Intervista - Fausto Brizzi
SE MI LASCI NON VALE

di Anna Maria Pasetti
Dopo il tormentone delle notti prima degli esami, lo sceneggiatore e regista presenta “Ex”, commedia corale scoppiettante e sardonica sull’universo dei lasciati.

 

È il primo film che scrive pensando a se stesso. Lo sceneggiatore Fausto Brizzi, diventato regista dalle uova d’oro con le sue “Notti” prima degli esami, è finalmente a servizio della propria vena creativa. E considera Ex la sua “vera opera prima”. In piena forma, a quanto pare, perché senza prequel né sequel sul genere, si avvale anche di un carattere a cui il pubblico non è più abituato: l’originalità. “In realtà la gente cerca più o meno sempre la stessa cosa al cinema: ridere o piangere; in una parola, vuole emozioni. Però è anche vero che un po’ di novità non guastano. E sul tema degli “ex” il cinema non ha precedenti, anche per motivi sociologici: una volta la gente non si lasciava come oggi. Sarebbe stato impensabile fare un film sugli “ex” prima degli anni Settanta...”. Ne parla soddisfatto Brizzi, ancora intrigato da un soggetto che chiunque, indistintamente, troverà “autobiografico”.

Come le è venuto in mente di scrivere e girare un film sugli “ex”?

Come si dice nel film, il rapporto tra “ex” è “la più grande guerra di tutti i tempi”. Siamo tutti pieni di “ex”, dai più giovani ai più maturi. L’idea è dunque venuta pensando semplicemente alla propria vita ma la scrittura della sceneggiatura è stata tutt’altro che facile. Anzi, con Marco Martani e Massimiliano Bruno siamo partiti raccontandoci delle storie che avevamo vissuto personalmente o sentito raccontare. Ne è nata una sceneggiatura inizialmente “orale”, avvalorata dall’apporto emozionale che ciascuno portava come contributo alla narrazione. Abbiamo poi pensato di intersecare i personaggi di ogni “coppia di ex” in una struttura simile a film come Crash o Love, actually, naturalmente su un registro diverso da questi. In tutto, la stesura della sceneggiatura è durata due anni… Che non è poco!

Ex è un film corale “all stars” italiane. Come ha scelto gli attori?

Grazie alla buona disponibilità di mezzi produttivi, ho avuto la fortuna di scegliere esattamente gli attori che volevo e devo dire che è stato come giocare con la nazionale della commedia! Girare duetti tra Claudio Bisio e Silvio Orlando e questi a sua volta con Carla Signoris, o Montesano con Flavio Insinna e Claudia Gerini, piuttosto che Nancy Brilly con Vincenzo Salemme, senza escludere Alessandro Gassman, Fabio De Luigi, Gianmarco Tognazzi, Elena Sofia Ricci e Cristiana Capotondi è davvero un’esperienza memorabile. D’altra parte ogni film è come un lungo viaggio. L’aneddoto più divertente che riguarda questo film, e questo incredibile cast, è che la consueta festa di fine riprese che si gira al termine di ogni lavorazione qui l’abbiamo ripetuta ben 16 volte, vale a dire ad ogni uscita dal set di ogni attore!

Lei è un regista che ama particolarmente gli attori.

Esattamente. Per me il cinema è essenzialmente sceneggiatura e attori. La regia, intesa come scelta di inquadrature, risulta davvero secondaria. Con ogni attore si crea un rapporto unico, un viaggio nel viaggio del film.

Scontato dire che lei è uno dei più stimati sceneggiatori e registi di commedie in Italia oggi. Chi sono i suoi maestri o fonti di ispirazione, se esistono?

Sono essenzialmente i grandi sceneggiatori italiani, che vanno da Age e Scarpelli a Leonardo Benvenuti, Flaiano e poi registi come Monicelli, Steno, Risi o Germi, giusto per citarne alcuni. Film come Divorzio all’italiana, Guardie e ladri o I soliti ignoti sono per me pietre miliari.

Parlando sempre di film di genere – commedie, nel nostro caso –, cosa manca oggi al cinema italiano per essere sostanziale come una volta?

A mio parere manca quell’elemento in cui sono molto bravi i nostri colleghi americani: la capacità di contaminare i generi stessi. Una commedia a Hollywood è sempre anche un po’ drammatica e viceversa. Soprattutto viceversa: da noi un film drammatico è sempre “troppo” drammatico e spesso perde la leggerezza che invece è una caratteristica della vita reale. Bisognerebbe far piangere e ridere nello stesso film, come diceva il grande Walt Disney.

Come fa il suo collega Nanni Moretti, che lei ha dichiarato essere oggi una delle poche vere maschere del nostro cinema...

Esatto. Per me Nanni è una maschera, paragonabile a Totò o Woody Allen come riconoscibilità inconfondibile. Certo, i suo lavori sono oltre il genere, essendo autore, ma vi si nota una mescolanza emozionale. Mi chiedo perché ancora non stia girando un film: negli Stati Uniti, autori come Woody Allen, Spielberg o i fratelli Coen sfoderano un titolo all’anno. Perché i nostri grandi registi non ne fanno almeno uno ogni due anni? E so perfettamente che non è una questione di risorse. Forse noi in Italia – tutti noi nel settore cinematografico – dovremmo davvero imparare dai colleghi americani almeno da questo punto di vista.

Lei va al cinema spesso? Qual è l’ultimo film che ha suscitato le sue emozioni?

Vado molto spesso al cinema, è un piacere e un dovere. Ho due titoli in testa: Come Dio comanda di Gabriele Salvatores – uno dei colleghi che ritengo abbiano il coraggio di rimettersi sempre in gioco con originalità – e una commedia che ho visto di recente negli Usa, Tutti insieme inevitabilmente di Seth Gordon, con Vince Vaughn e Reese Witherspoon. 

Da Ex è nato anche un manuale..

Sì, ho scritto per Mondadori Il manuale degli Ex, un vero e proprio corso di sopravvivenza al rapporto con questi “personaggi”. Ma anche un omaggio a loro: se non ci fossero, non sarebbe mai nato questo film.


Torna Indietro