Speciale Cannes – Il film di Niels Arden Oplev
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| di Mario Mazzetti |
| Accanto ad “Angeli e demoni”, esce a maggio un altro best seller adattato per lo schermo: il caso letterario “Uomini che odiano le donne”, sapiente mix di ingredienti che ha conquistato milioni di lettori. Riuscirà ad accontentare i fan di “Millennium”? |
Mentre il Vaticano lancia i suoi strali contro Angeli e demoni, contribuendo alla promozione del film di Ron Howard, si affaccia sugli schermi una nuova riduzione che, pur non potendo contare su investimenti milionari, vanta un pubblico potenziale vastissimo: quello dei milioni di lettori che con il passaparola hanno decretato il successo postumo di Stieg Larsson e della sua trilogia Millennium, con il giornalista economico Mikael Blomkvist e la hacker molto dark Lisbeth Salander alle prese con misteri e soprusi nella Svezia contemporanea. In patria è stato tale il successo del film tratto dal primo capitolo, Uomini che odiano le donne, da rivedere l’iniziale decisione di limitare alla televisione la diffusione dei capitoli successivi. Per l’Italia si è assicurata i diritti la Bim, che il 29 maggio fa uscire il primo dei fluviali best seller. In attesa di verificare se anche in Italia il pubblico accorrerà e se il regista danese Niels Arden Oplev (Worlds apart, sull’amore tra una testimone di Geova e un ateo, e We shall overcome), con l’ausilio dei protagonisti Michael Nyqvist e Noomi Rapace, sia riuscito a ricreare atmosfere e colpi di scena della carta stampata, ricordiamo a chi non avesse, per caso o per scelta, letto un solo rigo di Larsson quali sono gli ingredienti di Uomini che odiano le donne.
Il romanzo è costruito come un gioco di scatole cinesi, che prende le mosse da un condanna per diffamazione ai danni del giornalista, reo di aver pubblicato sul mensile Millennium di cui è comproprietario un contestato scoop su un magnate della finanza. Nel tentativo di limitare i danni al giornale e frenare l’emorragia di inserzionisti, Blomkvist accetta l’offerta dell’ottuagenario Henrik Vanger, già alla testa di un grosso gruppo industriale, che lo invita sull’isolotto di famiglia nei pressi di Hedestad, nel nord della Svezia, in teoria per scrivere una biografia ma in realtà per tentare di risolvere un mistero che risale al 1966: la misteriosa scomparsa, con ogni probabilità un omicidio, della nipote sedicenne Harriet, che il vecchio aveva preso con sé per sottrarla alle liti tra i genitori – l’isola-villaggio è composta da villette l’una accanto all’altra, il pontile, una capanna isolata e poco altro, separati da un ponte dalla terraferma. Dapprima ai margini, poi con un ruolo centrale nello scioglimento della vicenda, l’investigatrice privata Salander, 25enne problematica, sotto tutela per la sua apatia sociale e per l’acclarata insofferenza nei confronti delle istituzioni. Il duplice sfondo della vicenda, che si svolge nell’arco di un anno con ampi richiami al passato, è da un lato quello delle truffe e illegalità nell’alta finanza, ricostruite dal lavoro del reporter; dall’altro – sempre più centrale nell’investigazione sulle magagne della famiglia Vanger, ma non solo – quello degli abusi sessuali sulle donne. Ne sa qualcosa Lisbeth Salander, che oltre a sviluppare notevoli capacità informatiche (altro che intercettazioni…) ha appreso tecniche di autodifesa (e vendetta) che si riveleranno utili a salvare la vita di Blomkvist. Sì, perché una vicenda misteriosa di 40 anni prima, fortuitamente ricostruita grazie all’ampio resoconto fotografico di eventi eccezionali succedutisi nella stessa giornata, si rivelerà ancorata al presente con la scoperta di scomodi scheletri nell’armadio di famiglia: crimini e intrighi che sveleranno una realtà inquietante e non pochi colpi di scena, anche se il lettore più navigato non tarderà a immaginare alcuni degli sviluppi.
Tanti i quesiti posti da Larsson, che è morto a 50 anni senza godere delle fortune derivanti dalla pubblicazione della trilogia: chi è il misterioso mittente di fiori secchi incorniciati che ad ogni compleanno ricordano al vecchio Henrik la scomparsa della nipote? L’assassino o una persona comunque coinvolta? Perché Harriet si è volatilizzata e cosa aveva scoperto tra le attività di famiglia? C’entra qualcosa il passato nazista di alcuni degli esaltati fratelli di Henrik? La chiusura a riccio dei Vanger sopravvissuti nasconde un loro coinvolgimento? Cosa significano i nomi e numeri appuntati da Harriet prima di scomparire? E poi: riuscirà Blomkvist ad avere la sua rivincita sul finanziere che ha tentato di sbugiardare?
Insomma, c’è di che appassionarsi in una vicenda che molti lettori hanno divorato in pochi giorni, nonostante le 676 pagine: anche i più critici tra loro (per la prolissità dell’avvio, con dialoghi improbabili e inutili ripetizioni) hanno dovuto soccombere alla costruzione a incastro, alla concatenazione degli eventi e all’interazione tra i personaggi principali (certo, più di un dettaglio appare poco verosimile e sarà interessante constatare come la traduzione in immagini ne salvaguardi la credibilità, al di là delle inevitabili semplificazioni che il cinema comporta), in un contesto nel quale chiunque potrebbe essersi reso colpevole di qualcosa.
Uno dei risvolti della trama è costituito dalle relazioni di Blomkvist con il gentil sesso: dal rapporto ventennale con la socia di Millennium, Erika Berger, con cui ha saltuari incontri sessuali ma soprattutto una grande intesa professionale che la débacle processuale potrebbe incrinare; all’incontro-scontro con la giovane detective, apparentemente priva di emotività ma in realtà un vulcano ribollente di sentimenti, fino alla più attempata Cecilia, una preside che non sembra contagiata dalla follia serpeggiante tra i Vanger, ma la cui inquietudine con l’evolversi dell’indagine finirà per insospettire il giornalista. Insomma un film molto atteso, raro esempio di cinema svedese ad approdare sui nostri schermi dal dopo-Bergman, dal giallo che ha messo d’accordo lettori senza pretese e più esigenti bibliofili, con l’auspicio che il testo abbia trovato la giusta alchimia nella versione cinematografica. Il pubblico scandinavo, che lo ha visto sin dal marzo scorso, ha gradito decretandone il più grande successo dell’anno. Da noi, appuntamento a fine maggio.