DIECI INVERNI
di Valerio Mieli
Sceneggiatura: Valerio Mieli, Isabella Aguilar, Davide Lantieri
Fotografia: Marco Onorato
Montaggio: Luigi Mearelli
Musiche: Francesco de Luca, Alessandro Forti
Interpreti: Isabella Ragonese, Michele Riondino, Glen Blackhall, Sergei Zhigunov
Produzione: CSC Production, Rai Cinema, United Film Company
Distribuzione: Bolero Italia 2009 colore 99’

 

Valerio Mieli racconta che ogni tanto qualcuno gli chiede che differenza ci sia fra il suo film, presentato in Controcampo Italiano a Venezia, e quelli di Moccia. Gli ingredienti in apparenza sono simili (commedia sentimentale con due protagonisti in fase di crescita, operazione libro + film in uscita quasi contemporanea) ma la qualità cinematografica è completamente diversa, così come i personaggi (e il pubblico di riferimento) appartengono a un ambiente di studenti e dottorandi di lettere venti- trentenni con gusti e interessi molto diversi da quelli degli adolescenti di Moccia. Mieli, dottore in filosofia del linguaggio oltre che regista diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia, conosce e descrive molto bene questo mondo, con tutte le sue dinamiche di indeterminatezza, velleitarismo, idealismo.

Camilla e Silvestro, i protagonisti interpretati da Isabella Ragonese (la telefonista di Tutta la vita davanti) e Michele Riondino (il cattivo ragazzo de Il passato è una terra straniera) hanno diciannove anni quando si incontrano per la prima volta su un vaporetto della laguna di Venezia, e ne hanno compiuti trenta quando finalmente danno inizio a qualcosa che sarà forse una storia d’amore. In mezzo, le tappe di un’amicizia che ha al fondo un’attrazione mai riconosciuta fino in fondo, deviata di volta in volta verso sentimenti di complicità, rivalità, ostilità. Camilla si trasferisce a Mosca per studiare il russo e Silvestro la va a trovare pensando di farle una gradita sorpresa, ma la trova accasata con un uomo molto più anziano di lei. Lui si arrabbia e torna in Italia, ma l’anno dopo lei lo raggiunge, delusa dalla fine della sua storia d’amore russa. In un continuo inseguirsi e sfuggirsi fra Venezia e Mosca, la loro storia di distanze e riavvicinamenti si dipana lungo dieci quadri invernali, che li fotografano sempre più adulti, ma ugualmente disarmati di fronte a questo strano sentimento che li unisce.

I due protagonisti incarnano bene una giovinezza allo stesso tempo bisognosa e intimorita dall’amore, che per paura o sfida con se stessa si ritrova a compiere errori e tornare indietro più e più volte, come accade a Camilla. La Ragonese è brava a interpretare questa alternanza di carattere, fra indecisioni e colpi di testa, mentre Riondino è il giovane maschio più infantile ma in fondo più semplice nei suoi desideri. Li circonda un’atmosfera ovattata e nebbiosa che è quasi una proiezione dell’indeterminatezza dei loro sentimenti e insieme uno struggimento che si insinua nei loro cuori. Venezia e Mosca, fotografate da Marco Onorato in inverno, con la neve o l’acqua alta, conferiscono alla storia dei due ragazzi un’atmosfera potentemente romantica, che è uno degli elementi migliori del film. L’unione ideale di queste due città così distanti equivale all’incontro di due differenti universi, il maschile e il femminile, che si respingono e si attraggono secondo le regole della classica commedia sentimentale, che Dieci inverni ripercorre in pieno, pur inciampando, in qualche momento, nella tentazione della carineria.

Barbara Corsi

 

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