Intervista – Giuseppe Piccioni
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| di Barbara Corsi |
| Uno scrittore alle soglie del successo e una misteriosa maestra di nuoto al centro di “Giulia non esce la sera”, ultima prova dell’autore marchigiano che ha fondato il movimento “Centoautori”. |
Giuseppe Piccioni si riconosce pienamente nella definizione che Piera Degli Esposti ha dato del suo cinema, quando ha detto che vi si respira una “dolcezza crudele”. Lo sguardo dell’autore marchigiano è infatti pacato e partecipe delle vicende dei protagonisti, ma nondimeno lucido nel descrivere certi “piccoli orrori quotidiani”, come la solitudine urbana o l’inadeguatezza a vivere secondo certe regole dettate dal mondo esterno. In Giulia non esce la sera l’inadeguatezza riguarda entrambi i protagonisti: Guido, uno scrittore alle soglie del grande successo, e Giulia, un’insegnante di nuoto che nasconde un segreto nel proprio passato. Valerio Mastandrea e Valeria Golino ne sono gli interpreti, affiancati da una serie di comprimari di grande livello come Sonia Bergamasco e Piera Degli Esposti, e accompagnati dalla musica dei Baustelle, per la prima volta autori di una colonna sonora cinematografica.
Mi sembra che anche in questo film torni una tua tematica, il difficile rapporto fra una vita virtuale – immaginata, raccontata nei libri o recitata al cinema – e la vita reale, con tutte le sue imperfezioni. Come vivono questa contraddizione i personaggi di Guido e Giulia?
Guido Montani è uno scrittore di medio successo che viene selezionato nella cinquina finale di un importante premio letterario, in un periodo della sua vita in cui si trova a porsi delle domande sul senso e il valore del suo lavoro. Il film non ha l’ambizione di raccontare il mondo letterario, a parte alcuni accenni all’ambiente e alcuni personaggi come quello dell’ editore-consigliere di Piera Degli Esposti, quanto piuttosto la vita segreta di Guido, l’intimo conflitto fra desiderio di riconoscimento e tentativo di fuggire la vanità. Proprio nel momento in cui si trova vicino al grande successo, decide di fare qualcosa per sé e comincia a frequentare una piscina per imparare a nuotare. Conosce in questo modo Giulia, l’insegnante di nuoto, una persona lontana dal suo mondo e dai personaggi che lui solitamente racconta. Giulia rappresenta la vita reale e la relazione che nasce fra loro comporta una responsabilità e un coinvolgimento diversi dalle suggestioni letterarie a cui Guido è abituato. Fra raccontare e vivere si scatena un cortocircuito che riempie di significato l’esistenza di Guido.
Al centro dei tuoi film ci sono spesso storie d’amore. C’è un motivo per cui privilegi questo approccio nel mettere in scena i tuoi personaggi?
Raccontare storie d’amore è per me un modo di dire qualcosa sul mondo di oggi senza cadere in un realismo da talk show, né sentirmi ostaggio dell’attualità. In questo caso, Giulia rappresenta una di quelle persone che ci sembrano distanti dal nostro modo di vivere e invece ci sono vicine, sono la nostra ombra. In passato ha commesso qualcosa di profondamente irreversibile e oggi vive in regime di semi-libertà. Guido scopre gradualmente che il motivo per cui si sottrae al suo sguardo è un doloroso segreto e ne resta fatalmente coinvolto. Entrambi sentono una specie di difficoltà ad aderire al mondo e non è tanto chiaro chi dei due sia veramente libero.
Che significato simbolico hanno la piscina, l’acqua, il nuoto?
Frequentando io stesso una piscina ho fatto delle riflessioni sulla particolarità di questo luogo, che permette di attuare quasi una sospensione dai pensieri e dalla vita di tutti i giorni. Questo capita quando si fanno cose fisiche e ripetitive, gesti elementari come nuotare, inspirare, espirare. Poi l’ambiente è pieno di suggestioni, c’è una vita sopra e sotto l’acqua, ma le valenze simboliche nel film vengono fuori mio malgrado, quasi inevitabilmente.
Hai dichiarato che questo è il tuo film più sincero. In che senso?
Forse è il film che mi riguarda maggiormente, perché c’è molto del mio atteggiamento verso il mondo e dello sguardo di un uomo. Rispetto ai precedenti mi sono concesso più divagazioni e leggerezze, e un maggior abbandono alle visioni e agli elementi che in un film suscitano stupore. Mi piace che il film abbia una sua promessa di piacere, secondo un’idea nobile di spettacolo. Ho anche recuperato quei toni leggeri che mi appartengono, ma che avevo un po’ messo da parte negli ultimi film. Le situazioni divertenti sono affidate a una serie di personaggi solo apparentemente secondari, interpretati da Piera Degli Esposti, Antonia Liskova e da due giovanissimi attori che saranno una vera rivelazione, Jacopo Biciocchi e Domiziana Cardinali.
Valeria Golino disegna un ritratto di donna che si aggiunge alla tua galleria di personaggi femminili dalla non facile personalità. Come ha lavorato su Giulia?
Valeria è un’attrice che sta dimostrando di essere in continua crescita, sempre più consapevole artisticamente e professionalmente. In questo film fa un personaggio che non le somiglia affatto, ma le dà la possibilità di esprimere le sue capacità. Con lei si stabilisce una grande complicità nel progetto, il senso di un “noi” che costruiamo qualcosa insieme.
A proposito del senso di un “noi”, pensi che attraverso la libreria del cinema da te fondata e il movimento Centoautori, si sia ricreata negli ultimi anni una comunità del cinema che si era dispersa?
Credo che si senta sempre più l’esigenza di creare insieme agli altri qualcosa che migliori le condizioni di lavoro e ci metta maggiormente in sintonia col mondo: è l’obiettivo più difficile da realizzare e non basterà certo una legge. Dobbiamo tentare di entrare in contatto con le altre realtà che ci circondano, disegnando un’idea di mondo dove poter viver con gli altri, compito che hanno sempre i movimenti. Per quel che riguarda più in particolare il mestiere del cinema, credo che dobbiamo recuperare il senso di un’industria che è anche arte attraverso una maggiore libertà e responsabilità, impegnandoci a realizzare racconti più ricchi, più generosi, più inattesi.