Speciale Festiva di Roma
Intervista – Edoardo Winspeare
LA DONNA SBAGLIATA

di Franco Montini
Quarto film per l’autore salentino, “I galantuomini” è una storia d’amore impossibile ispirata ai melodrammi anni’50, con Fabrizio Gifuni e Donatella Finocchiaro.

 

“Un film d’altri tempi in chiave moderna”. Così Edoardo Winspeare definisce I galantuomini, la sua prima opera dove al centro del racconto c’è una grande, travolgente storia d’amore: quella che esplode fra un integerrimo magistrato, impegnato nella lotta contro la criminalità organizzata, e una donna che controlla ed organizza i traffici della Sacra Corona Unita.

I galantuomini – precisa Winspeare – è un vero e proprio melodramma, genere spesso identificato come qualcosa di negativo e che invece, personalmente, apprezzo ed amo moltissimo. I modelli di ispirazione del mio film sono stati proprio i melò classici, quelli del cinema americano degli anni ’50, ma anche certe storie firmate da Lattuada e Zurlini”.

Insomma I galantuomini si annuncia come un film dalle atmosfere molto diverse rispetto alle precedenti pellicole del regista salentino (Pizzicata, Sangue vivo, Il miracolo) anche se non mancano numerosi motivi di continuità, a cominciare dall’ambientazione, sempre pugliese; dall’uso delle inflessioni e del dialetto leccese; dall’utilizzazione, accanto ad un ristretto gruppo di professionisti, di attori presi dalla strada e dall’attenzione al fenomeno criminalità.

“Con I galantuominiprosegue Winspeare – racconto la Puglia che ha perso la propria innocenza, che scopre di non essere più un’isola felice, ovvero l’unica regione del sud esente dalla presenza della criminalità organizzata. Con l’affermazione della Sacra Corona Unita qualcosa cambia per sempre, anche se questo fenomeno criminale è molto diverso dalla camorra, dalla mafia e dalla ‘ndrangheta, organizzazioni che si propongono come un antistato per ottenere il controllo del territorio. La Sacra Corona Unita è piuttosto una banda della Magliana in versione allargata, ovvero un gruppo di malviventi che, proprio per non essere eliminati da altri concorrenti, si consorziano fra loro. Ma alla base del fenomeno non c’è un fondamento per così dire culturale, come dimostra il fatto che, mentre fra i reclusi appartenenti alla ‘ndrangheta i collaboratori di giustizia non sono più del 5%, fra gli arrestati della Sacra Corona Unita i pentiti sono oltre l’85%. Non a caso la Puglia è l’unica regione del meridione dove la magistratura è riuscita a sconfiggere la criminalità organizzata”.

Per preparare il suo film ha incontrato anche dei magistrati che si sono occupati del fenomeno?

Assolutamente sì, perché volevo che il film risultasse autentico e verosimile. In particolare mi sono rivolto a due magistrati impegnati in prima linea, come Cataldo Motta e Leone De Castris, che mi hanno spiegato nei dettagli le ragioni dell’ascesa e dell’affermazione della Sacra Corona Unita, che si è imposta stringendo profondi legami con la criminalità dell’altra sponda dell’Adriatico, durante gli anni più drammatici della guerra nei Balcani.

Ma come diceva all’inizio, I galantuomini è un melodramma con due protagonisti; ci dica qualcosa dei personaggi e degli attori che li interpretano.

Lui, Ignazio, è un giudice stimato, un uomo che crede profondamente nella giustizia e che, dopo un soggiorno a Milano, torna nella sua terra, carico di prestigio per combattere la criminalità. Ma imprevedibilmente Ignazio si innamora della persona sbagliata: Ada, una donna che ha importanti responsabilità nei traffici illeciti, mandante di omicidi, un vero boss. E così Ignazio si trova coinvolto in un dilemma, costretto a scegliere fra doveri professionali e amore; legge scritta e legge del cuore e non dirò cosa sceglie. Per il ruolo del giudice ho subito pensato a Fabrizio Gifuni che, oltre a piacermi come attore, possiede perfettamente le phisique du rôle. È di origine pugliese, ha studiato legge, viene da una famiglia di stimati e veri galantuomini. Per la parte di Ada, a mio avviso, non c’erano alternative: l’unica scelta non poteva che essere Donatella Finocchiaro, un donna affascinante, piena di grinta, insieme tenera e volitiva. Personalmente la considero la Magnani di questi anni. Nel cast ci sono anche Beppe Fiorello, che è un boss, l’ex-uomo di Ada, un cocainomane sempre arrapato, e Gioia Spaziani, che interpreta una collega di Ignazio ed è un po’ la testimone della vicenda, un grillo parlante che ricorda al giudice di non dimenticarsi di essere un uomo di legge.

Come è nata l’ispirazione del film?

Lavorando con gruppi di ambientalisti nella mia regione mi è capitato di conoscere una donna affascinante, piena di attenzioni e premure nei confronti di tutti, che successivamente ho scoperto essere la compagna di un boss condannato ad una lunga detenzione. Mi sono trovato di fronte ad una specie di femminile Giano bifronte, capace di una doppia esistenza. La cosa mi ha intrigato al punto di pensare di realizzare un documentario sulle donne legate ai criminali. Quel progetto si è presto arenato, ma mi ha lasciato dentro la voglia di raccontare un personaggio del genere e da lì è appunto nato I galantuomini, un titolo dalla doppia valenza, perché nel mio film ci sono i galantuomini veri e quelli che vengono ironicamente chiamati in questo modo.


Torna Indietro