Sulla carta, ammettiamolo, un film diretto da uno stilista di successo (ex
designer per Gucci) non suscitava grandi aspettative. Eppure,
Siamo a fine novembre 1962, al culmine della crisi dei missili di Cuba e
della guerra fredda, intorno è tutto un parlare di bunker e di atomica.
“Quelli come noi”, riflette il professor Falconer, “sono invisibili al
mondo”: la lunga storia d’amore è stata vissuta tra le pareti dell’elegante
casa di vetro, al riparo dal perbenismo di vicini e colleghi. La giornata
riserva incontri casuali, inviti a tornare alla vita dei sensi, delle
relazioni, di una professione sfuggente (anziché parlare di un romanzo di
Huxley, tiene una lezione sulla paura e sull’intolleranza) nel momento in
cui il distacco appare più marcato. La serata riserverà più di una sorpresa,
dalla cena a lume di candela con l’amica del cuore Charley, a sua volta in
crisi – una scoppiettante Julianne Moore tra alcool, dichiarazioni taglienti
e un ballo su Green onions che lascia il segno – fino all’incontro decisivo con il
giovane studente
Kenny, sorprendentemente premuroso: chissà se desidera intrecciare un
rapporto dai contorni non definiti o se ha intuito le sue intenzioni…
A convincere di più, alla fine, sono le sottolineature – quanto attuali! –
dell’impossibilità di essere accettati da una società bigotta, di rendere
l’estremo saluto al partner, di esprimere il proprio lutto senza
infingimenti, potendo soltanto immaginare il “bacio d’addio” (o piuttosto il
bacio della morte) con cui si apre e si chiude il film: è bravo l’esordiente
Tom Ford a racchiudere una vita intera in una giornata, a rappresentare
riflessioni esistenziali senza appesantire la trama, a fornire con pochi
tocchi l’atmosfera di un’epoca, a raccontare uno stato d’animo dolente che
sa volgersi, nel corso della vicenda, dalla disperazione a una cupa
serenità; grazie al cielo, senza bisogno di ricorrere ai fazzoletti ma con
le musiche struggenti di Umebayashi e Korzeniowski. Un film da consigliare,
soprattutto a coloro che quasi mezzo secolo dopo si ostinano a non voler
vedere, tollerare, rispettare.
Mario Mazzetti
Torna Indietro