L’ONDA |
| di Dennis Gansel |
| Titolo originale:
Die welle Sceneggiatura: Dennis Gansel, Peter Thorwarth dal romanzo “The wave” di Todd Strasser Fotografia: Torsten Breuer Montaggio: Ueli Christen Musiche: Heiko Maile Interpreti: Jürgen Vogel, Frederick Lau, Max Riemelt, Jennifer Ulrich, Cristiane Paul Produzione: Rat Pack Film Produktion, Constantin Film Produktion Distribuzione: Bim Germania 2008 colore 105’ |
Il cinema tedesco si era già soffermato con Das experiment sulla labilità della psiche umana di fronte a condizionamenti di gruppo. Con L’onda, ispirato ai fatti accaduti nel ’69 in California, descritti da un romanzo statunitense “riportato” nella terra che 75 anni fa ha vissuto l’affermazione del nazismo, si va oltre: con uno stile scorrevole e una costruzione lineare adatta tanto alle sale d’essai quanto ai multiplex, si delinea il percorso inquietante di una classe liceale che nell’arco di una settimana, quanto dura il corso di “autocrazia”, dapprima con scetticismo poi con crescente e soverchiante entusiasmo ricrea terreno di coltura e struttura piramidale propri dei sistemi dittatoriali. Artefice dell’operazione è il cazzuto professore di scienze politiche ed educazione fisica Rainer Wenger, beniamino degli studenti che vive su un barcone con una collega incinta e ha sviluppato un evidente complesso di inferiorità nei confronti dei colleghi, a causa del suo percorso formativo “alternativo”.
La convinzione degli alunni è che al giorno d’oggi una nuova forma di fascismo non sarebbe possibile: un’opinione contraddetta da un gioco di ruolo che in pochi giorni produce risultati sorprendenti. Una classe sempre più numerosa accoglie con crescente convinzione i concetti di disciplina, forza e azione; complici le nuove tecnologie si dota di nome (L’onda, sorprendente analogia con il movimento studentesco anti-Gelmini), logo, uniforme e saluto… Se i figli dei genitori liberal sviluppano anticorpi salutari, altri studenti si rivelano pronti ad essere manipolati, per fragilità caratteriale o per volontà di riscatto: giorno dopo giorno aumentano azioni di gruppo aggressive, bravate e ostracismi nell’incredulità dei genitori e del prof ormai incapace di abbandonare la finzione del “gioco”. L’onda anomala di forza e pensiero unico travolge l’intera scuola nella sfida decisiva del torneo di pallanuoto e nell’assemblea convocata dall’ispiratore per placare gli animi, con esiti tragici.
Al di là dello sviluppo della trama, che molto mutua dalle accelerazioni drammatiche e dalle svolte intrise di romanticismo delle più rassicuranti storie di liceali alle prese con l’avvicinarsi dell’età adulta, punto di forza del trascinante film di Gansel, premiato al Sundance un anno fa e, dopo grandi incassi in patria e festival in giro per il mondo, applaudito al recente Festival di Torino, è il quesito di fondo, l’interrogativo tutt’altro che riduttivo sulla possibilità che si ripeta l’escalation che ha portato all’Olocausto attraverso propaganda e acquisizione del consenso. Un tema talmente rilevante che tornano alla mente le parole di Walter Barberis dalla postfazione a “I sommersi e i salvati”: nelle riflessioni di Primo Levi, sopravvissuto ad Auschwitz, “un’esperienza estrema ha perduto il suo carattere apparentemente eccezionale, per dirci come sia possibile scivolare in quel baratro coltivando atteggiamenti conformisti, zelanti, deferenti nei confronti di qualche presunta autorità, lasciandosi accecare dall’egoismo di gruppo, cercando rifugio nel vicolo cieco dell’orgoglio identitario”. Appunto.
Mario Mazzetti