REDBELT

di David Mamet
Sceneggiatura: David Mamet
Fotografia: Robert Elswit
Montaggio: Barbara Tulliver
Musiche: Stephen Endelman
Interpreti: Chiwetel Eijofor, Emily Mortimer, Alice Braga, Tim Allen
Produzione: Sony Pictures Classic
Distribuzione: Sony - Usa 2008 - colore 100’

 

È un Mamet classico, imprevedibile e inatteso quello di Redbelt (Cintura rossa): fedele agli insegnamenti della scuola dei duri di Sturgess ed Aldrich, lontano dai ghirigori sull’identità e dalle riflessioni divertite sull’arte del raggiro delle opere precedenti, è qui proteso a ridisegnare le regole del film di genere senza ambiguità psicologiche. Redbelt è la storia di un insegnante di arti marziali che, pur tra difficoltà economiche, ha evitato i combattimenti a pagamento scegliendo di condurre una vita semplice, nel rispetto assoluto dei codici etici di autodifesa. Ma un incidente tra un agente fuori servizio e un’avvocatessa finirà per metterlo a contatto con subdoli organizzatori di lotte e scommettitori che lo costringeranno a scelte impreviste.

Proiettato fuori concorso al Taormina FilmFest, il film conserva un cuore antico, pur con ironia, cercando introspezioni e dubbi dell’anima per capire le ragioni di inganni e raggiri. Non è una pellicola sulle arti marziali, condizionata dalle coreografie aeree delle pellicole orientali che hanno reinventato tutto il cinema d’azione contemporaneo, ma una profonda meditazione sul significato dell’onore e del rispetto, sul valore morale dei principi dello Jiu-jitsu, sull’importanza della comprensione che ha il sopravvento sull’esercizio punitivo della forza e della violenza.

Cercando uno stile semplice ed essenziale senza essere didattico né elementare, il regista, influenzato dai comportamenti e dall’applicazione della disciplina, si uniforma alle norme della storia dei Samurai, senza la tentazione di stravolgerle, confermando la figura dell’eroe nella tradizione. Chi pensa di trovare la perfezione del mosaico, sofisticato e matematico, de La formula resterà deluso, poiché il racconto procede in maniera tradizionale, alla ricerca di un cinema perduto e coinvolgente, che trae linfa ed energia dalle dottrine orientali. Spettacolare ma minimalista nella descrizione del sottobosco sportivo, il film rende omaggio alla difesa individuale ed alla conservazione della personalità, scandito da una vocazione mistica che si distacca da un mondo colorato, attraente ma mendace.

Domenico Barone

  


Torna Indietro