A SINGLE MAN
di Tom Ford
Sceneggiatura: Tom Ford, David Scearce dal romanzo “Un uomo solo” di Christopher Isherwood
Fotografia: Eduard Grau
Montaggio: Joan Sobel
Musiche: Abel Korzeniowski, Shigeru Umebayashi
Interpreti: Colin Firth, Julianne Moore, Nicholas Hoult, Matthew Goode
Produzione: Fade To Black, Depth of Field, Artina Film
Distribuzione: Archibald Usa 2009 colore 99’ 

 

Sulla carta, ammettiamolo, un film diretto da uno stilista di successo (ex designer per Gucci) non suscitava grandi aspettative. Eppure, la Mostra di Venezia ha tributato un lusinghiero successo all’ambiziosa trasposizione del romanzo di Christopher Isherwood Un uomo solo, assieme alla Coppa Volpi per il misurato e convincente Colin Firth – vestito dallo stesso Ford con gusto impeccabile, con qualche rimando al Mastroianni dell’epoca – e a diversi premi collaterali, tra tutti il Queer Award per la sensibilità con cui affronta tematiche gay. Una vicenda struggente, la difficile elaborazione della perdita improvvisa del compagno di lunga data, affrontata con rigore espressivo, uno stile sobrio ma efficace, grande attenzione ai dettagli e un ricorso mai banale al flashback, essenziale in una vicenda che adotta l’unità di tempo e luogo. Sono 24 ore nella vita di un uomo (ormai) solo, il professore di inglese George Falconer dell’università di Los Angeles; ore decisive in quanto il dolore profondo (“cerca di arrivare alla fine del giorno”, si dice allo specchio appena sveglio) sta per indurlo a un gesto definitivo di commiato, valutato accuratamente con tanto di lettere già pronte per i pochi amici, istruzioni dettagliate, il vestito per il funerale – il nodo alla cravatta rigorosamente windsor, dopo tutto è un Englishman in California!

Siamo a fine novembre 1962, al culmine della crisi dei missili di Cuba e della guerra fredda, intorno è tutto un parlare di bunker e di atomica. “Quelli come noi”, riflette il professor Falconer, “sono invisibili al mondo”: la lunga storia d’amore è stata vissuta tra le pareti dell’elegante casa di vetro, al riparo dal perbenismo di vicini e colleghi. La giornata riserva incontri casuali, inviti a tornare alla vita dei sensi, delle relazioni, di una professione sfuggente (anziché parlare di un romanzo di Huxley, tiene una lezione sulla paura e sull’intolleranza) nel momento in cui il distacco appare più marcato. La serata riserverà più di una sorpresa, dalla cena a lume di candela con l’amica del cuore Charley, a sua volta in crisi – una scoppiettante Julianne Moore tra alcool, dichiarazioni taglienti e un ballo su Green onions che lascia il segno – fino all’incontro decisivo con il giovane studente Kenny, sorprendentemente premuroso: chissà se desidera intrecciare un rapporto dai contorni non definiti o se ha intuito le sue intenzioni…

A convincere di più, alla fine, sono le sottolineature – quanto attuali! – dell’impossibilità di essere accettati da una società bigotta, di rendere l’estremo saluto al partner, di esprimere il proprio lutto senza infingimenti, potendo soltanto immaginare il “bacio d’addio” (o piuttosto il bacio della morte) con cui si apre e si chiude il film: è bravo l’esordiente Tom Ford a racchiudere una vita intera in una giornata, a rappresentare riflessioni esistenziali senza appesantire la trama, a fornire con pochi tocchi l’atmosfera di un’epoca, a raccontare uno stato d’animo dolente che sa volgersi, nel corso della vicenda, dalla disperazione a una cupa serenità; grazie al cielo, senza bisogno di ricorrere ai fazzoletti ma con le musiche struggenti di Umebayashi e Korzeniowski. Un film da consigliare, soprattutto a coloro che quasi mezzo secolo dopo si ostinano a non voler vedere, tollerare, rispettare.

Mario Mazzetti

 

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