Speciale Documentari
RIFLESSIONE GLOBALE

di Mario Mazzetti
Breve analisi dei documentari italiani della stagione, in lizza per il David di Donatello: buona fattura, argomenti variegati e viaggi senza confine, a partire dal vincitore, il magnifico “Non ci sarà la guerra” di Daniele Gaglianone.

 

Il documentario italiano è vivo e lotta insieme a noi. Anche se trascurato dalle televisioni (pur avendolo prodotto, la Rai non ha mai trasmesso Madri, vincitore del David di Donatello 2008), inizia a farsi strada nelle sale d’essai, con circuitazioni indipendenti e a volte semiclandestine ma senza mai passare inosservato. Evidente la crescita sotto il profilo qualitativo, con un linguaggio di più ampio respiro e meno reportage da inchiesta tv. Confermato lo sguardo global, la voglia di analizzare realtà e popoli della Terra molto distanti dallo Stivale, di osservare da vicino la moltitudine di migranti la cui mancata conoscenza provoca intolleranza. Due i film incentrati sull’India moderna: Hair India di Raffaele Brunetti e Marco Leopardi unisce superstizione, moda e business partendo dall’offerta di capelli delle donne e bambine hindu che, venduti e lavorati, diventano extension costosissime per le ricche connazionali come per le dive di Hollywood; Mumbai di Giorgio De Finis (anche autore di Rome to Roma: diario nomade) è il diario accurato della megalopoli prossima ai 20 milioni di abitanti con analisi socioeconomiche di buon profilo. I ben noti Francesco Conversano e Nene Grignaffini, con Megalopolis, realizzano un racconto cineletterario, esteticamente pregevole ma un gradino inferiore rispetto alle opere più recenti, di sei tra le città più popolose del mondo, in un affresco che guarda a Koyaanisqatsi. Più vicina a noi ma altrettanto misteriosa è l’Albania, protagonista del documentario d’archivio Albania – Il paese di fronte di Roland Sejko e Mauro Brescia, prodotto dal Luce, che al montaggio serrato e alla chiarezza espositiva aggiunge il merito non trascurabile di raccontare un paese che per 40 anni si è isolato dal resto del pianeta; Luci a Tirana, di Gianpiero Francese, è invece il ritratto ben amalgamato di una capitale che arte e cultura hanno aiutato a superare il divario rispetto all’Europa, tra allegoria e uno sguardo da occidentali in avanscoperta. Dai Balcani giunge l’opera più convincente dell’anno, Rata nece biti (Non ci sarà la guerra), fluviale ma compatta ricostruzione a più voci dell’inferno del conflitto, con interviste rigorose che acquistano stile e sostanza tra odî ancestrali e una convivenza tuttora difficile, in tre ore emozionanti che Daniele Gaglianone padroneggia inserendo le voci dei potenti di allora, le madri di Srebrenica e lavorando egregiamente sul sonoro. L’onore della cinquina anche per Come un uomo sulla terra, che Andrea Segre e Dagmawi Yimer hanno costruito a partire dalla tragica rievocazione del viaggio di tanti disperati che attraversano la Libia per arrivare in Europa: arresti concordati con gli intermediari, schiavitù e abusi, campi di detenzione prima ancora di arrivare nei nostri Cpt; musiche suggestive e un senso di denuncia vibrante che non perde mai il senso del rispetto, anche quando affronta gli accordi Italia-Libia a spese dei migranti… Argomento analogo in tante altre opere: Via Anelli: la chiusura del ghetto di Marco Segato narra il ritorno a condizioni di vita decenti per gli abitanti della strada padovana divisa in due dal muro dopo le ronde, la demonizzazione e l’oggettiva invivibilità: dà voce e volto a chi vive e lavora in Italia al di là della politica e delle statistiche. Un giovane migrante anche in Sognavo le nuvole colorate di Mario Balsamo, mentre è un ritratto dell’Africa più povera Forse Dio è malato che Franco Brogi Taviani ha tratto dal saggio di Veltroni, e l’attività di Emergency nelle zone di guerra (Sudan e Afghanistan) è al centro di Domani torno a casa di Fabrizio Lazzaretti e Paolo Santolini. Tornando al nostro Sud, La Domitiana di Romano Montesarchio descrive la vita pulsante, il malaffare, l’abusivismo e la clandestinità nell’omonima strada dell’entroterra campano.

Altro documentario che svetta, questo sì trasmesso da RaiTre prima di essere invitato al Sundance, 211: Anna di Giovanna Massimetti e Paolo Serbandini: emozionante, articolato e dettagliato ritratto della vita, le opere e la tragica morte di Anna Politovskaja, profonda conoscitrice dell’invasione in Cecenia, feroce avversaria delle violazioni dei diritti umani e della corruzione politica ed economica in Russia, messa a tacere da un regime che non tollera le voci contrarie (in un’intervista attacca anche la “difesa d’ufficio” di Putin operata dal nostro premier): inappuntabile la concatenazione degli eventi (si parte da Chernobyl e dal tentato golpe contro Gorbaciov, si dà il dovuto risalto alle azioni terroristiche nel teatro di Mosca e nella scuola di Beslan che hanno prodotto una repressione spietata), ricca la ricerca d’archivio in un’opera serrata. Del terrorismo di casa nostra si occupano il discusso Il sol dell’avvenire di Gianfranco Pannone, sull’humus sociopolitico che ha portato alla nascita delle Brigate Rosse, e L’infame e suo fratello di Luigi Maria Perotti, la parabola delle BR attraverso la figura di Patrizio Peci, primo pentito, e del fratello Roberto giustiziato per ritorsione.

Ampio e soddisfacente lo sguardo sulla società italiana: da Non tacere di Fabio Grimaldi (entrato nella cinquina dei David), che rievoca l’attività didattica e di recupero di don Roberto Sardelli tra i baraccati dell’Acquedotto Felice a partire dal ’68, le attività di denuncia e i semi di solidarietà e partecipazione attiva che hanno germogliato tra gli allievi di ieri. La malattia di mente e le attività di sostegno e socializzazione nell’intenso Cento italiani matti a Pechino di Giovanni Piperno e in Juliet di Gianni De Blasi. Gli emigrati italiani di ieri, dalle miniere della Sicilia a quelle del Belgio, in Dallo zolfo al carbone di Luca Vullo. E ancora: droga e Sacra Corona Unita in Diario di uno scuro del Fluid Video Crew, i nuovi poveri ne Il carnevale di Dolores di Cristina Mantis, l’emergenza immondizia ne La bambina deve prendere aria di Barbara Rossi Prudente, la tragedia della ThyssenKrupp ne La fabbrica dei tedeschi di Calopresti, il ritratto di tre lesbiche “dominatrici” in The kings di Francesca Fini, la riconversione dell’ex Italsider di Bagnoli ne Il grande progetto di Vincenzo Marra, tragicomico excursus tra burocrazia e ritardi.

E poi l’incanto della natura e dei paesaggi umani intorno al Tagliamento in Rumore bianco di Alberto Fasulo; il poetico Napoli Piazza Municipio di Bruno Oliviero; La guerra delle onde di Claudia Cipriani, sulla radio del Pci che trasmetteva da Praga con uno sguardo critico destinato a soccombere nel ’70; L’ora d’amore dei detenuti, l’allegro cazzeggio contro la noia nella videoteca di periferia di Via Selmi 72; la Storia di un astronauta, Umberto Guidoni, due volte nello spazio e il convincente Uso improprio di Luca Gasparini e Alberto Masi: l’utopia del rugby come collante di un CSOA nell’ex cinodromo di Roma tra precarietà, pacifismo e agguati neofascisti. Originale anche il Diario di un curato di montagna di Stefano Saverioni (anch’esso in cinquina): le confessioni tra l’estatico e l’estetico di don Filippo Lanci, parroco trasferito in un posto sperduto per le sue attitudini artistiche. Nel sesto episodio di Confini d’Europa, Corso Salani realizza un bel ritratto di un’attrice di Tel Aviv che si trasferisce in un kibbutz socialista al confine con la Giordania. E ancora, la Storia rivissuta da prospettive insolite: Medusa ripercorre le vicende dei sommergibili italiani durante l’ultima guerra; Scemi di guerra affronta i traumi dei soldati annientati dalla Grande Guerra, rifugiatisi nella psicosi; Predappio in Luce parla della città voluta dal Duce, lì sepolto con raduni di nostalgici; e poi, la ricostruzione filologica de La rabbia di Pasolini ad opera di Giuseppe Bertolucci. Composita come sempre la galleria di omaggi a gente di cinema, dal costumista Piero Tosi (L’abito e il volto) alla star dei fotoromanzi Franco Gasparri (Un volto tra la folla), dalle ansie dei provini in Vado bene o no? ai direttori di sala, cassiere e proiezionisti de L’elefante occupa spazio; storia recente in Venezia ’68, ovvero la contestazione durante la Mostra del cinema; Città aperta sulla vita culturale a Roma dal ’44 al ’68; ritratti d’artisti a confronto in Possibili rapporti (i poeti Nelo Risi & Andrea Zanzotto) e Ugo & Andrea (Gregoretti & Camilleri), splendido omaggio a De André in Effedia di Teresa Marchesi.


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