THE MILLIONAIRE |
| di Danny Boyle |
| Titolo originale:
Slumdog millionaire Sceneggiatura: Simon Beaufoy dal romanzo “Dodici domande” di Vikas Swarup Fotografia: Anthony Dod Mantle Montaggio: Chris Dickens Musiche: A.R. Rahman Interpreti: Dev Patel, Freida Pinto, Anil Kapoor Produzione: Celador Films, Film4 Distribuzione: Lucky Red Gran Bretagna/ Usa 2008 colore 120’ |
“È la risposta definitiva? La accendiamo?”. Alzi la mano chi non ha mai sentito il tormentone del quiz televisivo Chi vuol esser milionario? che si ripete uguale ogni sera ai quattro angoli del mondo. Il format originale fu prodotto dalla tv inglese Independent Television nel 1998 e da allora Il milionario è uno dei giochi che meglio incarnano il sogno collettivo di diventare ricchi in una sera con una serie di facili – così si pensa – risposte. Lo spettacolo è divenuto a tal punto globale e simbolico dei nostri tempi, che lo scrittore indiano Vikas Swarup ci ha costruito sopra un romanzo (Dodici domande), portato sullo schermo dal regista inglese Danny Boyle (Trainspotting, The beach) con il titolo Slumdog millionaire, il “milionario dei bassifondi”.
Il “cane” dei bassifondi in questione è il ventenne Jamal, ultimo anello di una catena sociale che scende assai in basso, arrestato e picchiato selvaggiamente dagli agenti di polizia perché sospettato di essere un impostore. Nessuno crede che da solo il ragazzo sia stato capace di rispondere correttamente alle 11 domande del quiz televisivo, che lo hanno portato alla vigilia della finale. Nel lungo interrogatorio che riesamina le fasi della trasmissione, il giovane cameriere senza istruzione e senza mezzi dovrà spiegare come ogni argomento proposto dal quiz sia legato a qualche episodio della sua turbolenta vita.
Nato nei bassifondi di Bombay e rimasto orfano da bambino, Jamal ha vissuto per strada insieme al fratello, è scampato per miracolo a sfruttatori, criminali, gangster e ha imparato sulla sua pelle ogni cosa che sa. Le tappe della sua vita sono rievocate in flashback, ogni volta che il quiz dell’antipatico presentatore ne scatena il ricordo, in un prisma di piani temporali che si inseguono, si sovrappongono e si alternano. Ad ogni domanda, si apre uno squarcio sugli abissi di miseria materiale e morale in cui sopravvivono i bambini degli slum, e sulle forti contraddizioni di un continente estremo, nella bellezza e nell’orrore. L’orrore irrompe all’improvviso, in mezzo al brulicare incessante della folla della città-formicaio, esemplificata dalla bella scena dell’inseguimento dei bambini nella baraccopoli, in cui la macchina da presa si alza dal piano della strada e getta uno sguardo d’insieme su un’umanità che si agita nel suo labirinto. In questo continente–labirinto Danny Boyle sembra ritrovare la libertà e la felice cifra visionaria e musicale con cui filmava i disperati drogati di Trainspotting, senza tradire la crudezza della realtà, ma allo stesso tempo trasformandola in una favola.
Sarà una coincidenza del destino che il montatore del film si chiami Chris Dickens, ma quella de The millionaire è proprio una versione moderna del dickensiano Oliver Twist, con gli stessi ingredienti di infanzia derelitta, avventura, spirito di sopravvivenza, arte di arrangiarsi e redenzione finale. Solo che qui il lieto fine, sopra le righe in pieno stile Bollywood e in contrasto con la parte precedente del film, non fa che ribadire, in fondo, che l’idea di riscatto, fama e ricchezza che ci propone il piccolo schermo globale, non è che una pura finzione gradita agli sponsor.
Barbara Corsi