Deasy
Montaggio: Francesca Calvelli, Gareth Young
Musiche: Lucio Godoy
Interpreti: Colin Farrell, Paz Vega,
Christopher Lee, Kelly Reilly, Jamie Sives, Branko Djuric
Produzione: ASAP Films, Parallel Films, Tornasol
Distribuzione: 01
Francia/Irlanda/Spagna 2009 colore 96’
Siamo nel 1988: Mark (Colin Farrell) e il suo collega David, due amici
fotogiornalisti, partono per il Kurdistan a caccia di scoop. Sono i soli
occidentali a documentare gli attacchi iracheni contro i curdi, che
sfoceranno in un’operazione di pulizia etnica, una delle tante stragi
dimenticate di questi ultimi decenni. Si installano in un pronto soccorso da
campo, dove il dottor Talzani (Branko Djuric) decide in pochi minuti e a
sangue freddo il destino dei pazienti
straziati dalle granate: cartellino giallo per chi sarà curato, cartellino
blu per chi è spacciato e non merita di sprecare gli scarsi medicinali. I
moribondi vengono portati in barella su una collina dove è lo stesso medico
a sparare il colpo di grazia. Tutto questo diventa una serie di foto da
copertina che documentano gli orrori della guerra e il dilemma morale che
sottendono. Poi c’è un salto temporale e ritroviamo Mark da solo, è tornato
a casa ferito alle gambe, mentre di David sono svanite le tracce. Tra i due
c’è stata una discussione e forse l’amico ha deciso di lasciare la zona dei
combattimenti per rifugiarsi nella città più vicina: Mark non ricorda, la
moglie di David, in stato avanzato di gravidanza, non ha più avuto notizie
del marito. Al ritmo incalzante della prima parte, si sostituisce un
angoscioso presente gravido di misteri.
Profondamente segnato dall’esperienza dell’assedio di Sarajevo, Danis
Tanovic, il regista bosniaco premio Oscar con
No man’s land, ha
raccontato con
Triage,
il film che
ha aperto il Festival di
Roma 2009, una storia di colpa e redenzione che ha per protagonisti quegli
eroi/non eroi che sono i reporter di guerra. Mark è ferito nel corpo ma
soprattutto è vittima di una sindrome post-traumatica che l’ha portato a
innalzare una sorta di muro tra sé e gli altri: neppure la sua donna Elena
(Paz Vega) riesce a comunicare con lui. Allora Elena chiama dalla Spagna il
nonno, un anziano psichiatra specializzato nel “salvataggio” dei criminali
di guerra franchisti, un uomo capace di scrutare nelle pieghe del bene e del
male ma anche di accogliere quella colpa che non vogliamo ammettere neppure
a noi stessi. Quello psichiatra è Christopher Lee, attore leggendario con i
suoi 87 anni e 230 film all’attivo, star del “terrore” in compagnia di
Vincent Price e Peter Cushing. Con la sua figura allampanata e nobile, la
barba bianca e l’impermeabile beige, arriva a Dublino e affronta il trauma
con una serie di trovate tipiche della psicoanalisi al cinema.
Tratto da un romanzo dell’ex corrispondente Scott Anderson, un reporter
passato dalla Bosnia alla Cecenia, dall’Uganda a Beirut, il film nasce dall’impegno e dall’insistenza di
Anthony Minghella e Sydney Pollack che hanno intravisto in Tanovic
l’uomo giusto per l’impresa. E tuttavia l’operazione non riesce:
Triage non ha né
l’originalità né la verità di
No man’s land e se
l’avvio cattura l’attenzione e mette in moto l’adrenalina dello spettatore,
tutta la seconda parte appare assolutamente di maniera.
Cristiana Paternò
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