Speciale – MOSAICO D’EUROPA 2009
VENTO D’EUROPA

di Mario Mazzetti
Pubblico in crescita e apprezzamenti per il concorso della terza edizione del Festival ravennate, vinto dal tedesco “Settimo cielo” in uscita a fine maggio.

 

Amore e sesso coi capelli bianchi, tradimenti, disagi e vendette ma anche tanta poesia nelle dieci opere indipendenti di produzione europea che hanno caratterizzato la terza edizione del Mosaico d’Europa Film Festival, joint venture tra Comune di Ravenna e Federazione dei Cinema d’Essai. Partiamo dal fondo: la giuria composta dal regista moldavo Artur Aristakisjan (del quale sono stati proiettati gli estremi, radicali Ladoni e Ultimo posto sulla Terra), dalla regista Luisa Pretolani, dal critico Giorgio Cremonini, dallo scrittore Eraldo Baldini (Mal’aria, Come il lupo) e dall’esercente Domenico Dinoia ha assegnato il Mosaico 2009 a Settimo cielo (Wolke 9) di Andreas Dresen, già applaudito lo scorso anno al Certain regard di Cannes, sorprendente storia di una relazione extraconiugale tra una 65enne e un 76enne. Uno sguardo limpido su un amore tardivo, libero ma oppresso dal senso di colpa, con la scelta di non celare gli amplessi senili (il film è in uscita in Italia grazie alla Videa). Molto applauditi dal pubblico, in netta crescita, anche gli altri film del concorso europeo, dal connazionale Hanami della ritrovata Doris Dorrie – toccante vicenda di sogni irrealizzati, malattia e un corroborante viaggio in Giappone nella stagione dei ciliegi in fiore – ad Actrices, seconda prova registica di Valeria Bruni Tedeschi sempre più autobiografica, con un tocco di audace ironia sul mestiere dell’attrice; e poi l’amore e il tradimento coniugati in chiave di commedia drammatica dal belga Moscow, Belgium di Christophe von Rompaey, come flusso di coscienza e consapevolezza di sé nell’irlandese Eden di Declan Recks, conditi con vendetta nel finlandese Black ice di Petri Kotwica; la famiglia israeliana con rancori sopiti costretta alla convivenza per veglia funebre in Shiva dei fratelli Ronit e Shlomi Elkabetz; la vita a Londra di una ragazza del Bangladesh in Brick Lane di Sarah Gavron, già premio Cicae a San Sebastian; il ritorno del curdo Hiner Saleem nell’amaro Les toits de Paris con Michel Piccoli e la dolce favola Rusalka di Anna Melikyan. È anche un cinema coniugato al femminile, con 5 registe donna e molte attrici straordinarie.

In programma inoltre: l’omaggio a Jerzy Skolimowski che ha incontrato il pubblico e presentato il recente Four nights with Anna, storia di un’ossessione; la retrospettiva sul cinema russo degli anni ’60 e ’70 con capolavori e opere meno note; il documentario-intervista di Fabrizio Varesco sull’esercente-partigiano Egidio Errani e la proiezione finale della copia restaurata di Teodora di Leopoldo Carlucci, con accompagnamento dal vivo del Complesso Rinascimentale del Conservatorio di Ferrara: un kolossal-feuilleton del 1922 di pregevole fattura tra cospirazioni, amori della cortigiana divenuta imperatrice di Bisanzio, pozioni magiche e alcune scene di massa (la rivolta nell’arena, lo scontro coi leoni) ancora oggi sorprendenti.


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