Valerio Mieli racconta che ogni tanto qualcuno gli chiede che differenza ci
sia fra il suo film, presentato in
Controcampo Italiano a Venezia, e quelli di Moccia. Gli ingredienti in
apparenza sono simili (commedia sentimentale con due protagonisti in fase di
crescita, operazione libro + film in uscita quasi contemporanea) ma la
qualità cinematografica è completamente diversa, così come i personaggi (e
il pubblico di riferimento) appartengono a un ambiente di studenti e
dottorandi di lettere venti- trentenni con gusti e interessi molto diversi
da quelli degli adolescenti di Moccia. Mieli, dottore in filosofia del
linguaggio oltre che regista diplomato al Centro Sperimentale di
Cinematografia, conosce e descrive molto bene questo mondo, con tutte le sue
dinamiche di indeterminatezza, velleitarismo, idealismo.
Camilla e Silvestro, i protagonisti interpretati da Isabella Ragonese (la
telefonista di Tutta la vita davanti)
e Michele Riondino (il cattivo ragazzo de
Il passato è una terra straniera)
hanno diciannove anni quando si incontrano per la prima volta su un
vaporetto della laguna di Venezia, e ne hanno compiuti trenta quando
finalmente danno inizio a qualcosa che sarà forse una storia d’amore. In
mezzo, le tappe di un’amicizia che ha al fondo un’attrazione mai
riconosciuta fino in fondo, deviata di volta in volta verso sentimenti di
complicità, rivalità, ostilità. Camilla si trasferisce a Mosca per studiare
il russo e Silvestro la va a trovare pensando di farle una gradita sorpresa,
ma la trova accasata con un uomo molto più anziano di lei. Lui si arrabbia e
torna in Italia, ma l’anno dopo lei lo raggiunge, delusa dalla fine della
sua storia d’amore russa. In un continuo inseguirsi e sfuggirsi fra Venezia
e Mosca, la loro storia di distanze e riavvicinamenti si dipana lungo dieci
quadri invernali, che li fotografano sempre più adulti, ma ugualmente
disarmati di fronte a questo strano sentimento che li unisce.
I due protagonisti incarnano bene una giovinezza allo stesso tempo bisognosa
e intimorita dall’amore, che per paura o sfida con se stessa si ritrova a
compiere errori e tornare indietro più e più volte, come accade a Camilla.
La Ragonese è brava a interpretare questa alternanza di carattere, fra
indecisioni e colpi di testa, mentre Riondino è il giovane maschio più
infantile ma in fondo più semplice nei suoi desideri. Li circonda
un’atmosfera ovattata e nebbiosa che è quasi una proiezione
dell’indeterminatezza dei loro sentimenti e insieme uno struggimento che si
insinua nei loro cuori. Venezia e Mosca, fotografate da Marco Onorato in
inverno, con la neve o l’acqua alta, conferiscono alla storia dei due
ragazzi un’atmosfera potentemente romantica, che è uno degli elementi
migliori del film. L’unione ideale di queste due città così distanti
equivale all’incontro di due differenti universi, il maschile e il
femminile, che si respingono e si attraggono secondo le regole della
classica commedia sentimentale, che
Dieci inverni ripercorre in pieno, pur inciampando, in qualche momento,
nella tentazione della carineria.
Barbara Corsi
Torna Indietro