DEPARTURES
di Yojiro Takita
Sceneggiatura: Kundo Koyama da un racconto di Shinmon Aoki
Fotografia: Takeshi Hamada
Montaggio: Akimasa Kawashima
Musiche: Joe Hisaishi
Interpreti: Masahiro Motoki, Tsutomu Yamakazi, Ryoko Hirosue
Produzione: Amuse Soft Entertainment, Asahi Shimbunsha, Dentsu
Distribuzione: Tucker Film Giappone 2008 colore 130’ .

 

Non vi fate spaventare dall’argomento: Departures è un film che parla del confronto e del contatto con la morte in modo così poetico da aver meritato l’Oscar 2009 per il miglior film straniero, superando concorrenti come Valzer con Bashir e Katyn.

Le “partenze” del titolo sono proprio quelle definitive, che il protagonista Daigo impara a celebrare secondo l’arte insegnatagli dal suo maestro. Daigo è un giovane violoncellista che, rimasto senza lavoro dopo lo scioglimento della sua orchestra, torna insieme alla moglie nella città natale, nella casa della sua infanzia, e accetta per necessità il lavoro di cerimoniere funebre, che consiste nel lavare, vestire, truccare e posizionare i morti nella bara.

Gli inizi non sono facili e alcune esperienze traumatiche lo sconvolgono, ma Daigo tiene duro per permettere alla moglie, ignara del suo vero lavoro, di continuare a studiare. Gradualmente, però, il giovane si rende conto di quale sapienza, pietà e rispetto ci siano nei gesti del maestro, che restituisce dignità e bellezza ai defunti, e quanto conforto questo rito rechi ai loro parenti. Il continuo contatto con la morte porta Daigo a intraprendere un percorso di conoscenza di sé e dei valori della vita, che non si interrompe nemmeno quando la moglie minaccia di lasciarlo, dopo aver scoperto la natura del suo lavoro. Lo spettatore gli è accanto in questo difficile viaggio, grazie all’empatia che il regista riesce a creare con le emozioni di Daigo, le sue paure, le repulsioni, ma anche la voglia di comprendere. Il dolore, che il ragazzo ha dentro di sé per aver subito l’abbandono del padre da bambino, diventa allora una risorsa per entrare in contatto col dolore di chi ha subito una perdita, così come lutti o errori della vita hanno tracciato la strada del maestro e della segretaria della ditta funebre. Nella triste e nonostante tutto calda festa di capodanno, i tre si riconoscono parte di una stessa umanità ferita, emarginati da tutti per il loro speciale compito e poi da tutti fatalmente cercati.

Departures dice molto dei pregiudizi sulla morte, sulla inutile rimozione che vi opera la nostra cultura, in particolare quella occidentale, visto che è da un paese orientale che arriva una riflessione sulla necessità di confrontarsi con essa e di osservarle rispetto e onore. Daigo avrà da questo confronto l’occasione di riappacificarsi col proprio passato, quando si riapproprierà, nella morte, del padre perduto e troverà su di lui la prova di un ricordo che non è mai scomparso. La scena, che è il centro emotivo del racconto, non è l’unica commovente di un film comunque molto controllato, che limita l’esplosione del pathos agli intermezzi musicali suonati dallo stesso protagonista e traduce la precisione delle mani che compongono un corpo per la sua ultima partenza in uno straordinario equilibrio di stile, pieno di delicatezza e di umano calore.

Barbara Corsi

 

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