THE WOMEN

di Diane English
Sceneggiatura: Diane English dal testo teatrale di Clare Booth Luce
Fotografia: Anastas N. Michos
Montaggio: Tia Nolan
Musiche: Mark Isham
Interpreti: Meg Ryan, Annette Bening, Eva Mendes, Debra Messing, Jada Pinkett Smith, Bette Midler, Candice Bergen
Produzione: Jagged Films, Inferno Distribution
Distribuzione: Bim
Gran Bretagna 2008 colore 114’

 

Prendete l’originale di George Cukor, datato 1939, strizzate l’occhio alla contemporanea – per lo più mediocre – vie en rose cinematografica, da Sex and the City a Mamma mia! passando per Il diavolo veste Prada, seguite a distanza le orme del “tocco femminile” di Nancy Meyers e Norah Ephron, fate il calco alle icone dei film menzionati sopra, da Samantha Jones a Miranda Priestley, sgombrate il campo da qualsiasi presenza maschile: ecco The Women, scritto e diretto da Diane English ispirandosi alla pièce di Clare Boothe Luce, già adattata da Cukor.

Un ottimo e celebre precedente, capace di descrivere un’epoca e insieme di rilevare con piglio graffiante “l’eterno femminino”, cui l’esordiente regista si attiene fedelmente; ma è un problema, piuttosto che un pregio. A queste donne manca l’attualizzazione nello stato dell’arte 2008: la traduzione del canovaccio teatrale è ortodossa, alla lettera, quasi spostare una virgola si configurasse reato di lesa maestà. Se la fedeltà non sempre paga, ecco con sparuti slittamenti e aggiornamenti la commedia umana della Luce, ben piantata nell’upper class stelle & strisce: una “signor” casalinga (Meg Ryan); il suo invisibile marito fedifrago, che fa il tycoon a Wall Street; una migliore amica, editor di una rivista di bellezza, pronta a pugnalarti alle spalle (Annette Bening); un’altra amica che fa figli come conigli (Debra Messing); una terza, nera e lesbica, in rappresentanza delle minoranze dell’altra metà del cielo (Jada Pinkett Smith), e “l’altra”, ovvero la sensuale commessa di cosmetici Eva Mendes. La loro risulta però una compagine mal assortita, che dopo poco fa sorgere una sventurata questione: dove, come e perché si sono conosciute? Troppo differenti per età presunta, stile di vita, inclinazioni, forse anche estrazione, le donne della English fanno traballare l’avvio in medias res del film: l’interrogativo, anzi gli interrogativi, sono destinati a rimanere senza risposta nonostante, nei 114’ del film, spazio e occasione ci sarebbero.

Incongruenze e mancanze che, per fortuna, non affondano questa trasposizione, che si attacca strenuamente alle sue interpreti per rimanere a galla. Film d’attori era, e film d’attori rimane:  un’inedita – causa chirurgia plastica… – Meg Ryan si ricorda a tratti dei bei tempi di Harry ti presento Sally, dispensando humour e accenni isterici, perle in una prova di mestiere; Annette Bening, che pure perde l’ennesima occasione per farci capire perché Warren Beatty l’abbia sposata, ci regala un incipit degno della “diavolessa” Meryl Streep per poi spegnersi progressivamente, tra smorfie “consumate” e tailleur da donna in carriera; Eva Mendes ci regala il suo fisico mozzafiato e poco altro, mentre la Messing e la Pinkett Smith hanno spazi di manovra troppo angusti per lasciare il segno (in un cameo c’è anche Bette Midler). Cast tra luci e ombre, a brillare è  l’osservazione del pianeta fashion femminile, che se fosse stato esplorato maggiormente avrebbe dato filo da torcere a Sex and the City: il prologo calzaturiero, con piani ravvicinati sulle eleganti e costose falcate delle signore, come pure la successiva “schedatura visiva” nello store della Bening, non si dimenticano. Se le donne presumibilmente accorreranno in sala, è prevedibile l’astensione in massa – occhio per occhio – del pubblico maschile: Donne, du du du, in cerca di guai...

Federico Pontiggia


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