LA COSA GIUSTA
di Marco Campogiani
Sceneggiatura: Marco Campogiani con Giovanni De Feo
Fotografia: Maurizio Calvesi
Montaggio: Mauro Menicocci
Musiche: Theo Teardo
Interpreti: Ennio Fantastichini, Paolo Briguglia, Ahmed Hafiene, Camilla Filippi, Samya Abbary
Produzione: Rai Cinema, Toma Cinematografica, Planet Image
Distribuzione: Cinecittà Luce  Italia 2009 colore 93’ 

 

Due poliziotti: il giovane, preparato e idealista Eugenio (Paolo Briguglia) e l’esperto, realista se non cinico Duccio (Ennio Fantastichini), impegnati sulle tracce dello straniero Khalid (Ahmed Hafiene), liberato dopo sei mesi di carcere per il sospetto di appoggiare una cellula di terroristi. Scarcerato per decisione di un Gup, ma in attesa di una sentenza definitiva, verrà prima tallonato e poi affiancato da Eugenio e Duccio, fino a comporre un triangolo progressivamente solidale e palesare un’inedita possibilità: che dal sospetto e la diversità nasca per tutti e tre complicità e… amicizia.

È La cosa giusta di Marco Campogiani, presentato in anteprima fuori concorso al 27° Festival di Torino. All’esordio dietro la macchina da presa, dopo il corto Il prezzo dell’attesa (distribuito dalla Fice) e la sceneggiatura di Liscio (diretto da Claudio Antonini, con Laura Morante e Antonio Catania), Campogiani inquadra “non il rapporto tra noi e l’altro, che presuppone un’integrazione senza senso, ma l’incontro a geometria variabile di tre persone diverse”, accostate senza manicheismi e pregiudizi, viceversa mantenendo fino all’epilogo una voluta opacità di giudizio e l’accento sulla comune e irredimibile umanità.

Proprio questo scoperto e sincero umanesimo è il pregio fondamentale de La cosa giusta, girato tra Torino e Tunisia e ben supportato dalle interpretazioni di Briguglia, che si conferma una delle nostre giovani leve più interessanti, Hafiene (a Torino anche con La straniera di Marco Turco e prossimamente sugli schermi nello Scontro di civiltà a Piazza Vittorio di Isotta Toso e La vita di Daniele Luchetti) e Fantastichini, rude dal cuore buono, anche fuori dal set: “Tutte le culture e le identità vanno accettate e comprese, ma la maggioranza degli italiani non mi pare sia d’accordo. E pensare – accusa l’attore viterbese – che noi non abbiamo esportato solo cultura, ma impestato il mondo di tante cose mercificabili”.

Viceversa, La cosa giusta sbaglia quando rincara la dose, nel rapporto equo e solidale tra poliziotti e la nascita del sospetto: i nobili ideali rischiano di finire soffocati dall’inverosimiglianza e lo stile, debitore dell’estetica televisiva, di certo non aiuta. Ma di fronte al “minimismo” di tanto nostro cinema, incapace di vedere oltre la camera e il salotto, l’opera prima di Marco Campogiani dimostra apprezzabile coraggio, aprendo il sipario sulla (non) diversità socio-culturale, nella speranza di un altro mondo possibile. 

Federico Pontiggia

 

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