Francesca
è il suo primo film da regista, ma il romeno Bobby Paunescu ha alle spalle
una fortunata carriera di produttore. Con la sua Mandragora Movies ha
prodotto nel 2004
La morte del signor Lazarescu di
Cristi Puiu, uno dei film romeni di maggior successo degli ultimi anni, e
adesso il suo film d’esordio,
presentato nella sezione Orizzonti
della Mostra di Venezia. Protagonista è una giovane maestra d’asilo di
Bucarest che sogna di venire in Italia – paese che Paunescu conosce bene per
averci vissuto molti anni – per aprire un asilo destinato a bambini figli di
immigrati romeni. Pur di raggiungere il suo scopo Francesca si prepara a
fare la badante per un certo periodo, ma i problemi finanziari del fidanzato
Mitia, che ha chiesto soldi in prestito a una banda di criminali,
intervengono a turbare il suo progetto.
A Venezia si è creato un equivoco, per cui è sembrato che
Francesca fosse un film su come i
romeni vedono l’Italia. Certamente è presente anche questo aspetto, ma in
realtà tutta la vicenda è interna alla Romania…
Il nucleo del film è la crisi di identità che sta attraversando la società
romena e la critica è tutta interna ad essa. L’Italia, che ho scelto come
meta del viaggio di Francesca, rappresenta la terra promessa, dove
realizzare i propri sogni. Lasciare un posto conosciuto per uno sconosciuto
ha qualcosa a che fare con l’idealismo, col desiderio di migliorare la
propria vita. L’emigrazione nasce da un’energia che nella società romena
esiste e si sente, anche se non è ancora indirizzata nel modo giusto.
Come produttore, che valutazione dà della rinascita del cinema romeno?
É un momento molto bello, c’è competizione, voglia di fare e successo
internazionale. La fortuna è che ci sono registi in grado di raccogliere il
fermento della società, senza il quale non ci potrebbe essere questa ondata
di buon cinema. Facendo le dovute proporzioni, è la stessa cosa che è
accaduta col neorealismo. Durerà ancora a lungo e nasceranno cose nuove
perché ci sono molti talenti importanti.
Monica Bîrladeanu, l’attrice protagonista, vive negli Stati Uniti e lavora
in serie di successo come Lost e
Nip/Tuck. È tornata in Romania
apposta per girare il film?
Ho scritto il ruolo di Francesca pensando a Monica, con la quale avevo fatto
dei corti e che ha una storia personale che la avvicina al personaggio. Sua
madre insegna all’asilo e tutte le sue colleghe sono emigrate in Italia per
fare le badanti. Per girare questo film è tornata in Romania e ha fatto
bene, perché come attrice mi sembra più adatta al cinema europeo che al
cinema americano.
Il personaggio del fidanzato Mitia chi o che cosa rappresenta?
Rappresenta i miei compagni di liceo o i miei vicini che negli anni del boom
economico hanno cercato di fare delle cose per cui non erano preparati.
Inseguendo il miraggio del business, la maggior parte di loro è finita male.
Mitia è il giovane romeno come lo vedo io, che ha perso i punti di
riferimento e non ha ancora trovato la strada per indirizzare nel modo
migliore le proprie forze. Sono convinto che prima o poi ce la farà.
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